Papyrus

possedere un libro, un singolo libro, una volta era come, se paragonato al giorno d’oggi, possedere una Ferrari.
Sono pochissimi ad averne una (di Ferrari, intendo), ci capita di vederne passare, magari abbiamo avuto la possibilità di salire, una volta, a bordo.
Ecco, svariate centinaia di anni fa, ai tempi degli egizi, dei greci e dei romani, poteva capitare di vedere un libro.
Era un lusso tenerlo tra le mani e ancora più difficile… leggerlo!
I monarchi illuminati costruivano biblioteche dove poter far confluire i libri e permettere agli amici di poter godere del piacere della lettura.
Immaginate un Bill Gates moderno che costruisce un enorme garage dove tutti possono entrare e salire sui più svariati tipi di automobile.
Una Lancia Aurelia accanto ad una Lamborghini, una Cadillac degli anni ’20 che fa il paio con una Topolino.
Oggi per acquistare un libro bastano pochi euro, un salto nella libreria più vicina o una visita ad un qualche sito web, et voilà: la lettura può avere inizio.
Sarebbe come immaginare, in futuro, di scaricare dal web un’auto per andarci a fare un giro.
Eh sì, una volta, non era così come oggi: i libri erano esemplari unici, la capacità di leggerli era ristretta a pochissime persone (non bastava saper riconoscere le lettere: le frasi erano scritte tutte attaccate, senza punteggiatura, senza separazione tra l’una e l’altra parola) e si leggeva solo a voce alta.
Anche la musicalità (Titire tu patulè, recubans sub tegmine fagi…) aveva la sua importanza.
“I libri non erano una canzone che si cantava con la mente, ma una melodia che balzava alle labbra e risuonava ad alta voce”, scrive l’autrice.
Si dice che Alessandro Magno si portò dietro un libro, uno solo, durante le sue guerre di conquiste: l’Iliade.
Lo teneva sotto il cuscino, insieme alla daga.
Scritto come un romanzo, questo libro (PAPYRUS, di Irene Vallejo) ci racconta la storia della scrittura dalla sua prima apparizione fino ai nostri giorni.
Scopriamo che “all’epoca di Socrate i testi scritti non erano ancora uno strumento abituale e venivano guardati con sospetto.”
Prima tutto si basava sulla memoria: con l’avvento della scrittura, si inizierà a “trascurare la memoria”.
Ed anche: “La scrittura renderà gli uomini esperti di tutto ma privi di una vera istruzione.”
Solo io ci vedo un paragone con il mondo di internet?
Oggi siamo esperti di tutto, basta googlare… e poi?
“L’unica cosa che vale davvero è l’istruzione” recita un epitaffio su un monumento funerario del II secolo avanti Cristo.
Leggendo la storia della scrittura, scopriamo anche che i primi “scrittori” dovevano scrivere una copia del loro libro alla volta (per poi magari farlo ricopiare a qualche scriba…) e regalavano le loro opere agli amici e nessuno vendeva i propri libri.
Beh, in questo nulla è cambiato, almeno per me: anch’io scrivo libri che poi regalo!
Sapete qual è la biblioteca dell’antichità che si è conservata meglio?
Quella di Pompei, perché l’eruzione del Vesuvio ha fermato il tempo per quasi duemila anni e tutto è rimasto come allora: la casa dei papiri, che potete visitare a Pompei, è una piccola biblioteca recuperata quasi per intero.
Se un poeta latino venisse a casa mia oggi (ci racconta l’autrice) rimarrebbe impressionato da una miriade di oggetti a lui sconosciuti.
E ne segue l’elenco: decine e decine di oggetti incredibili (incredibili, per lui!).
L’ascensore, il router, la sveglia, la lavatrice, la radio, i cerotti, l’asciugacapelli … vabbè, vi risparmio l’elenco che, vi garantisco, è lunghissimo.
Sapete quale oggetto riconoscerebbe perché simile a come era al suo tempo?
Il libro, sì!
Saprebbe prenderlo in mano, aprirlo, scorrere le parole, riconoscere l’indice.
Si dice che uno scrittore non debba mai fare passare un giorno senza scrivere qualcosa.
Ecco, io dico che non si dovrebbe mai far passare un giorno senza leggere qualche pagina di un libro, di qualsiasi libro: leggete, leggete… non ve ne pentirete!
Paolo Federici

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ciao, Paolo!

