Dubito ergo cogito, cogito ergo sum!

finalmente è uscita la motivazione della sentenza a carico di Massimo Bossetti!
Da quanto capisco esiste una ed una sola prova (inoppugnabile) relativa alla presenza del suo DNA sul cadavere.
E allora adesso vi racconto qualcosa di me.
Io soffro di epistassi: improvvisamente il naso si apre come un rubinetto ed ovunque io mi trovi lascio un lago di sangue.
Certo, un attimo dopo sto già tamponando, ma intando il mio sangue ha impregnato la strada (o la camicia, o il pavimento, od un qualche oggetto nelle vicinanze).
Immaginate che qualcuno passi un tamponcino su quella scia di sangue e poi porti il mio DNA (è sì, il mio DNA … è facilmente prelevabile e trasportabile!) sopra un cadavere.
Sarò accusato di omicidio?
Perché la prova maestra (la presenza del mio DNA sul cadavere) sarà inoppugnabile.
Ora vi rivelo un piccolo particolare: anche qualcun altro soffre di epistassi, si chiama Massimo Bossetti.
Siete ancora così sicuri che sia un assassino, dal momento che l’unica prova a suo carico è la presenza di una traccia di sangue (suo!) su un cadavere?
Con una differenza: non è nemmeno così sicuro che quella traccia si riferisca al suo DNA in quanto l’esame NON è nemmeno duplicabile.
Io dubito.
Cartesianamente dubito, ergo cogito. Cogito, ergo sum!
Paolo Federici

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Uno sguardo raro

ho iscritto questo video (CLICK) al concorso http://www.unosguardoraro.org/ (con i sottotitoli in inglese!)

Il filmato in italiano

Il filmato in francese

Il filmato in inglese

il filmato in spagnolo

il filmato in tedesco

giudicate voi!

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Chi vincerà?

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Il diario di Edith

se la realtà non ti piace, basta cambiarla!

Edith vive una vita piatta, solitaria: abbandonata dal marito si trova a doversi preoccupare di un figlio scansafatiche ed ubriacone.
Nel suo diario racconta i fatti di tutti i giorni, ma sono quelli inesistenti dei suoi sogni, o forse delle sue aspettative.
Il figlio diventa un ingegnere di successo, si sposa, ha una bella famiglia, due figli che nascono in rapida successione ed un lavoro esaltante.
Il marito … muore lasciandola vedova e felice.
Anziché annegare nell’alcool si può superare la grettezza di una vita anonima affidandosi ai sogni che, messi nero su bianco in un diario, diventano molto più realistici e veritieri.
La scrittura è fluida e la storia si snoda senza colpi di scena né sorprese.
Insomma, niente di eccezionale.
Ma questo libro mi era stato vivamente consigliato ed io sono uno che i consigli li segue, anche solo per poi pentirsene.
Vabbè, via … la sufficienza se la merita, ma niente di più.
Alla prossima
Paolo Federici

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Si può cambiare il passato, ma non il futuro

41rC4B2ItQLLeggere un libro di Barbara è come ritrovarsi a vivere in un ambiente familiare, ma sempre diverso.
Si, perché lo stile è inconfondibile ma quella che cambia è l’ambientazione.
Abbiamo conosciuto la Francia della rivoluzione con Eufrasia, la Russia degli Zar e dei primi comunisti con Zvjezda.
Poi c’è stata Ersilia.
Ed ecco un’altra donna, anch’essa unica nel suo genere: Efrosina.
Questa volta Barbara ci porta in Transilvania tra lupi e vampiri.
C’è una donna che vive di espedienti (è una ladra furbissima tant’è che è soprannominata “la faina”) salvata da un uomo misterioso. Nobile d’animo e di stato, Victor nasconde però un segreto.
Potrà mai sbocciare l’amore tra … la bella e la bestia?
Lo scopriremo solo leggendo.
Dello stile di Barbara mi piace quella sua capacità di costruire le frasi mettendo alla fine, quasi una ciliegina sulla torta, l’aggettivo principale.
Mi spiego con degli esempi:
“Le disse ironico”
“Lui annuì soddisfatto”
“Concluse oscuro”
“Lo interrogò ardita”
“Lo zittì astioso”
Questo mi ricorda il sistema tedesco di mettere il verbo alla fine.
Ecco, Barbara tradisce le sue origini austro-ungariche (d’altronde vive vicino al confine) proprio con quella particolare aggettivazione finale.
O no?
Solo Barbara potrà dirci se la sua discendenza (in questa o in un’altra vita) si porti dietro qualcosa del vecchio impero.
(So che sta lavorando ad un altro libro ambientato nella Parigi occupata dai tedeschi nel 1943 e lei traccia benissimo le caratteristiche tedesche del tempo. Ma anche francesi. E non vi dirò altro.)
Alla fine il libro si rivela degno di Andersen: una favola bella di quelle col finale “e vissero tutti felici e contenti”.
Da leggere sotto l’ombrellone contemplando il mare per non sentire il freddo dell’inverno transilvano che cerca di gelare le ossa.
Giusto per spiegare il titolo che ho dato a questa recensione: il passato non è quello che sembra e piano piano si rivela nella sua diversità (e per questo “cambia”). Il futuro invece è scritto nel destino al quale è impossibile sfuggire.
Paolo Federici

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Il voto prossimo venturo

Cosa è il voto?
Credo che, detto in poche parole … si tratti della firma di un assegno in bianco!
Con il vostro voto consegnate un assegno in bianco a qualcuno che per i prossimi anni deciderà per voi, spenderà i vostri soldi, stabilirà quante tasse dobbiate pagare, definirà i servizi (sanitari, scolastici, pensionistici) ai quali avrete diritto, sceglierà quali strade, scuole, ospedali costruire. Deciderà se abbattere le vostre case abusive oppure lasciarvi morire quando ci sarà il prossimo terremoto. Vi farà vaccinare oppure lascerà che il morbillo vi porti alla tomba! Suggellerà l’uguaglianza tra i popoli oppure la supremazia dell’italiano. Sceglierà chi aiutare e chi lasciar morire, nel mare dell’indifferenza!
Insomma, mettete nelle sue mani non solo un assegno (in bianco) ma la vostra vita (e anche quella di tanti altri).
E se decidete di NON votare, la cosa semplicemente peggiora: altri decideranno per voi e si prenderanno il vostro assegno in bianco.
Prima di consegnare un assegno in bianco a qualcuno io ci penserei non una o due volte, ma cento volte e cercherei di scegliere non in base alle promesse (sono tutti capaci di promettervi la luna) ma andando a guardare che cosa quel “qualcuno” abbia fatto davvero finora.
Su questa base, io non ho dubbi.
Spero altrettanto per tutti voi.
Paolo Federici

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cinque frasi a caso

nel libro che sto leggendo trovo queste chicche:

  • preferiva rimanere fino a quando tutto il filo spinato non SAREBBE stato recuperato
  • finché l’intero scheletro non SABEBBE stato ricomposto
  • ed io avrei sarei potuto uscire
  • tutto il resto poteva aspettare fino a quando non SAREBBERO stati al sicuro
  • con un po’ di fortuna, quando SAREBBE uscito avrebbe avuto ancora molti anni davanti a se

ma ce ne sono anche altre.

Chiariamo: il libro è bellissimo, la trama avvincente … ed in inglese il congiuntivo non esiste. Ma il traduttore italiano il congiuntivo lo “dovesse” (dovrebbe, doveva? Mah!) sapere.

Ecco il quiz: indovinate di quale libro si tratterebbe (trattasse? Tratterà! Trallallerolà)

Paolo

 

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