Schrodinger, chi era costui?

Schrodinger è un famoso fisico che contribuì a porre le basi della fisica quantistica con il suo gatto.
(Se non avete idee di quello che io stia dicendo, cercate su internet il gatto di Schrodinger).
In pratica esistono due verità contrapposte che, fino ad un certo momento, sono entrambe vere.
Il gatto di Schrodinger sta in una scatola ed è contemporanemante vivo e morto (fino a che qualcuno non vada ad aprirla!).
Oggi su internet trovate tutto ed il contrario di tutto: il vaccino fa bene, il vaccino fa male. Mussolini era un grande uomo, Mussolini era un delinquente. Lo stesso vale per Lenin, per Castro, per qualsiasi leader storico da Giulio Cesare a Napoleone (anche Andreotti era il miglior politico italiano e contemporaneamente era il peggiore).
Insomma, dipende da cosa cercate.
Si chiama “bias” (è una forma di distorsione della valutazione causata dal pregiudizio).
Cioè, se voi siete già convinti che il vaccino faccia bene, troverete una marea di articoli che dicono che il vaccino fa bene.
Se, viceversa, voi siete già convinti che il vaccino faccia male, troverete una marea di articoli che dicono che il vaccino fa male.
E questo “bias” vale per tutto: vale per chi sostiene che la terra sia piatta, vale per chi sostiene che l’uomo non sia mai stato sulla luna.
Vale anche per chi crede (o non crede) in Dio.
Quindi cercare di convincere qualcuno che è già convinto di una cosa è tempo perso.
Non serve la scienza, non servono le “prove”, non servono gli “esperti”.
Volete un ultimo esempio: se in una bottiglia da un litro, mettete mezzo litro d’acqua, quella bottigia sarà mezza vuota o mezza piena?
E qui la differenza rimane anche “dopo” che avete aperto la bottiglia (mentre almeno con il gatto di Schrodinger, una volta aperta la scatola la verità sarà una sola.)
A questo punto, considerato che ad ogni verità corrisponde un’altra verità uguale e contraria, visto che non si può cambiare l’oggettività della situazione, non vale forse la pena cambiare la soggettività?
Cioè, visto che possiamo scegliere tra le due verità che ci vengono proposte, non è meglio scegliere la migliore?
Tra trovare il gatto vivo e trovarlo morto, non sarà meglio pensarlo vivo?
Quanto alla bottiglia, vale la pena di pensarla ottimisticamente mezza piena.
Lo stesso vale per il vaccino… e perfino per quanto riguarda Dio (tra credere e non credere, se avete studiato Blaise Pascal, è decisamente meglio la prima scelta, per una semplice questione di probabilità!).
Se poi preferite farvi del male, continuando a vedere la bottiglia mezza vuota, cosa ci posso fare?
Il bias, d’altronde, non perdona.
E se voi siete condizionati dal bias … non posso certo biasimarvi!
Paolo Federici

(forse anch’io sono condizionato dal bias! Ma almeno, sapendo di poterlo essere, cerco di evitare pregiudizi ed approfondire gli argomenti secondo altri punti di vista. Però con la questione della terra piatta proprio non ce la faccio! Né, tantomeno, con chi vede gli svantaggi del vaccino.)

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c’era una volta il bicameralismo

i Deputati erano eletti alla Camera da tutti gli elettori, i Senatori erano eletti al Senato solo dagli elettori più “anziani”.
Si trattava di un modo per differenziare la composizione dei due rami del Parlamento ed avere un doppio esame di tutte le leggi.
Dopo 75 anni dalla Costituzione ci si è resi conto che questo doppio passaggio, avanti e indietro (per ogni modifica voluta in una Camera, si doveva riproporla anche nell’altra!) comportava solo un rallentamento esagerato dell’iter parlamentare.
La soluzione era a portata di mano: si poteva modificare la Costituzione limitando l’iter legislativo ad una sola Camera.
Avremmo preso i classici due piccioni con una sola … modifica.
Le procedure sarebbero state più snelle ed il numero dei Parlamentari si sarebbe ridotto.
Ma in quel dicembre del 2016 il Popolo Italiano, chiamato a pronunciarsi sulla questione, preferì votare no.
Da allora cosa è successo?
Il taglio dei Parlamentari è stato fatto lo stesso, ma tagliando con l’accetta e senza una vera logica.
L’iter burocratico è rimasto invariato.
In compenso la differenziazione negli elettori è venuta a cadere, visto che adesso gli stessi elettori votano sia per la Camera che per il Senato, senza distinzione di età.
Insomma, sono rimasti gli aspetti negativi (doppio passaggio della discussione delle leggi) e l’unico aspetto positivo (riduzione dei parlamentari) è stato mistificato e negativizzato.
In compenso non c’è più alcuna differenza tra l’uno a l’altro ramo del Parlamento, come se fossero una cosa (una Camera!) sola.
Contenti?
E pensare che bastava un sì!
Paolo Federici

