La Divina Commedia

Una Divina Commedia… del 1830!

Pubblicato in Arte, Cultura, Firenze, Generale, Libri, Poesia | Lascia un commento

Roma, silenziosa bellezza

Una mostra fotografica unica nel suo genere. Intanto perché il fotografo è un grande artista del nostro tempo (Moreno Maggi) e poi perché le foto sono state realizzate durante il lockdown, quando in giro non c’era proprio nessuno.

Una Roma deserta, come mai si era vista. Bellissima proprio per la mancanza di una qualsiasi presenza umana, forse a voler evidenziare la differenza (in meglio) di un mondo fatto di assenza.

Tutte le foto (sempre e solo di Moreno Maggi) vengono proiettate anche in esterno su palazzo Venezia.

Insomma, andatela a vedere: l’entrata… è gratis. Come tutte le più belle cose!

Paolo Federici

(per saperne di più: CLICK)

Nell’ormai lontano 1988, il mio amico Moreno Maggi si occupava di trasporti internazionali. Avevamo aperto, insieme, una filiale a New York della Fortune e gestivamo, insieme, spedizioni di grossi lotti di merce, tra l’Italia e gli Stati Uniti.

Il suo ufficio era all’ottantanovesimo piano del World Trade Center one e questo è ciò che si vedeva da una delle finestre

Quella là in fondo è la “Statua della Libertà” e, sì, avete capito bene: questa è una delle finestre dalle quali, nel 2001, è entrato un aereo distruggendo tutto il grattacielo.

Fortunatamente Moreno aveva, già da tempo, deciso che il mondo dei trasporti e delle spedizioni non lo soddisfaceva: lui sognava di diventare un fotografo, un grande fotografo.

Così all’inizio degli anni ’90 abbandonò New York e tornò in Italia con il suo sogno nel cassetto.

E iniziò a fotografare: soprattutto monumenti, case, abitazioni, teatri, alberghi; insomma, diventò un vero esperto di fotografia architettonica.

Cominciando a meritarsi spazi nelle riviste di settore, incarichi da prestigiose catene alberghiere che volevano modernizzare le loro raccolte fotografiche, richieste da architetti sempre più famosi che avevano bisogno di mostrare al mondo le loro creature, compiti istituzionali dal mondo politico. Viaggiando per il mondo, fotografando a destra e manca.

Fino a diventare il numero uno nel suo settore!

Pubblicato in Arte, Cultura, Generale, Poesia, Scienza, Teatro | Lascia un commento

Vivere nella paura

che brutto dover vivere nella paura.
Nascondendosi, senza sapere di chi puoi fidarti, sapendo che ogni giorno potrebbe essere l’ultimo: i nemici sono tanti, a cominciare dagli amici.
Intanto il tempo passa, la vecchiaia si avvicina, la malattia incombe, la morte è dietro l’angolo.
La paura è la tua compagna.
Sia che tu ti chiami Vladimir Putin oppure Matteo Messina Denaro, l’inferno (se credi nell’aldilà) oppure il nulla (dopo la morte) sono sempre più vicini.
Il tempo è galantuomo.
Puoi solo augurarti una fine veloce perché se dovessero realizzarsi le speranze di chi continua ad augurarti le peggiori cose, marcirai in galera, espiando i tuoi peccati.
Male non fare, paura non avere, di dice.
Quindi, per chi invece vive facendo il male, come i due indicati sopra, non resta che la paura.
Con la quale devono abituarsi a convivere.
Che brutta vita, la loro.
Paolo Federici.

Pubblicato in Arte, Controcorrente, Cultura, Generale, Giustizia, Politica | Lascia un commento

Pregiudizi.

