la strada ferrata

Tra gli argini su cui mucche tranquillamente
pascono, bruna si difila
la via ferrata che lontano brilla;
e nel cielo di perla dritti, uguali,
con loro trama delle aeree fila
digradano in fuggente ordine i pali.
Qual di gemiti e d’ululi rombando
cresce e dilegua femminil lamento?
I fili di metallo a quando a quando
squillano, immensa arpa sonora, al vento.

se avessi fatto la maturità oggi, avrei scelto questo tema… e l’avrei svolto così:

Se un extraterrestre arrivasse sulla Terra e si trovasse a passeggiare accanto ad un tratto di ferrovia, cosa vedrebbe?
Degli strani animali che, simili a lui, passeggiano.
Mentre due parallele brillano verso l’infinito.
L’esistenza delle parallele farà pensare all’extraterreste che un qualche essere intelligente debba abitare nelle vicinanze.
Il fatto che alle parallele siano affiancati dei pali che si ripetono metodicamente, seguendo un preciso ordine, digradando in lontananza è un’ulteriore prova di intelligenza
All’extraterreste è bastato poco (due parallele ed innumerevoli cilindri verticali) per immaginare un piano fatto di ascisse ed ordinate.
La bellezza matematica di ciò che vede lo rallegra.
La sua mente abituata a fare calcoli lo consola.
Finalmente sa di essere giunto su un pianeta dove potrà trovare altri esseri pensanti ed intelligenti come lui.
Chissà però se saprà cogliere anche la bellezza del suono che si sprigiona al passare del treno.
Il poeta ci dice che il rumore che fa il treno crescendo all’avvicinarsi e poi decrescendo allontanandosi è simile al lamento di una donna.
Ma la capacità di cogliere questo suono spetta al poeta, che prova a trasmetterlo al lettore attento.
Non credo però che un dialogo con l’extraterrestre sia più possibile.
Chissà se la mente matematica è in grado di cogliere anche la poesia.
Forse è questa la vera forza dell’essere umano nei confronti di un extraterrestre: saper provare sentimenti altrimenti inspiegabili, come quello di estrapolare dal rumore del treno il pianto di una donna.
Un pianto che ci passa vicino ma subito ci lascia.
Mentre un altro suono, questa volta simile a quello di un’arpa, entra in gioco.
Questa volta non è il treno a creare il rumore: è il vento che soffia tra i cavi dell’alta tensione.
Povero extraterrestre incapace di cogliere quest’altro tipo di suono.
Lui è condizionato dalla matematica, dalla fisica, dalla logica.
Fortunati noi che invece sappiamo ancora provare dei sentimenti per i quali la vista e l’udito fanno da porte d’entrata.
Poi, una volta arrivati al cervello (o forse al cuore!) suoni e immagini si trasformano e solo noi, grazie anche all’aiuto del poeta, sappiamo cogliere una diversa realtà.
Anche una anonima rotaia e dei semplici pali della luce possono avere significati profondi e rallegrare la nostra anima.
Perché al di là del freddo mondo della scienza, qualcosa di caldo deve pur esserci.
Compito del poeta è continuare ad invogliarci a pensare, a guardare con occhio diverso, a sentire la profondità di ogni suono.
Così da essere migliori.
Ciao, amico extraterrestre.
Mi sa che questa volta tornerai nel tuo pianeta lontano senza aver saputo cogliere la bellezza della nostra Terra.
Alla prossima!
Paolo Federici

Informazioni su Paolo Federici

La migliore soddisfazione è sbagliare apposta per dare agli altri l'illusione di essere superiori.
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