una premonizione?

Il papa visiterà Milano il prossimo 25 marzo

Cosa ne pensa Nostradamus?

II-97
Romain Pontife garde de t’approcher
De la cité que deux fleuves arrose,
Ton sang viendra auprès de là cracher,
Toy et les tiens quand fleurira la rose.

(o Pontefice romano, attento ad avvicinarti alla città dei due fiumi nel periodo di fioritura della rosa, perché altrimenti il tuo sangue scorrerà insieme a quello dei tuoi colleghi)

La “sacra spina” è celebrata il 27 marzo. La rosa, dunque, fiorisce anche a marzo …!
DEUX FLEUVES … potrebbero essere i DUE NAVIGLI
Ed in un altra quartina si parla di “omicidio” nella città che ha per sigla FERT

IX-74
Dans la cité de Fert sod homicide,
Fait, & fait multe beuf arant ne macter,
Retours encores aux honneurs d’Artemide
Et à Vulcan corps morts sepulturer.

(nella città di FERT avverrà un omicidio, e saranno molti a cadere vittime di una grande caccia, torneremo al tempo di Artemide ed i corpi saranno seppelliti come al tempo di Vulcano)

In Galleria (a Milano) troneggia proprio la scritta “FERT”
Si rivivrà dunque una enorme battuta di caccia (in onore di Artemide, dea della caccia)?
Con molte vittime da seppellire!

Pubblicato in Controcorrente, Cultura | Lascia un commento

a teatro con … facebook!

ieri sono andato a teatro e, come faccio sempre, ho lasciato il cellulare a casa.
D’altronde cerco di portarlo dietro il meno possibile.
Lo lascio a casa quando vado al ristorante, quando vado al cinema, quando vado al mare …
Insomma, cerco di usarlo solo il minimo indispensabile.
Ho potuto così notare come tutti, ma proprio tutti, avessero invece il loro bell’aggeggino sempre a portata di mano.
Devo dire che sono stati tutti bravi nello spegnere il cellulare prima dell’inizio dello spettacolo.
Però ho potuto notare come, pur mantenendo il volume a zero, fossero parecchi quelli che ogni tre minuti dovevano controllare facebook.
Nel buio del teatro le “lucine” degli schermi brillavano, aiutando a distogliere la concentrazione dallo spettacolo.
Ma davvero non si può più fare a meno di portarsi sempre appresso il cellulare (di ultima generazione) e, soprattutto, non si può fare a meno di controllare facebook ogni tre minuti.
Ad un certo punto (ormai distratto dalle continue accensioni dei video) ho fatto una scommessa con me stesso: “scommettiamo che questa signora seduta qui davanti a me, non riesce a stare tre minuti senza accendere il video e guardare facebook?”
Ho vinto la scommessa.
Uscendo, a fine spettacolo, gliel’ho detto: “ho vinto la scommessa!”.
Mi ha guardato strano.
Sicuramente avrà pensato che non ci sono con la testa.
Non mi sono preso la briga di spiegarle, tanto non avrebbe capito.
Ormai la droga non si chiama più eroina o cocaina, ma “facebook”.
Paolo Federici

Pubblicato in Controcorrente, Cultura, Sanità | Lascia un commento

Mediaset Premium

mio suocero ha superato gli ottantanni e l’anno scorso si è abbonato a Mediaset  Premium, ma da un paio di mesi non riesce più a vedere nessuna partita.

Ha provato a chiamare, ma … lasciamo perdere (grande invenzione i “call center”. Sull’utilità ho qualche dubbio).

Allora ha sospeso il pagamento, così dopo meno di un mese Mediaset lo ha chiamato per “sollecitare” il pagamento.

E lui gli ha spiegato: “non riesco a vedere le partite, quindi non pago. Mandatemi un tecnico che risolva il problema ed io ricomincio a pagare!”

Allora gli hanno chiesto di controllare un codice sul televisore e dopo che lui glielo ha dato gli hanno spiegato: “Abbiamo aggiornato i nostri sistemi e la sua televisione è troppo vecchia.”

“E quindi?”

“E quindi lei dovrebbe acquistare un nuovo televisore. Oppure un decoder.”

“Senta, di comprare un nuovo televisore non ci penso proprio. Il problema lo avete causato voi, quindi risolvetelo voi. Se ci vuole un decoder mi mandate un tecnico che me lo installi. Con un decoder fornito da voi. Altrimenti lasciamo le cose come stanno. Io non vedo i vostri programmi e voi non vedete i miei soldi.”