Quando uscì Anna Karenina la maggior parte della critica russa stroncò l’opera fin dalla prima pubblicazione, definendola “un frivolo racconto delle vicende dell’alta società moscovita”.
Ci vollero Fëdor Dostoevskij (Anna Karenina in quanto opera d’arte è la perfezione… e niente della letteratura europea della nostra epoca può esserle paragonato) e Vladimir Nabòkov (Anna Karenina è il capolavoro assoluto della letteratura del XIX secolo) per cambiare il giudizio sommario che era stato dato all’inizio.
Ci sono moltissimi libri che raccontano saghe familiari (recentemente ho letto il libro dei Baltimore, di Joel Dicker).
Si va da “Cime tempestose” alle sette generazioni di Buendia in “Cent’anni di solitudine”.
Potremmo parlare dei leoni di Sicilia e persino del Barone rampante.
E poi ci sono le biografie.
Papi, Re, Imperatori, Divi del Cinema e dello Sport.
Vogliamo parlare delle Vite Parallele di Plutarco?
Adesso, ad esempio, sto leggendo l’ultimo libro di Paul Auster che racconta la vita di Stephen Crane.
Insomma, tutto questo per dire che la letteratura è piena di questo genere di libri.
Allora, se uno scrittore (e giornalista) del nostro tempo, J. R. Moehringer, vincitore del prestigioso premio pulitzer, scrive il suo settimo libro… perché tanta gente, per partito preso, spara a zero contro quel libro con affermazioni che vogliono stroncare l’opera (già prima della sua pubblicazione?).
Sia chiaro, un libro può piacere o non piacere, ma lo si può giudicare solo dopo averlo letto e non prima.
Comunque leggerò “Spare” e poi lo recensirò.
Stay tuned!
Paolo Federici

Pubblicato in Almanacco, Arte, Controcorrente, Cultura, Generale, Libri, Politica, Recensioni | 1 commento

Vuoi cantare?

Pubblicato in Almanacco, Arte, Cultura, Generale, Musica, Teatro | Lascia un commento

Arimo!

Toto Cutugno cantava “con l’autoradio sempre nella mano destra…”.
Beh, ormai nessuno cammina più con l’autoradio, ma qualcuno (come me!) va sempre in giro con un libro sottobraccio.
Ed ogni momento è buono per leggere.
Seduto in metro, in coda per fare gli esami del sangue, in attesa della pizza da asporto…
Restando chiuso nel mio silenzio.
In questi ultimi giorni il libro che sto leggendo, invece, sta scatenando la curiosità della gente.
Emeriti sconosciuti che, spuntati dal nulla, mi parlando:
“com’è quel libro?”
“ho letto qualche altro libro dello stesso autore, spero che questo non sia angosciante come gli altri.”
“lo sto leggendo anch’io. Sono già oltre la metà.”
“vorrei acquistarlo: lei me lo consiglierebbe?”
Il discorso si allarga: uno, due, tre… che si intromettono nella discussione.
Una cosa è certa: in molti ne hanno sentito parlare, quasi tutti conoscono l’autore, tutti sanno che occupa il podio della classifica delle vendite.
Il silenzio viene rotto dal chiacchiericcio, ognuno dice la sua.
Era da tempo che non notavo un così grande interesse intorno ad un libro.
Questo mi sprona ad accelerare i tempi di lettura: sfrutto ogni minimo sprazzo di tempo.
Dopo solo tre giorni ho già superato abbondantemente la metà.
Il racconto ha un suo fascino strano, travalica la realtà, costruisce un ponte con un altro mondo (l’aldilà?).
Meno male che si avvicina il week end.
Per domenica sera sarà tutto finito ed anche questa mia recensione verrà completata…
Per ora accontentatevi del titolo: “La casa delle luci” (di Donato Carrisi)
A presto!

Non bisognerebbe mai giudicare un libro dalla copertina, ma nemmeno dopo averne letto poco più della metà.
Il giudizio che avevo dato soltanto due giorni fa è totalmente cambiato.
Volendo pensare positivo, ci sono due possibilità: una che l’autore abbia già in mente un nuovo libro con la spiegazione di cose che sono rimaste in sospeso. L’altra che l’autore abbia già in mente un nuovo libro con la spiegazione di cose che sono rimaste in sospeso. Tertium non datur, come dicevano i latini.
Perché altrimenti non resterebbe che giudicare questo libro ugualmente a come Fantozzi dichiarò la corazzata Potiomkin.
Se ancora non l’avete letto, NON leggete il seguito di questa recensione.
Altrimenti provate a rispondere a qualche domanda.
(Ripeto, sto facendo SPOILER):
Chi è la madre di Eva (e come fa ad avere una doppia personalità: la sua e quella della governante)?
Cosa c’entra tutta la storia del ragazzino con la vicenda di Eva?
Chi sono i componenti della setta segreta che agisce nell’ombra?
Cosa succede dopo l’intervento della polizia?
E ne avrei altre…
Insomma se qualcuno ha tempo e voglia di spiegarmi, la mia mail è sempre la stessa: paolofederici@paolofederici.it

Paolo Federici

Pubblicato in Almanacco, Arte, Cultura, Generale, Libri, Recensioni | Lascia un commento

Natale… con i ravioli.

