La peste a Milano

una serata decameroniana (si dice decameroniana o decameronica?) via zoom, chiusi in casa ad ascoltare Paolo Mugnaini che ci racconta la storia della peste a Milano al tempo dei “Promessi Sposi

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Schrodinger spiegato bene!

Quattro Metà

se qualcuno ancora non avesse chiaro il paradosso di Schrodinger (quello secondo cui un gatto può essere contemporaneamente vivo e morto), in questo film trova tutti i chiarimenti del caso.
Schrodinger ci spiega come un gatto, chiuso in una scatola in certe particolari condizioni, possa essere vivo o morto ma questo fatto (se sia vivo a sia morto) sarà possibile accertarlo solo aprendo la scatola.
A scatola chiusa esistono entrambi gli stati: il gatto è contemporanemente vivo e morto.
Nel film ci sono due donne e due uomini (Chiara e Giulia, Matteo e Dario) ed esistono due possibilità che si formino delle coppie: Matteo con Chiara e Giulia con Dario… oppure Chiara con Dario e Matteo con Giulia.
La storia si sviluppa facendo coesistere le quattro coppie (eh sì, le coppie sono quattro: (1) Matteo con Chiara (2) Giulia con Dario (3) Chiara con Dario (4) Matteo con Giulia) in un intrecciarsi che manda in confusione lo spettatore.
In un mondo di universi paralleli (o in una storia fatta di “sliding doors”) le vicende riescono anche ad avere una loro credibilità, ma alla fine, quando si apre la scatola per scoprire come sta il gatto, cioè quando le due coppie organizzano una cena a quattro… la confusione viene superata dalla realtà.
Anche se Schrodinger non ci ha mai rivelato come stia il gatto una volta aperta la scatola.

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Fare lo spedizioniere… nel 2022!

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Io sono un NO-69

Io sono un NO-69
Non è vero che ho 69 anni.
Si tratta di un complotto.
Fino a qualche mese fa, di anni ne avevo meno della metà.
Poi, improvvisamente, mi sono svegliato in questo mondo assurdo: qualcuno ha accelerato la ruota del tempo e qualche decina di anni sono passati in un attimo.
I miei figli ieri non andavano ancora a scuola ed oggi a scuola ci vanno addirittura i miei nipoti.
Se qualcuno può fare qualcosa per risistemare correttamente la ruota del tempo, mi avvisi.
D’altronde avevo già previsto tutto nel libro che scrissi tanto tempo fa e che si intitola: la nave dei sogni.
(Prima che qualcuno pensi che sono impazzito, lasciatemi dire chiaramente che sto scherzando. Oggi come oggi non si sa mai fino a che punto l’ironia sia capita!)
(E comunque, la previsione nel libro c’è davvero! Ed i viaggi nel tempo sono possibili, almeno nei miei libri.)

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Buon Natale …

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il Presidente prossimo venturo…

intanto cominciamo a dare i numeri: sarà il 13°
I precedenti?
De Nicola, Einaudi, Gronchi, Segni, Saragat, Leone, Pertini, Cossiga, Scalfaro, Ciampi, Napolitano, Mattarella…
(posso dire che mi ricordo dove ero quando alla televisione annunciarono l’elezione di Saragat, quindi da qualche anno seguo l’andamento!)
I precedenti dodici hanno una cosa in comune: sono tutti uomini.
Quindi, oserei sperare che questa volta il testimone passi ad una donna.
E fin qui credo che la maggioranza degli italiani sia d’accordo.
Passiamo alla questione legata al calendario: quale potrebbe essere l’età ideale della nostra Presidente (o Presidentessa, ma questo lo vedremo in seguito).
La Costituzione richiede solo che abbia compiuto i 50 anni.
Per quanto io possa stimare Liliana Segre, ha già passato i 90… e non farei gravare sulle sue spalle una responsabilità così pesante.
Anche se Pertini aveva 82 anni quando fu eletto e Napolitano (al secondo mandato) ne aveva 88… non erano comunque 91!
Diciamo che un’età ideale dovrebbe stare tra i 60 ed i 70, più vicino ai 60 che non ai 70.
Escluderei chi ha vissuto per tutta la vita di sola politica (Bindi e Bonino) ma anche chi si identifica con una visione troppo legata a certi gruppi settari (come i ciellini, ad esempio…!)
Lo so, non restano molte papabili, ma io un nome ce l’avrei.
Ma non ve lo dico, per non bruciarla.
Vi lascio una canzone che poi, ad avvenuta elezione, potrò spiegare a dovere:

Siamo figli di un’unica schiera
Una schiera di mille soldati;
Sono nostri fratelli gli Eroi,
Che ci guardano invitti dal ciel!
All’Italia offriamo la vita,
Se l’Italia la vita ci chiede;
Per la Patria son morti gli Eroi,
Per la Patria siam pronti a morir!
Siamo fieri del nostro dovere:
è il più alto e il più sacro ideal!
Un sol cuore ed un’unica schiera,
In cui vive l’eroico passato,
Fa dinoi una fiamma divina,
Che risplende di fulgido ardor!
Siamo figli di un’unica schiera
Una schiera di mille soldati;
Sono nostri fratelli gli Eroi,
Che ci guardano invitti dal ciel!

se intanto volete partecipare alla caccia all’uomo (anzi… alla donna!) siete i benvenuti!
Paolo Federici

vedo oggi (23 dicembre 2021) l’elenco dei papabili sul Corriere

il lato positivo è che la mia candidata… non c’è!