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Scherzo o son desto?

su facebook ci sono gruppi che si dedicano a criticare.
Voi non lo sapete, ma se vi è capitato di scrivere un’inesattezza, potreste essere messi alla berlina e guardati in cagnesco.
(Vostra eccellenza che mi sta in cagnesco per que’ pochi scherzucci di dozzina, e mi gabella per anti-tedesco perchè metto le birbe alla berlina …!)
Magari l’inesattezza l’avete scritta volutamente, pensando di fare uno scherzo agli amici … ed invece qualcuno prende sul serio il vostro scritto e scatena la campagna ossessiva contro di voi.
Dopo l’errore vero della targa Azelio Ciampi, qualcuno ha pubblicato una targa falsa con scritto “via C’è Guevara” … ed i commmenti non si sono fatti attendere.
Mi chiedo: ma quelli abituati a criticare chi sbaglia, non si accorgono che talvolta sono loro stessi vittime di un qualche scherzo?
Così mi è nata l’idea di fotografare la targa che c’è a Milano in “VIA DELLA SCALA” (sì, quella che da proprio sul Teatro più famoso al mondo!) … e postarla con una domanda: “ma non si chiamava Delia Scala?”
Non vi dico la pioggia di critiche che mi sono arrivate, come fossi l’ultimo degli stupidi.
Quando, dopo un po’ di commenti, ho rivelato: “grazie per aver partecipato al mio test. Volevo verificare in quanti fossero in grado di distinguere un post comico da uno serio”, mi aspettavo qualche risata ed un po’ di esami di coscienza tra chi è sempre convinto di avere un’intelligenza superiore per cui tutti gli altri sono sempre e comunque esseri inferiori … ed invece sono stato sbattuto fuori dal gruppo.

Paolo Federici

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c’era una volta … la monetina!

me la ricordo bene, quella semifinale della coppa Europa del 1968.
Affrontavamo la Russia: una partita tiratissima, ma senza gol.
Si andò ai supplementari ed ancora … niente gol.
Allora non c’erano i rigori.
Le due squadre rientrano negli spogliatoi e la vincente sarà decisa con il lancio di una monetina.
Noi restiamo incollati alla televisione, senza sapere cosa stia succedendo.
La tensione è massima, l’attesa infinita.
Non ci sono giornalisti negli spogliatoi che possano raccontare cosa stia succedendo.
Questa aria da “io era tra color che son sospesi” … con gli occhi puntati sul varco che dagli spogliatoi porta al campo.
Avete presente quando siete in attesa delle vostre valigie, all’aeroporto: non arrivano, non arrivano mai.
“Mamma mia dammi cento lire, che in finale io voglio andar …”
Eh sì, la monetina era una di quelle da cento lire, e solo la fortuna decise a nostro favore.
In fondo, l’ho sempre pensato che nella vita ci vuole fortuna … e quel giorno la fortuna arrise all’Italia!
Ieri, la lotteria dei rigori (ormai lo sappiamo, quella dei rigori è proprio una gara combattuta sulla ruota della fortuna!) è stata vinta dagli azzurri.
Ah, nel 1968 … venivamo da una cocente sconfitta ai mondiali del 1966 (contro la Corea del Nord!). Oggi veniamo da una altrettanto cocente estromissione dagli ultimi mondiali.
E la finale la giocammo contro una fortissima Jugoslavia …
Chissà che non sia di buon auspicio sapere che giocheremo contro una fortissima (Inghilterra? A casa sua?) questa nuova finale.
E se la serie dovesse continuare, al prossimo mondiale … potremmo fare cose egregie (ricordate Italia-Germania del 1970?)
Insomma, a volte ritornano
Paolo