Da un anno all’altro, la tradizione rimane!

Sopra… Natale 2021, sotto… Natale 2022!

La cuoca è sempre la stessa… ha solo un anno di più (da 92 a 93…!)

Pubblicato in Almanacco, Arte, Cultura, Generale | Lascia un commento

il pugno chiuso di Smith e Carlos

Io c’ero, e me lo ricordo quel podio: ma chi erano quei due negri cafoni che si permettevano di alzare il pugno durante la premiazione, agendo in vilipendo delle nobili leggi dello sport?
Bene fecero a cacciarli: furono espulsi dal Comitato Olimpico e sospesi dalla squadra americana.
Ah, signora mia, ma dove andremo a finire di questo passo?
Oggi la storia si ripete con un incredibile gesto del portiere dell’Argentina.
E se vi dicessi che di tutta quella olimpiade del ’68 la cosa che ancora si ricorda è proprio quel gesto di protesta?
E se magari fra vent’anni qualcuno vorrà premiare quello stesso portiere per avere avuto il coraggio di un gestaccio alla faccia di un mondiale impregnato di ipocrisia?
Un mondiale dove nemmeno era possibile indossare una fascia arcobaleno perché… ah no, i gay no!
Un mondiale dove la corruzione ha vinto alla grande.
Un mondiale dove il denaro è stato il padrone assoluto di tutto e di tutti.
Un voler dire: “e adesso attaccatevi tutti a sto*****”
Adesso che è finita e non avete più nessun potere su di me, io alzo il mio pugno chiuso, perché resti a imperitura memoria.
Io stringo questa mano inguantata e sapete dove me la metto?
Ah, per la cronaca: quello che, nel silenzio e nell’ombra, si è fermato a consolare Mbappè è stato proprio lui, Dibu Martinez.
Prima di giudicare, proviamo a pensare.
Perché la storia non è mai come te la raccontano.
Paolo Federici

Pubblicato in Controcorrente, Cultura, Generale, Giustizia | 1 commento

In Crociera? Ma anche… no!