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Il leone è tornato a ruggire

era dai primi anni ’80 che aspettavo il suo ritorno.
Perché a me, Ken Follett piaceva da matti ai tempi di Triplo, il codice Rebecca, un letto da leoni, l’uomo di Pietroburgo…
Poi è arrivato il tempo delle cattedrali e delle saghe medioevali.
Ma per quelle preferivo decisamente un altro autore… quell’Umberto Eco del nome della rosa.
Finalmente, quarant’anni dopo, è arrivato “Never” (in italiano: Per niente al Mondo).
Con un incipit imponente: “Vista da un aereo, la macchina poteva sembrare uno scarabeo che arrancava lento su una spiaggia senza fine, con il sole che si rifletteva sulla sua corazza nera e lucente.”
Nello stile di Ken Follett, tre storie si intersecano per poi congiungersi nel finale.
Ci sono agenti segreti sotto copertura, migranti in fuga dalla guerra, lotta alla droga… e potenze mondiali sull’orlo di una crisi di nervi.
Si spazia dall’America alla Corea, dal Ciad alla Cina, dal Vietnam alle Hawai, dalla Libia alla Francia.
Certo, conoscere un po’ di geografia aiuta (ancora non ho capito perché oggi questa materia non sia più insegnata per bene, a scuola!).
Leggere un libro come questo incuriosisce il lettore: si cercherà di sapere dove sia Ndjamena, cosa sia il teschio di Toumai, come possa una ribellione locale in un piccolo Stato condizionare la politica mondiale.
Sono settecento pagine, è vero… ma vanno giù che è un piacere e resta solo la voglia di ricominciare, quasi a voler capire se una storia alternativa sia possibile,
La domanda finale è: ma cosa aspettano a dargli il nobel per la letteratura?
Paolo Federici

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Papyrus

possedere un libro, un singolo libro, una volta era come, se paragonato al giorno d’oggi, possedere una Ferrari.
Sono pochissimi ad averne una (di Ferrari, intendo), ci capita di vederne passare, magari abbiamo avuto la possibilità di salire, una volta, a bordo.
Ecco, svariate centinaia di anni fa, ai tempi degli egizi, dei greci e dei romani, poteva capitare di vedere un libro.
Era un lusso tenerlo tra le mani e ancora più difficile… leggerlo!
I monarchi illuminati costruivano biblioteche dove poter far confluire i libri e permettere agli amici di poter godere del piacere della lettura.
Immaginate un Bill Gates moderno che costruisce un enorme garage dove tutti possono entrare e salire sui più svariati tipi di automobile.
Una Lancia Aurelia accanto ad una Lamborghini, una Cadillac degli anni ’20 che fa il paio con una Topolino.
Oggi per acquistare un libro bastano pochi euro, un salto nella libreria più vicina o una visita ad un qualche sito web, et voilà: la lettura può avere inizio.
Sarebbe come immaginare, in futuro, di scaricare dal web un’auto per andarci a fare un giro.
Eh sì, una volta, non era così come oggi: i libri erano esemplari unici, la capacità di leggerli era ristretta a pochissime persone (non bastava saper riconoscere le lettere: le frasi erano scritte tutte attaccate, senza punteggiatura, senza separazione tra l’una e l’altra parola) e si leggeva solo a voce alta.
Anche la musicalità (Titire tu patulè, recubans sub tegmine fagi…) aveva la sua importanza.
“I libri non erano una canzone che si cantava con la mente, ma una melodia che balzava alle labbra e risuonava ad alta voce”, scrive l’autrice.
Si dice che Alessandro Magno si portò dietro un libro, uno solo, durante le sue guerre di conquiste: l’Iliade.
Lo teneva sotto il cuscino, insieme alla daga.
Scritto come un romanzo, questo libro (PAPYRUS, di Irene Vallejo) ci racconta la storia della scrittura dalla sua prima apparizione fino ai nostri giorni.
Scopriamo che “all’epoca di Socrate i testi scritti non erano ancora uno strumento abituale e venivano guardati con sospetto.”
Prima tutto si basava sulla memoria: con l’avvento della scrittura, si inizierà a “trascurare la memoria”.
Ed anche: “La scrittura renderà gli uomini esperti di tutto ma privi di una vera istruzione.”
Solo io ci vedo un paragone con il mondo di internet?
Oggi siamo esperti di tutto, basta googlare… e poi?
“L’unica cosa che vale davvero è l’istruzione” recita un epitaffio su un monumento funerario del II secolo avanti Cristo.
Leggendo la storia della scrittura, scopriamo anche che i primi “scrittori” dovevano scrivere una copia del loro libro alla volta (per poi magari farlo ricopiare a qualche scriba…) e regalavano le loro opere agli amici e nessuno vendeva i propri libri.
Beh, in questo nulla è cambiato, almeno per me: anch’io scrivo libri che poi regalo!
Sapete qual è la biblioteca dell’antichità che si è conservata meglio?
Quella di Pompei, perché l’eruzione del Vesuvio ha fermato il tempo per quasi duemila anni e tutto è rimasto come allora: la casa dei papiri, che potete visitare a Pompei, è una piccola biblioteca recuperata quasi per intero.
Se un poeta latino venisse a casa mia oggi (ci racconta l’autrice) rimarrebbe impressionato da una miriade di oggetti a lui sconosciuti.
E ne segue l’elenco: decine e decine di oggetti incredibili (incredibili, per lui!).
L’ascensore, il router, la sveglia, la lavatrice, la radio, i cerotti, l’asciugacapelli … vabbè, vi risparmio l’elenco che, vi garantisco, è lunghissimo.
Sapete quale oggetto riconoscerebbe perché simile a come era al suo tempo?
Il libro, sì!
Saprebbe prenderlo in mano, aprirlo, scorrere le parole, riconoscere l’indice.
Si dice che uno scrittore non debba mai fare passare un giorno senza scrivere qualcosa.
Ecco, io dico che non si dovrebbe mai far passare un giorno senza leggere qualche pagina di un libro, di qualsiasi libro: leggete, leggete… non ve ne pentirete!
Paolo Federici