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l’incapacità di fare le cose

bastava prendere un secchio di vernice e tracciare delle strisce bianche a lisca di pesce… a metà sul marciapiede (trattandosi di un marciapiede larghissimo la cosa sarebbe stata perfettamente logica). Invece, meglio non fare niente e MULTARE…
Abbiamo scritto al Comando dei Vigili.
Secondo voi ci risponderanno?

Milano, 5 novembre 2021

Oggetto: multe del 4/11/2021 – situazione parcheggi in Via Alfredo Catalani e zone limitrofe

Egregi Signori,

in aggiunta a quanto già segnalato, vogliamo ribadire quanto segue:

Come ben sapete, il quartiere è formato in prevalenza da edifici dei primi Novecento che, per la maggior parte, non dispongono di parcheggi interni o sotterranei; i pochissimi passi carrabili corrispondono ad abitazioni private.

Appare evidente che la maggior parte dei residenti di zona è costretta a parcheggiare sulla strada o sul marciapiede. Non esistono neanche parcheggi pubblici che possano ovviare a tale situazione. In aggiunta a ciò, vi è la presenza di un ospedale che si è ingrandito a dismisura occupando due porzioni di vie, ma che non ha un parcheggio privato e quindi aggrava pesantemente l’occupazione degli spazi destinati ai residenti.

Le vie della zona inoltre non hanno tutte la stessa ampiezza, in alcune il marciapiede è così ampio che resta un abbondante spazio per il transito di una seconda vettura, passeggini, fattorini con mezzo di trasporto, oltre la vettura parcheggiata sul marciapiede (come in Via Alfredo Catalani, tra via Porpora e Casoretto –  multata). In altre è ridottissimo .

Ci chiediamo come mai in Via Falloppio (vedi foto) sia permesso con segnaletica parcheggiare per metà sul marciapiede, lasciando uno spazio ben più esiguo di quello in Via Catalani lato Casoretto (vedi foto) e ci chiediamo ancora come sia permesso ai residenti di Via Catalani, lato ICCS, parcheggiare sul marciapiede, lasciando uno spazio minimo del marciapiede (come da foto) – senza essere multate.

Questo trattamento difforme ci fa pensare che manchi la progettualità ed anche la volontà di prendere posizione su questa gravosa questione. Eppure il Comune di Milano, Assessore alla Mobilità e Lavori Pubblici aveva inviato a tutti i residenti della zona in data aprile 2021 una comunicazione in cui si informava che avrebbe provveduto con segnalazioni di sosta regolamentata. Ad Oggi non è stato fatto nulla di quanto enunciato e previsto nella lettera e quindi ad oggi non sappiamo come disporre le automobili perché anche quelle parcheggiate a spina di pesce sono state multate.

Conclusione, riteniamo il Comune responsabile del disagio che provoca costantemente ai cittadini.

Chiediamo inoltre più collaborazione con il Consiglio di zona, soprattutto in concomitanza del mercato nella via parallela Ampère (giovedì) o di altre manifestazioni zonali.

Confidiamo in un positivo e sollecito riscontro.