a giugno il mio amico Salvatore mi comunica che ha prenotato una crociera nei caraibi, per lui a sua moglie.
Che facciamo, andiamo anche noi?
Ci metto un minuto a decidere: “Titti, chiama la MSC e prenota. Digli che vogliamo esattamente lo stesso che hanno prenotato i nostri amici.”
Alla MSC sono gentilissimi, mi chiamano (al telefono) nonostante sia domenica e si mettono a disposizione.
Il primo dicembre partirà il volo su Miami.
Arriveremo la sera.
Dovremo pernottare a Miami ed il due dicembre ci imbarcheremo.
Ci aspettano sei tappe che si preannunciano indimenticabili.
Il tempo vola, nell’attesa, ma la data di partenza si avvicina.
Dalla MSC ci comunicano: dovrete consegnare le valigie a Malpensa e le ritroverete sulla nave. Per la notte da passare a Miami, portatevi un trolley con un cambio biancheria, pigiama e spazzolino da denti… Tutto il resto lo troverete quando sarete a bordo.
Ma anche, siccome durante la crociera io avrei compiuto gli anni, la MSC mi avrebbe fatto un regalo (a scelta tra una lista che mi sottopongono): scelgo la torta.
C’è anche un altro importante evento: l’anniversario di matrimonio, per il quale avremmo avuto un ulteriore regalo (un’escursione a scelta tra tre).
Due giorni prima di partire facciamo l’ultima telefonata riepilogativa: ci riconfermano la storia delle valigie. Stampiamo le etichette con il numero della cabina e le applichiamo sulle due valigie.
Insomma, siamo pronti.
Arriviamo in aeroporto e la rappresentante della MSC ci informa: “a Miami dovete ritirare le valigie”.
“No, scusi… ma come? Ci hanno detto di consegnarle a Malpensa e le ritroveremo in cabina!”
“Senta, io non sono responsabile di quello che dicono le agenzie…”
“Nessuna agenzia: noi abbiamo prenotato con MSC direttamente.”
“Io le dico che a Miami dovete ritirare le valigie, poi faccia un po’ come crede. Se poi le valigie restano a Miami, non venga a protestare con la MSC.”
Ahi ahi, partiamo con il piede sbagliato.
Arriviamo a Miami, ritiriamo le valigie, aspettiamo…. aspettiamo finché ci caricano e ci lasciano, insieme ad un’altra ventina di persone, in un albergo che non è l’Hilton (sì, c’era scritto: Hilton o similare! Non mettiamoci a discutere per ogni cosa).
L’albergo è ovviamente pagato ma se vogliamo la chiave della stanza dobbiamo lasciare 100 dollari di deposito cauzionale.
La coppia di italiani che è al banco (noi siamo in coda!) non capisce cosa le venga richiesto.
Un rappresentante MSC non esiste proprio ed allora eccomi partire in difesa degli italiani abbandonati a se stessi.
Il portiere mi spiega che bisogna lasciare un deposito cauzionale nel caso che qualcuno prenda qualcosa dal frigobar… solo che la coppia di italiani non ha dollari. Ha una carta di credito MASTERCARD, ma l’albergo non la accetta.
Prova a pagare con 100 euro, ma l’albergo non accetta valuta straniera.
A Miami sono solo le dieci di sera, ma per noi sono le quattro di notte…
Abbandonati a noi stessi, senza aiuto da parte della MSC, senza che nessuno abbia mai detto che bisognava portarsi 100 dollari per il deposito cauzionale.
“Titti – urlo rivolgendomi a mia moglie – dammi 100 dollari”
Li consegno alla coppia al bancone dicendo: “poi domani me li restituite!”
Almeno risolviamo il problema.
Insistono per darci 100 euro.
Ok, domani rifaremo lo scambio…!
La seconda coppia timidamente:
“Senta non è che riesce ad aiutare anche noi?”
“Titti, dammi altri 100 dollari!”
Chiedo se altri abbiano bisogno… ma nessun altro si fa avanti.
Quando tocca a noi e presentiamo la AMERICAN EXPRESS PLATINUM al portiere brillano gli occhi:
“Paghi tu per tutti?” mi fa sornione!
Prima di andare a nanna, passiamo dal ristorante per mangiare qualcosa e faccio un’altra opera buona: mi metto a tradurre il menù per quelle due coppie di italiani che già avevo aiutato alla reception!
Finalmente arriviamo a bordo: la vacanza può cominciare.
La sera ci troviamo al bar con Salvatore e Simonetta ed il gruppo si allarga in poco tempo.
Abbiamo il pacchetto “all inclusive” per cui possiamo bere Mojito, Pinacolada, Whiskey… tutto a gratis.
Chiediamo uno spritz… ah no, quello è a pagamento.
Creiamo un gruppo su whatsapp e Salvatore posta subito la foto della frutta e del moscato che ha trovato in camera.
Ehm, in effetti avremmo dovuto averlo anche noi.
Chiediamo in reception (dopo aver fatto una discreta fila…):
“No, non ci risulta”
Tiziana spulcia le sue mail, finalmente ritrova quella che parla del moscato e della frutta in cabina e torniamo alla reception.
Altro giro, altro regalo:
“Ah sì, ha ragione. Glielo facciamo avere”
Comincio a dubitare del servizio.
Le valigie: uno mi dice una cosa, un altro me ne dice una diversa.
Il moscato, uno mi dice una cosa, un altro me ne dice una diversa.
Già che ci siamo vediamo di chiarire la questione dell’escursione gratis:
Chiediamo in reception (dopo aver fatto una discreta fila…):
“No, non ci risulta”
Tiziana spulcia le sue mail, finalmente ritrova quella che parla dell’escursione gratuita e torniamo alla reception.
Altro giro, altro regalo:
“Ah sì, ha ragione. Ecco tra quali può scegliere”
Arriva il giorno del mio compleanno.
La sera li vedo partire in pompa magna, con la torta, cantando e si dirigono verso di noi.
Poi si fermano al tavolo accanto al nostro e lasciano la torta ad una signora mora che, evidentemente è nata il mio stesso giorno.
Ed io?
Boh!
Il cameriere mi dice che la torta va prenotata.
Finita la cena andiamo in reception:
Chiediamo della torta (dopo aver fatto una discreta fila…):
“No, non ci risulta”
Questa volta Tiziana non riesce a ritrovare la mail… comunque chiedo:
“Scusate, ma la MSC non fa un regalo a chi compie gli anni?”
“No, assolutamente”
“Ma se mi hanno fatto scegliere tra una lista di diverse opzioni…”
Niente, discutere è inutile.
Intanto la tosse comincia a farsi sentire.
Questa maledetta mania di tenere l’aria condizionata a palla ci sta facendo tutti ammalare.
Ma è possibile doversi mettere maglione e felpa per andare al ristorante?
Stiamo bene solo in cabina (l’aria condizionata la regoliamo noi!) e, soprattutto, in veranda, dove si respira aria di mare.
E poi stiamo bene quando scendiamo a terra e ce ne andiamo a fare il bagno in qualche spiaggia caraibica.
Una cosa è certa: con me, la MSC ha chiuso.
Paolo Federici
(p.s.: sono a casa febbricitante e sotto antibiotici per la bronchite causata dall’aria condizionata.)