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ciao, Paolo!

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l’incapacità di fare le cose

bastava prendere un secchio di vernice e tracciare delle strisce bianche a lisca di pesce… a metà sul marciapiede (trattandosi di un marciapiede larghissimo la cosa sarebbe stata perfettamente logica). Invece, meglio non fare niente e MULTARE…
Abbiamo scritto al Comando dei Vigili.
Secondo voi ci risponderanno?

Milano, 5 novembre 2021

Oggetto: multe del 4/11/2021 – situazione parcheggi in Via Alfredo Catalani e zone limitrofe

Egregi Signori,

in aggiunta a quanto già segnalato, vogliamo ribadire quanto segue:

Come ben sapete, il quartiere è formato in prevalenza da edifici dei primi Novecento che, per la maggior parte, non dispongono di parcheggi interni o sotterranei; i pochissimi passi carrabili corrispondono ad abitazioni private.

Appare evidente che la maggior parte dei residenti di zona è costretta a parcheggiare sulla strada o sul marciapiede. Non esistono neanche parcheggi pubblici che possano ovviare a tale situazione. In aggiunta a ciò, vi è la presenza di un ospedale che si è ingrandito a dismisura occupando due porzioni di vie, ma che non ha un parcheggio privato e quindi aggrava pesantemente l’occupazione degli spazi destinati ai residenti.

Le vie della zona inoltre non hanno tutte la stessa ampiezza, in alcune il marciapiede è così ampio che resta un abbondante spazio per il transito di una seconda vettura, passeggini, fattorini con mezzo di trasporto, oltre la vettura parcheggiata sul marciapiede (come in Via Alfredo Catalani, tra via Porpora e Casoretto –  multata). In altre è ridottissimo .

Ci chiediamo come mai in Via Falloppio (vedi foto) sia permesso con segnaletica parcheggiare per metà sul marciapiede, lasciando uno spazio ben più esiguo di quello in Via Catalani lato Casoretto (vedi foto) e ci chiediamo ancora come sia permesso ai residenti di Via Catalani, lato ICCS, parcheggiare sul marciapiede, lasciando uno spazio minimo del marciapiede (come da foto) – senza essere multate.

Questo trattamento difforme ci fa pensare che manchi la progettualità ed anche la volontà di prendere posizione su questa gravosa questione. Eppure il Comune di Milano, Assessore alla Mobilità e Lavori Pubblici aveva inviato a tutti i residenti della zona in data aprile 2021 una comunicazione in cui si informava che avrebbe provveduto con segnalazioni di sosta regolamentata. Ad Oggi non è stato fatto nulla di quanto enunciato e previsto nella lettera e quindi ad oggi non sappiamo come disporre le automobili perché anche quelle parcheggiate a spina di pesce sono state multate.

Conclusione, riteniamo il Comune responsabile del disagio che provoca costantemente ai cittadini.

Chiediamo inoltre più collaborazione con il Consiglio di zona, soprattutto in concomitanza del mercato nella via parallela Ampère (giovedì) o di altre manifestazioni zonali.

Confidiamo in un positivo e sollecito riscontro.

Cordialmente


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