“Allora ci deve mandare una raccomandata con la disdetta…”

“La disdetta gliela do al telefono. Visto che le telefonate le registrate, siamo a posto. Buona sera.”

Che dite, gli faranno causa?

Paolo Federici

Pubblicato in Controcorrente, Generale | Lascia un commento

APOTHEKE

l’isola di Idra è un piccolo gioiello dell’arcipelago greco.
Non ci sono auto, né moto.
Persone e merci si muovono a dorso di mulo ed è facile incontrare uomini che spingono (o tirano) carretti carichi di materiale.
La maggior parte dei visitatori passeggia sul borgo marinaro.
Qualcuno si azzarda a salire per le stradine che si inerpicano su per la collina.
Tra le diverse costruzioni ecco la farmacia (in greco “APOTHEKE): un negozio di quelli all’antica, con i vasi che contengono i diversi prodotti che il farmacista mescola sapientemente secondo antiche ricette.

Hydra_isola7Un cartello in vetrina avverte: “NO PHOTO”
Il farmacista è comodamente seduto in veranda e allora, ingenuamente, gli chiedo: “perché NO PHOTO?”
E lui, di rimando: “perché sono stufo dei turisti che vengono a rompermi le … papalia”
Si affaccia l’aiutante (forse il figlio) che gli da man forte: “noi qui vendiamo medicine, non siamo un negozio di fotografia!”
Gentilissimi davvero.
Se fossi io il proprietario di quella farmacia mi sarei inventato un qualche “elisir” da proporre ai turisti tra una fotografia e l’altra.
(In un altro paese, in un altro mondo, mi era capitato proprio di imbattermi in una farmacia molto pittoresca. Dove potevi divertirti a fotografare e poi una bottiglietta di liquore della casa te la compravi!)
Come sempre ogni medaglia ha il suo rovescio: anziché essere così “ringhiosi” nei confronti dei turisti amanti della fotografia (e che comunque qualcosa portano e lasciano sull’isola) potrebbero rendere profittevole la loro invidiabile posizione.
Ma è più facile essere sembre arrabbiati che pensare positivo!
Paolo Federici

Pubblicato in Arte, Controcorrente, Cultura | Lascia un commento

Dedicato a cinque sconosciuti

ho dovuto subire un’operazione non da poco che ha comportato la necessità della trasfusione di ben cinque sacche di sangue.
Voglio dire grazie di cuore a quei cinque sconosciuti: mi hanno “regalato” il loro sangue dimostrando che esiste anche un mondo fatto di generosità, solidarietà, disponibilità, altruismo e fratellanza universale.
Non conosco quale sia il colore della loro pelle, quale sia il loro paese di origine, quale sia la loro età, quale sia la loro idea politica, quale sia la loro vita …
So che hanno dedicato parte del loro tempo per andare a donare il “loro” sangue.
Ed è grazie a loro ed a tante persone come loro se la vita vale ancora la pena di essere vissuta.
Però qualcosa, anche solo a livello inconscio, deve essere successo, perché ho queste cinque canzoni che mi rimbalzano in testa:
Io non ti conosco, io non so chi sei …
Ho il tuo sangue nelle vene, e ti porto nel mio cuore …
C’era una ragazzo, che come me, amava i Beatles ed i Rolling Stones …
Ci vuole pioggia, vento e sangue nelle vene, e sangue nelle vene, e una ragione per vivere, per sollevare le palpebre.
Studentessa universitaria, sfiori la tua pancia, dentro c’è una bella novità, che a primavera nascerà per farti compagnia.
Dal che ho dedotto che:
Il primo donatore deve avere almeno passato i cinquanta
La seconda è una donna, anch’essa già oltre gli “anta”
Il terzo è un sognatore (ed i sognatori, si sa, non hanno età!)
Il quarto un ragazzo di oggi
La quinta una studentessa universitaria (da poco … incinta)
Ci avrò azzeccato?
Se non altro mi hanno dato la voglia di tornare a sorridere alla vita!
Che non è certo cosa da poco.
Paolo

(p.s.: tranquilli, sono già rientrato al lavoro più forte e più sano di prima!)

Pubblicato in Arte, Cultura, Sanità | Lascia un commento

La povera Rosetta

Il tredici di agosto
in una notte scura
commisero un delitto
gli agenti di questura

Hanno ammazzato un angelo
di nome era Rosetta
era di Piazza Vetra
battea la colonnetta.