Pubblicato in Controcorrente, Cultura, Generale | Lascia un commento

La storia infinita

scritta (da Tiziana!) il 23 Novembre 2022

mentre è in coda all’UFFICIO IMMIGRAZIONE DELLA QUESTURA DI MILANO    

28/03/2022

Arriva a casa nostra Tamara, una donna ucraina di 45 anni fuggita dalla guerra.

Ha passato la frontiera tra Ucraina e Polonia in data 23/03/2022, ma senza passaporto, solo con un documento d’identità tipo la nostra carta d’identità elettronica, quindi non ha ottenuto nessun timbro o documento attestante la data d’entrata in UE. Arriva in Polonia con un treno umanitario da Zaporizhzhya dopo più di 24 ore di viaggio con due zainetti e una cagnolina.

29/03/2022

Come famiglia ospitante ci attiviamo immediatamente per l’iscrizione di Tamara al S.S.N. in modo che possa essere visitata da un medico ufficiale e ottenere il numero di STP che equivale alla nostra “tessera sanitaria” .

Con questo STP potrà accedere alla vaccinazione anti-covid che Tamara non ha mai fatto.

Abbiamo l’appuntamento dopo circa sette giorni.

Il sito della Regione Lombardia dice che la visita medica deve essere fatta entro 48 ore dall’arrivo in Italia. Comunque dopo 7 giorni andiamo nell’ospedale segnalato e viene fatta la visita medica: tutto OK. Abbiamo il numero di STP e procediamo per fissare la vaccinazione.

29/03/2022 stesso giorno

Vado nel mio Comune di residenza e chiedo la “Dichiarazione di ospitalità” ovvero un documento che attesta che io sto ospitando a casa mia una persona ucraina, cioè una persona extra-comunitaria e quindi la mia residenza diventa anche il domicilio temporaneo di Tamara, ottengo questo documento senza problemi, ma mi viene detto che ora Tamara deve recarsi in Questura o a un commissariato di P.S. di zona a richiedere la “DICHIARAZIONE DI PRESENZA” .

Immediatamente mi reco con Tamara (che parla solo russo e un po’ di inglese con il quale riusciamo a comunicare sufficientemente) e tutti i suoi documenti in Commissariato, ma ci viene rifiutata la richiesta perché non è possibile comprovare  la data di entrata nella UE. Il problema è che se fosse già in UE prima del 22/02/2022, data dell’inizio della guerra russo-ucraina,  Tamara non ha diritto ad essere accolta come rifugiata e beneficiare dei contributi e soprattutto del rilascio del permesso di soggiorno temporaneo. Praticamente si parte del principio che la richiesta sia un escamotage non troppo legale per regolarizzare persone che sono illegalmente in Italia da prima  dell’inizio della guerra. Cioè si considera la malafede in attesa di provare la buonafede …..

Ci dicono che Tamara, non avendo il passaporto, deve recarsi al Consolato Ucraino e richiedere un documento d’identità sostitutivo, meglio se indica anche la data di entrata in UE.

Inizi di Aprile 2022

Ci rechiamo al Consolato (che si trova dalla parte opposta della città, ma ci va bene perché in fila c’è gente che arriva da altre province e anche dal Piemonte)  e dopo  OTTO ore di coda Tamara, solo lei, viene ricevuta ed esce senza il documento richiesto perché non possono dichiarare che è entrata in UE dopo l’inizio della guerra.

Dopo qualche giorno, ritorniamo in Commissariato e ci ripetono che senza la dichiarazione consolare non possono rilasciare la dichiarazione di presenza.

Altri pochi giorni e ritorniamo al Consolato Ucraino e dopo altre 8 ore di coda, Tamara ottiene il documento d’identità sostitutivo senza data di d’entrata. Ci ripresentiamo in Commissariato e questa volta, senza che venga controllata la certificazione consolare, ci rilasciano la Dichiarazione di Presenza! Ma non ci danno ulteriori indicazioni.