Cordialmente


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La Contessa

per chi, come me, è originario di La Spezia, quando si parla di Contessa, per antonomasia stiamo riferendoci alla Contessa di Castiglione.
Non potevo certo farmi sfuggire l’ultimo libro che racconta la sua storia.
Grazie ad un lavoro certosino, Benedetta Craveri ci racconta la vita di Virginia Oldoini, nata a La Spezia nel 1837.
Se non fosse per il diverso contesto storico, volendola paragonare ad un personaggio del nostro tempo, mi sembra di rivederla in Moana Pozzi.
Capace di elevare l’ars amatoria all’erotismo più artistico… disposta a concedere le sue grazie a chi le richiede, basta solo che sia un uomo di potere, come Vittorio Emanuele II o Napoleone III.
Però oltre alla ricerca della fama e della ricchezza, Virginia è animata da un forte sentimento patriottico.
L’Italia ha bisogno della Francia per scatenare la guerra contro l’Austria e liberarsi della dominazione secolare. Chi, meglio della donna piùbella del mondo, poteva spendersi per convincere l’imperatore a darci una mano?
La verità che affiora dalla biografia è che Virginia era ancora una ragazzina diciassettenne quando si sposa e prende il cognome ed il casato del marito, il Conte di Castiglione, anche se dopo avergli dato un figlio, compiuti i diciotto anni, si trasferisce a Parigi con l’incarico, datole da Cavour, di ammaliare Napoleone (parliamo del nipote del più famoso Bonaparte, ma comunque dell’imperatore francese).
Una Mata Hari italiana?
Una novella Elena di Troia?
Tante sono le donne che hanno vissuto storie simili, ma Benedetta Craveri ce la dipinge nella sua unicità di donna antesignana: il femminismo d’altri tempi quando una donna era capace di porsi al di sopra di tutti gli uomini a cominciare dai più ricchi e potenti.
Quello che è triste è il finale: sola e dimenticata, non le resta che aspettare la morte.
A più di cento anni dalla sua morte, mi piace ricordarla al culmine del suo splendore: d’altronde, i ricordi servono per mantenere viva la memoria ed il miglior omaggio che le si può fare oggi è ammirarla come se ci apparisse al di fuori del tempo, ventenne.
Paolo Federici

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Halloween a Segrate

Oggi pomeriggio a Segrate abbiamo vissuto in una favola.
Due gocce di pioggia, infatti, non hanno fermato la *Caccia al Tesoro* organizzata dall’associazione degli *ArciAllegri* (che non è il circolo dei sostenitori dell’allenatore della Juve).
Abbiamo solo voluto festeggiare in una maniera tutta italiana la festa di Halloween.
Per la liberazione della regina Teodolinda (della famiglia dei Teo, alla quale appartengono anche Teodorico e Teo Teocoli) i pirati delle Barbados (anzi delle Barbudos) chiedevano un riscatto.
I bambini presenti al gazebo hanno aiutato Teodolinda a trovare il tesoro, così da permettere la sua liberazione.
Il tesoro (caramelle, cioccolatini, dolcetti ed altre leccornie) è poi finito diviso equamente tra i bambini e tutti vissero felici e contenti.

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La solitudine dei numeri uno

come Davide contro Golia, quando Salvini chiese i pieni poteri solo un uomo si oppose. Però la sua forza ed i suoi numeri riuscirono a fermare quella marcia trionfale che iniziò in una discoteca sul mare e si arenò in Parlamento.
Quando l’invocazione era “o Conte o morte”, quell’uomo, sostenuto da un manipolo di eroi, ancora lottando contro tutto e tutti, riuscì a far arrivare il salvatore della Patria che risponde al nome di Mario Draghi.
Anziché dirgli grazie, ancora c’era una stragrande maggioranza che lo contestava.
Ma la sua forza stava nei numeri e nella conoscenza della legge, del Parlamento e della Costituzione.
Riportando la discussione nel suo habitat naturale e togliendola dai chiacchiericci televisivi e dai tentativi di indirizzare l’opinione pubblica con insulsi scoop giornalistici, continuava nel suo sforzo immane di imporre la legalità, contro tutto e contro tutti.
E veniamo ad oggi: dopo mesi passati a dire che non c’erano i numeri e che un voto al buio si sarebbe trasformato in un suicidio, ha dovuto soccombere davanti al volere eutanasistico di forze politiche incapaci di fare anche solo due più due.
La mia, adesso, sarà dietrologia ma perché si è deciso di calendarizzare la votazione proprio quel giorno che lui era assente per un convegno all’estero organizzato da mesi?
Decidendolo 24 ore prima, quindi rendendo di fatto impossibile la sua presenza in aula.
Così da poterlo addirittura accusare di assenteismo.
Un vecchio adagio dice “chi non mi vuole, non mi merita” ed io credo proprio che l’Italia non si meriti l’uomo che tutto il mondo ci invidia.