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Una storia… breve!

nacque un giorno di ottobre, il quattro per l’esattezza, festa di San Francesco.
Nei tempi antichi si usava dare al nascituro il nome del santo ricorrente lo stesso giorno della nascita.
Ma per trovare un vero Francesco bisognerà aspettare ancora un po’ di anni: almeno finché non arriverà un uomo che siamo andati a prendere alla fine del mondo. Ma questa è un’altra storia.
Il nostro nascituro cresce e si trasforma: ma non riuscirà a terminare le scuole medie.
Come nel caso del “Visconte Dimezzato” di Italo Calvino si troverà ad essere tagliato in due appena terminata la prima media.
Ecco, se Calvino fosse ancora vivo potrebbe prendere spunto ed aggiungere alla sua trilogia (Il barone rampante, il visconte dimezzato, il cavaliere inesistente) un nuovo capitolo: il Conte degrillizzato.
Ah, per chi non l’avesse ancora capito, quel ragazzino nato il 4 ottobre 2009 non è altri che quel Movimento oggi in fase decisamente calante.
Paolo Federici

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La furbizia degli italiani

abito in una villetta a schiera e noto che in una delle villette vicino alla mia stanno sistemando la facciata.
Quasi quasi, sarebbe ora (dopo più di trent’anni!) che lo facessimo anche noi.
Chiedo:
“Possiamo farlo anche nella nostra?”
“Certo. Anche in altre due villette ci hanno già passato l’ordine …”
“Bene, e di che cifra stiamo parlando?”
“Siamo intorno ai 2000 euro!”
“Ah, sia chiaro, lo dico subito: io voglio la fattura!”
“No, ma perché? Con la fattura devo metterci l’Iva, le viene a costare di più.”
“Lasciamo stare, è stato un piacere, la saluto.”
Per principio, io chiedo sempre la fattura (me la fa anche il dentista, che ormai non mi chiede nemmeno più se la voglio!) e se questo vuol dire pagare di più, consideratelo come il piacere dell’onestà!
🙂
Dopo due giorni mi fermano:
“Guardi che non è che non voglio fare la fattura. Il fatto è che ho studiato un prezzo speciale ma perché gli altri me l’hanno chiesto a nero. Se lei vuole la fattura, io gliela faccio, ma dobbiamo accordarci diversamente.”
Ci accordiamo: i 2000 euro diventano 2800, con la scusa che nella mia villetta c’è qualche lavoro di più da fare. Mi pittureranno anche le inferriate (che gli altri si fanno da soli), mi sistemeranno alcune piastrelle traballanti nel vialetto d’ingresso (che gli altri non hanno).
Insomma, gli passo l’ordine.
Mi fa la fattura: è datata 20 maggio ed è la numero 3!
Sto facendo il bonifico ed in automatico il sistema mi segnala che il rifacimento facciate prevedere un rimborso del 90 per cento da parte dello Stato.
Chiamo il mio commercialista.
“Ma i lavori che faccio io rientrano nella legge che prevede il rimborso del 90 per cento?”
“Certamente sì. Indicalo nel bonifico, inserisci i riferimenti della fattura e sei a posto!”
“Wow, ma che bella sorpresa!”
Alla fine, il lavoro agli altri costerà 2000 euro a nero … a me ne costerà solo 280 e con tutte le carte in regola.
Meditate, gente, meditate!
Paolo Federici.

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Dialogo sulla stupidità

se io fossi stupido, come potrei fare per saperlo? Per accertarlo sarebbe necessario fare un ragionamento intelligente, ma come fa uno stupido a fare un ragionamento intelligente? Per quanto tu possa cercare di farmi ragionare, la cosa è impossibile. Quindi, come per il sesso degli angeli, non possiamo saperlo.

beh, il solo fatto che tu ti ponga la domanda è già un notevole passo avanti rispetto a chi la domanda non se la fa proprio. Come per l’esistenza di Dio: c’è chi ci crede e chi non ci crede. Poi c’è chi si interroga e cerca di arrivare a darsi una risposta. Ci sarà una differenza tra chi è certo (dell’una o dell’altra ipotesi) e chi invece dubita? E se chi dubita alla fine arriva comunque alla stessa conclusione di uno dei due che non dubitano, la valenza della risposta pur essendo uguale è diversa. Mi spiego meglio: si può trovare una risposta facendo testa o croce, oppure studiando per anni e cercando di approfondire il più possibile la questione.