Riusciamo a farla vaccinare sia prima che seconda dose, nonostante Tamara fosse molto restia.  Riesco anche a farla visitare da una ginecologa di un Consultorio Famigliare che riscontra dei problemi per i quali prescrive degli esami clinici. Contatto gli ospedali per prenotare le visite, ma scopro che il suo STP è valido solo per la vaccinazione. Per avere la tessera sanitaria deve prima ottenere il Permesso di Soggiorno temporaneo che si richiede in Questura presso l’Ufficio Immigrazione. Provo a chiamare per diversi giorni l’ Ufficio Immigrazione senza riuscire mai a parlare con nessuno, nessuna risposta.

Mi consulto con altre persone, come me ospitanti di persone rifugiate e che, come me, sono lasciate a sé stesse a intraprendere una dura lotta contro la burocrazia e la mancanza di informazioni.  Così vengo a conoscenza dell’esistenza di un numero del Comune di Milano a supporto dei rifugiati ucraini. Chiamo e mi confermano che sia necessario recarsi in Questura, ma bisogna chiedere un appuntamento via PEC e avere tanta PAZIENZA.

INTANTO È ARRIVATO MAGGIO

19/05/2022

Apro una casella PEC a mio nome e invio la richiesta di appuntamento all’Ufficio Immigrazioni per ottenere il Permesso di Soggiorno temporaneo per Tamara

27/05/2022

Ricevo conferma di appuntamento per il 21/07/2022

21/07/2022

Siamo impossibilitati ad accompagnare Tamara all’appuntamento per motivi di salute (Covid in famiglia)

22/07/2022

Richiedo via PEC un nuovo appuntamento

12/07/2022

Ricevo nuovo appuntamento per il 25/08/2022

25/08/2022

Andiamo all’appuntamento in orario, ma dobbiamo aspettare più di 3 ore prima che arrivi il nostro turno (avevamo ca 30 numeri prima del nostro). In uno stanzone dove c’era il Mondo nel senso che era affollatissimo di persone di ogni etnia e nazionalità, ci sono 15 / 17 sportelli, quelli dedicati all’Ucraina sono 4 di cui funzionante solo 1.

Dopo lunga attesa noto che la coda si snellisce più velocemente perché molte chiamate vanno a vuoto, forse non tutti hanno la “pazienza” richiesta.

Finalmente tocca a Tamara, io l’affianco per la comunicazione (ripeto che con Tamara ci capiamo in inglese). L’impiegato allo sportello controlla i documenti, ma non vanno bene perché la Dichiarazione Consolare non è stata legalizzata. Cado dalle nuvole perché nessuno ci aveva parlato di legalizzazione del documento. Nella PEC inviata per l’appuntamento, avevo specificato quali documenti avevamo in nostro possesso, ma nella risposta ricevuta non c’era alcun cenno riguardo l’obbligo della legalizzazione.

Così allo sportello apprendo che dobbiamo andare in Prefettura con marca da bollo da € 16,00 e richiedere il timbro di legalizzazione. Inoltre scopriamo che Tamara non avrà mai il Permesso di Soggiorno temporaneo sempre perché manca l’evidenza della data di entrata in UE. Non basta un’autocertificazione!

APRO PARENTESI

In aprile abbiamo tentato di avere dalla Polonia una dichiarazione scritta che confermi la data d’entrata in UE di Tamara tramite l’aiuto dei volontari del campo di raccolta profughi polacco che ha accolto Tamara in UE (in data 23/03). Ma ai volontari è stato detto che solo la diretta interessata poteva fare richiesta. Una gentilissima volontaria mi ha fatto avere il testo in polacco da inviare per e-mail all’ufficio di frontiera d’entrata in Polonia con la richiesta della dichiarazione, ho copia-incollato su e-mail e spedito.

Dopo diversi giorni mi rispondono che la Polizia di Frontiera polacca non rilasciava via e-mail questo tipo di certificazioni. Naturalmente il messaggio è in polacco e grazie a Google Translator sono riuscita a tradurlo

CHIUDO PARENTESI

Chiedo allora cosa possa mai fare questa donna ucraina per essere regolarizzata in Italia e non passare per clandestina. Mi rispondono che può richiedere un permesso speciale per rifugiati di guerra rivolgendoci a un altro sportello dello stesso Ufficio Immigrazione anche senza appuntamento ma non subito, prima bisogna far legalizzare il Certificato Consolare.