Paolo Federici

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La Spezia, capitale d’Italia

Il 28 agosto 1869 venne inaugurato l’Arsenale militare a La Spezia.
E pensare che l’idea di un grande porto mediterraneo era stata di… Napoleone.
Poi, finalmente, ripresa da Cavour.
Con la creazione del porto militare, La Spezia vide aumentare notevolmente i suoi abitanti.
Il Regno d’Italia, nato da pochissimo (nel 1861) ed ancora mancante di Roma (sarà annessa nel 1870), aveva bisogno di una capitale, seppur temporanea (in futuro quel ruolo sarebbe stato di Roma, ma intanto andava spostata da Torino e dove la si poteva collocare?)
Nel 1848 Vincenzo Gioberti parlava di Spezia come futura “capitale marittima d’Italia” e nel 1864 in una lettera a Vittorio Emanuele II si arrivò a togliere l’aggettivo “marittima”.
Le due candidate erano Firenze e La Spezia.
La prima per questioni culturali e linguistiche (per lo stesso ideale di unificazione linguistica, l’Accademia Navale venne creata in Toscana, ovviamente sul mare: a Livorno), la seconda per questioni militari.
Luigi Nascimbene, ingegnere ed architetto nella lettera al re, poi ampliata nel libello “L’Italia”, scriveva:
Sire, viaggiando d’Etruria lungo il lido del mar Tirreno mi si presenta nuova idea e, pervenuto in Liguria, la inviai al Parlamento.
In allora era messa ancora in spoglie di viaggio e non osò presentarsi alla Maestà Vostra.
Ora, un po’ meglio di vezzi adorna, umilmente si inchina al Vostro Trono e festosa per buona notizia porge a Vostra Maestà lieta parola.
Il nuovo Vostro Regno, o Sire, non si nutre del passato, ma sa creare l’avvenire. Voi che avete fatto il Nuovo Regno, ivi innalzate le mura della nuova Capitale e la Storia pronuncerà chi, di Voi e Pietro, sia il più grande!
Parigi, 14 febbraio 1864.
Poi aggiungeva, tra l’altro: “La Capitale d’Italia dovrebbe essere collocata in un porto di mare e sorgere nuova dalle fondamenta, da cui il commercio, le industrie e tutti gli interessi nazionali riporterebbero immenso vantaggio”.
Un porto dove convergessero “ad un tempo il naviglio mercantile e quello da guerra”, cioè quello che stava accadendo a Spezia, dove già erano iniziati i lavori per l’Arsenale.
“Ora già tutti sanno che qui intendo dire del magnifico golfo della Spezia, il più spazioso e a un tempo il più sicuro porto d’Europa … centro per tutti i punti dell’interno d’Italia e delle sue grandi isole”.
Insomma, La Spezia giunse alla finalissima ma nel duello con Firenze arrivò… seconda.
La Contessa di Castiglione (bellissima nobildonna di origine spezzina ed imparentata con Cavour) era impegnata con l’imperatore francese al quale offriva le sue grazie in cambio dell’aiuto che la Francia stava dando all’Italia nelle guerre d’indipendenza.
Se avesse scelto di offrire le sue grazie al Re d’Italia… oggi La Spezia sarebbe capitale d’Italia.
Paolo Federici

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esperimento culturale

Ho scritto questo testo su facebook:

quando sento i talebani elencare gli obblighi ai quali intendono asservire le donne, inorridisco.
Poi leggo:
La donna impari in silenzio, con tutta sottomissione.
Non sia concesso a nessuna donna di insegnare, né di dettare legge all’uomo; piuttosto se ne stia in atteggiamento tranquillo.
Se dunque una donna non vuol mettersi il velo, si tagli anche i capelli!
Ma se è vergogna per una donna tagliarsi i capelli o radersi, allora si copra.
Come in tutte le comunità dei fedeli, le donne nelle assemblee tacciano perché non è loro permesso parlare; stiano invece sottomesse, come dice anche la legge.
Se vogliono imparare qualche cosa, interroghino a casa i loro mariti, perché è sconveniente per una donna parlare in assemblea.

Meno male che noi siamo distanti anni luce da certe ideologie.

E poi mi sono messo comodo ad aspettare i commenti:

Distanti sì, mille anni luce… non saprei!
Se potessero.
Li stiamo importando e senza dazi.
Pazzesco!
Non può essere vero…
Terrificante.