siccome quanto tu stai dicendo riesco a capirlo, debbo presumere di essere sufficientemente intelligente per non essere stupido. Ma a questa conclusione ci posso arrivare solo con l’intelligenza, e quindi torniamo da capo: come posso convincere uno stupido della sua stupidità?

per quello dobbiamo rifarci ad Einstein ed al suo famoso postulato: due cose sono infinite, l’universo e la stupidità umana, ma sull’universo ho qualche dubbio.

quindi esiste una maniera per superare la stupidità: è il dubbio. Cartesio lo diceva già qualche secolo fa: “dubito ergo cogito (dubito, il che significa che penso!), cogito ergo sum (penso dunque esisto). Dubitate gente, dubitate. Solo gli stupidi vivono di certezze.

E come diceva Bellavista: “Solo gli imbecilli non hanno dubbi”; “Ne sei sicuro?”; “Non ho alcun dubbio!”

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Cinque

E così sono arrivato a leggere il quinto libro di Ursula Poznanski.
Come si intitola?
Cinque.
Anzi: “5”
Una specie di serial killer (arriverà ad uccidere cinque persone) prima di colpire le sue vittime manda degli indovinelli alla polizia.
Il bello è che, grazie alle sue grandi capacità investigative, Beatrice (investigatice della polizia di Salisburgo) risolve gli indovinelli ed arriva a mettere in guardia le prossime vittime … ma è tutto inutile.
Il killer riesce sempre a portare a termine la sua impresa.
Solo che l’intera storia è il ribaltamento totale di quanto appare.
Certo, non ve lo posso dire, se no vi rovino la sorpresa… ma, credetemi, leggere questo libro vi aprirà un mondo.
Auguri e buona lettura.
Paolo Federici

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da Renzi a Draghi

La politica non è un gioco!
Però possiamo imparare a conoscere i nostri rappresentanti … anche giocando!
Ecco il Gioco dell’Oca: le regole le sapete! Basta un dado e qualche segnalino.
Si parte da Renzi per arrivare a Draghi.
Vince chi arriva primo…

dalla collaborazione tra Guido Pagani, autore dei ritratti, e Paolo Federici, ideatore delle regole. Ovviamente vince chi arriva prima alla casella di Draghi

Per avere il tabellone da stampare in formato A1, scrivetemi!

Oppure scaricate il file PDF (A1) da qui: DOWNLOAD

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L’ESTRANEO

dopo aver divorato un paio di libri di Ursula Poznanski e Arno Strobel, ecco il terzo.
Si intitola “L’ESTRANEO” e leggendo la sinossi ne sono conquistato.
Un libro strano, molto strano.
Nella quarta di copertina viene descritto come thriller psicologico.
Johanna sembra aver perso la memoria: non si ricorda più di avere un fidanzato, Erik, il quale fa di tutto per farle tornare la memoria.
Ma c’è qualcun altro che ha perso la memoria.
E se ne accorge man mano che la storia si sviluppa.
Alla fine di ogni capitolo, mi faccio la stessa domanda: ma non è che io questo libro l’ho già letto?
Mi alzo e vado a cercare nella mia libreria.
Ci metto un po’ (i libri sono tanti e senza rispettare un ordine logico) ma poi lo trovo.
Allora è vero, questo libro l’ho già letto.
Eppure continuo a non ricordarmi la trama.
Insomma, devo rileggerlo.
Ricordando, alla fine di ogni pagina, la storia ma sempre non capacitandomi di ricordare il seguito.
Faccio quasi le due di notte ed arrivo alla fine, ricordando, finalmente… tutto.
Una storia bellissima, inquietante per certi versi, ma capisco benissimo cosa significhi perdere la memoria: d’altronde il non ricordare di averlo già letto è essa stessa una prova.
Ora ne ho due copie.
Spero solo di non lasciarmi attrarre dal titolo e dalla sinossi ed acquistarlo una terza volta.
Paolo Federici

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