Uscite dalla Questura ci precipitiamo in Prefettura per la legalizzazione, ma anche per questa occorre un appuntamento da prendere via e-mail sul sito ufficiale della Prefettura. A casa mi collego al sito e ottengo l’appuntamento per il giorno 14/09/2022 ore 10.45

14/09/2022

Puntuali alle ore 10.45 siamo all’ufficio preposto della Prefettura, ritirano tutti i documenti necessari e ci invitano a ripresentarci tra le 12.30 e le 13.30 per ritirare il documento legalizzato. Così per l’una abbiamo la Dichiarazione Consolare legalizzata. Stesso giorno, per scrupolo, invio un’altra PEC in Questura chiedendo appuntamento per la richiesta del permesso speciale.

23/09/2022

Ricevo risposta via PEC dalla Questura che conferma NON sia necessario prendere appuntamento ma di presentarci direttamente agli sportelli dell’Ufficio Immigrazione negli orari di apertura con tutta la documentazione idonea.

04/10/2022

Riesco a ritornare in Questura con Tamara. Altro ufficio, altro stanzone affollato, 4 sportelli di cui ben 3 aperti, circa 60 numeri prima del nostro.

Mi rendo conto che sono l’unica italiana presente. Mi riarmo di pazienza come tutti e aspetto.

A un certo punto tutti gli impiegati (che sono dei poliziotti) dietro gli sportelli spariscono per almeno 15 minuti. Mi introduco nel retro degli sportelli (forte del fatto che non potranno mai espellermi dal mio Paese) per capire cosa sia successo e sembra che si festeggi la nascita del figlio di un impiegato…legittimo, ma in sala c’è almeno un centinaio di persone che aspettano da ore.

Sono un po’ indispettita per questo vuoto degli sportelli anche quando dopo svariati minuti tornano solo due impiegati e solo uno assiste il signore rimasto smarrito davanti allo sportello vuoto dopo che è stato chiamato il suo numero, l’altro sta lavorando al computer. Forte del fatto che sono l’unica italiana e già sfinita da 2 ore di attesa, mi avvicino allo sportello chiedendo la conferma di essere nell’ufficio giusto per la richiesta del permesso speciale. Mi risponde che il posto è giusto, ma oggi mi sarà data solo la data dell’appuntamento per presentare la richiesta. Ho un sussulto e mostro la PEC ricevuta da loro dove chiaramente è scritto che non è necessario l’appuntamento. Mi risponde che il messaggio non è così chiaro…. E comunque ci vuole l’appuntamento.

Mi altero, Tamara scoppia a piangere… faccio fermamente presente che non possiamo perdere tutta la giornata in fila per richiedere un appuntamento e che ormai tutti i documenti fatti da marzo stanno scadendo. Forse perché sono italiana, forse perché mi sto proprio “incazzando”, forse mosso a compassione delle lacrime di Tamara, l’impiegato prende i documenti e li controlla, sembra che vadano tutti bene, ma dobbiamo comunque prendere l’appuntamento.

Dice che eccezionalmente me lo può dare lui senza farci aspettare il nostro turno e comunque non ci sono date libere fino a marzo 2023. Altro sussulto… Dico che non è ammissibile, non è possibile, noi vogliamo regolarizzare Tamara, darle la possibilità di lavorare e di curarsi. Il signore aldilà dello sportello ha l’infelice idea di chiedermi che cosa abbiamo fatto in tutto questo tempo da quando Tamara è arrivata. Cosa abbiamo fatto??? Sento che mi si alza il tono della voce e gli racconto di 8 + 8 ore di fila davanti al Consolato,, degli appuntamenti dati dopo più di tre mesi dalla richiesta, le ore di attesa fatte nei vari uffici sparsi per la città, le informazioni incomplete date a pezzetti e bocconi… Allora si attiva e smanettando sul PC otteniamo un appuntamento per il 23/11/2022…molto meglio che marzo, ma ci tocca ritornare.

Accettiamo e usciamo senza permesso speciale ma con un nuovo appuntamento al quale dobbiamo presentarci con tutti i documenti controllati più una marca da bollo di € 16,00 più un pagamento tramite bollettino postale di € 80,46. Quindi se aggiungiamo l’altra marca da bollo per la legalizzazione, vuol dire che per una rifugiata di guerra ucraina che non può lavorare, essere regolarizzata in Italia costa più di 100,00 euro

23/11/2022 OGGI

Siamo arrivate all’Ufficio Immigrazione della Questura alle ore 10.30, l’appuntamento è alle 12.00. Ci viene dato il numero 84 stanno gestendo il numero 30. Stanzone stipato da persone di ogni continente conosciuto. Ci sediamo e aspettiamo con pazienza, decido che, per ingannare il tempo , scriverò la cronistoria di questa avventura tra la burocrazia italiana.