Rosetta mia Rosetta
dal mondo sei sparita
lasciando in gran dolore
tutta la malavita.

Tutta la malavita
era vestita in nero
per ‘compagnar Rosetta,
Rosetta al cimitero.

Le sue compagne tutte
eran vestite in bianco
per ‘compagnar Rosetta
Rosetta al Campo Santo.

Si sente pianger forte
in questa brutta sera:
piange la Piazza Vetra
e piange la ligera.

O guardia calabrese
per te sarà finita
perché te l’ha giurata
tutta la malavita.

Dormi Rosetta dormi
giù nella fredda terra
a chi t’ha pugnalato
noi gli farem la guerra.

E tu che sei nel cielo
ti sei purificata
prega pei tuoi fratelli
che t’hanno sempre amata.

(canzone popolare milanese)

Video | Pubblicato il di | 2 commenti

Dio, che donna!

Dio che donna, Dio che tosa
e che gamb, che portament,
col davant tutti content
con dedree che incoeu se usa
bella, bella come on fior,
Dio che donna, Dio che amor!

Seri lì sul marciapèe
a guardà per on taxi,
la me fa: “Se dici sì
ce ne andiamo io e te …”
“Andà indoe?” “A fà l’amor!”
Dio che donna, che splendor!

Come fann cont on fiolett
la me ciappa per ‘na man
la me pòrta sù al quart pian
d’ona cà, lì vers Lorett,
lo soa ciav l’è già in la busa,
Dio che donna, Dio che tosa.

Mi la guardi esterreffa:
la me fa settà in poltrona
la me dis: “Sont la toa donna!”
“No, on moment, mi son sposaa …
L’è vint ann che gh’hoo miee ..”
Dio che donna, che belee!

“Ma ‘se importa la miee?
Chi te seet e chi son mì …
Mettes commod, sù chì i pée
Gh’è on “relax” mej de quest chì?”
Ed intanta la me tocca,
Dio che donna, Dio che bocca …

La me desfa la cravatta,
la me derva la giachetta,
la ziffòla ‘me ‘na gatta:
la soa man l’è ona saetta,
che la va de chì e de là,
mì me senti tutt sudaa.

La me guarda, la me attira,
la fa finta de svegnì,
la me ciama, la sospira
a tusscòss la da del tì:
poeu la scatta ‘me ‘na furia,
Dio che donna, che lussuria

Mi ghe disi: nò fa adasi,
dopo tutt gh’hoo no premura …
La me basa, mì la basi,
l’è ona forza de natura.
“Sì, sì, sì” la me dis lee,
podi manca stagh adrée.

Poeu, de colp sul pussee bell,
quand me senti in paradis
e me par de toccà i stell,
la se ferma all’improvis
la se mett a caragnà,
Dio che donna … ‘se la gh’ha?

“Ma ‘ste gh’heet?” ghe disi mì,
“Se t’hoo faa? Coss’è success?” …
“Semper pensi al mè marì …”
Mi ghe disi: “Pròppi adess?”
“Guardel lì in fotografia”
“Quand l’è inscì pòdi andà via” …

“Dess ghe spieghi” la me fa
con la faccia disperada,
“me marì l’è mòrt duu ann fa
e son minga rassegnada
e l’è mòrt pròppi chinscì …”
“Sora el lett in doe son mì?”

“Coss’importa? Femm no stòri
stemm nò lì a sottilizzà,
l’è on lett pien di mè memòri,
e poeu in fond a tì s’te fa?”
“A mi nient, quest chì l’è vera
Ma chì cambia l’atmosfera!”

Ed intanta che cicciari,
lee la piang, la se confessa,
la me volta el tafanari
che l’è tutta ‘na promessa,
la me dis: “Famm no soffrì,
devi fà l’amor con tì.”

“Ma son chi per dà ‘na man,
semm al mond per aiutass”
– ghe rispondi – “Anca diman,
torni chì senza frecass …”
La dis: “Grazie” – la sospira –
Dio che donna, che vampira!

Chi pensava, dimm tì, chì?
Che ona donna la podess
la memoria del marì
onorà con tant success?
Gh’hoo la testa on poo confusa,
Dio che donna, Dio che tosa!

(poesia meneghina di Attilio Carosso)

Pubblicato in Cultura, Poesia | Lascia un commento