Cosa c’è di strano? Ehm, quelle frasi sono estratte dalla lettere di San Paolo ai primi cristiani e quella è la base culturale sulla quale si fonda il cristianesimo.
Così, per dire!

Paolo Federici

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L’Anomalia (di Hervé Le Tellier)

una decina di anni fa lessi un libro che si intitolava… L’Anomalia (di Massimiliano Pieraccini).
Poi ne lessi uno di Donato Carrisi (Il Tribunale delle Anime) dove la parola “anomalia” era una delle più presenti nel testo.
(lo recensii così: continuo a sostenere che i libri … siano tutti collegati, tra di loro. Da poco ho letto “L’ANOMALIA” (di Massimiliano Pieraccini) ed ecco in questo libro di Carrisi che L’ANOMALIA appare continuamente, quasi la base sulla quale l’autore costruisce tutto il romanzo (le indagini si basano propria sulla scoperta di ANOMALIE presenti nelle scene dei delitti e la parola “ANOMALIA” è una delle più ripetute, presente finanche nella sovracoperta!). Anche la “location” è, per certi versi, analoga: entrambi i libri raccontano di eventi che si svolgono a PRIPJAT (la città modello abbandonata in tutta fretta dopo il disastro di Chernobyl). Ma la cosa che più mi è piaciuta è stato scoprire che anche Marcus (il protagonista del libro) è dei nostri (di quelli che hanno una particolare malattia genetica che si identifica soprattutto con… le epistassi). Ho dovuto arrivare alle ultime pagine per scoprirlo, ma è stato davvero eccitante leggere: solleva lo sguardo su Marcus e si accorge che ha un’emorragia al naso. “Attento”, gli dice, perché non se n’é reso conto. Lui si porta una mano al viso e poi guarda le dita sporche. “Ogni tanto mi capita. Ma poi passa. Passa sempre” Poi continua:“…l’epistassi. Non so da dove venga, ma fa parte di me.” Benvenuto tra di noi.)
Eccoci dunque al terzo collegamento!
Questo è un bocconcino per palati abituati al gusto prelibato.
Va centellinato come un buon vino.
Va masticato e meditato a dovere.
No, non voglio fare alcuno spoiler, ma un aneddoto ve lo devo raccontare: arrivato alla fine sono rimasto come color che son sospesi. C’erano alcuni interrogativi che restavano senza una vera risposta.
Allora sapete coso ho fatto?
Visto che, per combinazione, mi trovavo a Parigi, in aeroporto ho cercato l’edizione originale (L’Anomalie è un libro scritto in francese!) e me la sono comprata.
Poi, come si fa quando si gioca a poker, sono andato a spillare il finale.
Ecco, adesso era tutto più chiaro.
“Ma davvero?” – direte voi.
Vi vedo già fare spallucce e pensare: “ma chi vuol prendere in giro questo qui? Un italiano che legge un libro in italiano e non lo capisce, poi lo compra in francese, lingua che conosce a malapena, e tutto gli è chiaro!”
Beh, spero almeno di avervi incuriosito: leggetelo e poi ne riparliamo, va bene?
(Magari è tutto un trucco per invogliare alla lettura, oppure è una prova che la teoria sostenuta nel libro ha un fondo di verità!)
A presto
Paolo Federici

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delinquente marocchino

leggo un articolo che parla di un crimine e poi ascolto un intervento della Meloni che si scaglia contro… la nazionalità del delinquente.
Ecco, se volete capire quale sia la differenza tra destra e sinistra è presto detto:
se uno di sinistra legge un articolo su un delinquente marocchino si indigna contro tutti i delinquenti.
Se uno di destra legge un articolo su un delinquente marocchino si indigna contro tutti i marocchini.
Solo che io (uomo di sinistra) mi indigno contro tutti i delinquenti anche quando leggo delinquente italiano, delinquente svedese, delinquente russo… insomma, qualsiasi sia la nazionalità.
Invece l’uomo di destra si indigna sì, ma solo contro il delinquente che è nero, islamico, extracomunitario. Italiani, svedesi e russi… possono continuare a delinquere senza che ci si indigni.
E tu, quando ti indigni?
Paolo Federici

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