Assisto a una scenata tra un poliziotto e una immigrata sudamericana: lei insiste che i documenti richiesti ci sono tutti, lui dice che non sono sufficienti, lei insiste di più, lui le urla in faccia che deve smettere di insistere e visto che ha alzato la voce non le danno quello che le serve e deve richiedere un altro appuntamento e la caccia via! Assisto a vari fatti del genere dove gli impiegati trattano con maleducazione e arroganza chi si presenta agli sportelli (tutti stranieri). Ho appena sentito dire da dietro uno sportello: “Non hai portato questo documento in originale? Cazzi tuoi! Prendi un altro appuntamento e ritorni”

Ora sono le 14.20, sono più di tre ore che siamo qui. Al momento è aperto uno sportello solo e sta gestendo il nr 63. Abbiamo ancora 21numeri prima del nostro, non abbiamo mangiato niente, ma speriamo che per Tamara andrà tutto a buon fine.

Ore 16.30

Finalmente tocca a noi!

Allo sportello l’impiegato ritira tutti i documenti, il pagamento di € 80,46, la marca da bollo di € 16,00, le foto tessera e inizia a digitare sul computer. Tamara deve compilare un modulo firmarne altre due, lasciare le impronte digitali dei due indici e dopo svariati minuti ci viene consegnato un foglio con attaccato un talloncino con la foto  e le generalità di Tamara e un timbro: questo è il permesso speciale provvisorio.

Sul retro del foglio sono riportate ancora le generalità di Tamara e la data di un altro appuntamento.

Tamara dovrà presentarsi in questo ufficio il giorno 22/01/2023 alle ore 08.00 per sapere se la sua richiesta di permesso di soggiorno è stata accettata dalla Commissione.

Praticamente la Storia Infinita di Tamara continua…

Scopro che questo tagliando rende la presenza di Tamara in Italia regolare, ma non le dà la possibilità di avere un lavoro né di avere il diritto all’assistenza sanitaria.

Inoltre con quel foglio dobbiamo andare in un altro ufficio al piano di sotto dove Tamara lascerà le impronte digitali di tutte le dita.

Ci indica di recarci allo sportello 7 per questo. Lo sportello 7 è chiuso, chiedo a un poliziotto che è seduto allo sportello 5 cosa dobbiamo fare e ci ridà un altro numero per fare la fila per entrare dove prendono le impronte digitali.

Questa volta davanti a noi abbiamo “solo” 10 persone.

Durante quest’altra attesa Tamara si accorge che sul foglio del prossimo appuntamento è stato indicato come Paese di nascita Nigeria invece di Ucraina!!! Ridiamo per non piangere. Chiedo ancora allo sportello 5 cosa dobbiamo fare e mi dice che dobbiamo ritornare al piano di sopra per farlo correggere. Ormai è il turno di Tamara per le impronte digitali, l’operazione dura pochi minuti e poi di corsa verso lo sportello per la correzione.

Nello stanzone ormai non c’è più nessuno, ma dietro agli sportelli ci sono ancora degli impiegati. Chiedo la correzione, ridono anche loro per l’errore, con una biro cancellano Nigeria e scrivono a mano Ucraina…(allora povero farlo anch’io) Mi confermano che così è sufficiente perché quel che vale è la data dell’appuntamento a cui Tamara non può proprio mancare.

Provo a chiedere quali possano essere le motivazioni e le probabilità che a Tamara sia rifiutato il rilascio del permesso di soggiorno e mi rispondono che siccome lei è ucraina, la richiesta sarà accettata al 100%.

Con questa rosea speranza usciamo velocemente dalla Questura che sono ormai le 17.20.

Fuori è quasi buio, il freddo autunnale non è poi così mordente, andiamo a prendere la metro per tornare finalmente a casa .

La giornata è finita, Tamara e io abbiamo la sensazione di essere riuscite a fare un passo avanti, ma ancora non siamo arrivate alla meta.

TO BE CONTINUED…

Pubblicato in Controcorrente, Cultura, Generale, Giustizia, Politica, Sanità | 1 commento