Il predatore di anime

non succedeva da tempo che facessi le due di notte.
D’altronde, ormai ho una certa età e quando arriva mezzanotte il sonno mi attanaglia senza scampo.
Invece, questa volta ho dovuto resistere perché volevo arrivare alla fine.
In fondo, il libro lo avevo iniziato il giorno prima e già doverlo piantare lì perché non potevo finirlo in un giorno, aveva condizionato la mia giornata, succube della voglia di andare avanti.
Pur essendo un thriller ha molte caratteristiche in comune con un saggio di filosofia o di antropologia.
C’è di tutto, dalla sociologia alla voglia di giustizia, dai ricordi del ‘giustiziere della notte’ ai temi cari ai supereroi.
Insomma, questo uomo (il personaggio del libro) si prende a cuore le donne vittime di stalking ed applica la giustizia in un modo che piace al lettore, nonostante il suo essere non proprio in linea con la legge.
Ma anche Robin Hood non agiva nel rispetto della legge: esiste una legge morale (lo diceva anche Kant) che guida l’uomo al di là delle convenzioni e delle imposizioni sociali.
Quel confine tra legale ed illegale è sempre più labile e perfino una poliziotta esperta e scafata si lascia catturare dalla tela del ragno.
I colpi di scena non mancano, ma una cosa è certa: la giustizia, quella vera, quella divina, quella morale … ha sempre la meglio.
O quasi.
Per l’autore (che di mestiere, a quanto pare, fa il Capitano dei Carabinieri) questo libro sembra voler essere uno sfogo nei confronti delle difficoltà che affronta un tutore della legge nel difendere le donne vittime di stalking.
Oggi si parla molto di femminicidi, ma cosa fa la Giustizia (quella ‘legale’) per prevenirli ed impedirli?
Lo scontro tra titani tra il difensore delle donne, che agisce spesso contro la legge, e la poliziotta, che invece pretende il rispetto della legalità, porta ad un finale inatteso e sorprendente.
E nel lettore resta il dubbio se schierarsi con l’uno o con l’altra.

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Il Golfo dei Poeti

per chi non lo sapesse, il Golfo di La Spezia è denominato “Golfo dei Poeti”, in quanto molti furono i poeti illustri che soggiornarono tra Lerici e Portovenere. I più famosi sono stati Byron e Shelley, ma da là sono passati anche Charles Dickens, Henry James, Virgina Woolf e David Herbert Lawrence.
Qui (a Tellaro) visse Eugenio Montale (nobel per la letteratura nel 1975).
Perfino Dante, nella Divina Commedia, cita Lerici (nel canto III, del Purgatorio).
Oggi, sarà per i troppi milanesi che vi soggiornano portandosi dietro qualcosa della loro terra, ecco come si presenta:

La foto non è mia. Sto cercando il nome dell’autore per indicarlo…!

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Le mascherine: una storia infinita!

Nella primavera del 2020 ci siamo trovati improvvisamente a vivere una situazione incredibile.
Il prodotto più richiesto al mondo è diventata la mascherina protettiva.
Ci sono Paesi dove l’uso della mascherina è una cosa normale: uno di questi è la Cina.
Ecco che si tratta solo di … centuplicare la produzione, ma per i cinesi non è un problema.
Purtroppo in tanti (forse troppi) si improvvisano manifatturieri.
Così all’urgenza dell’approvvigionamento si unisce la necessità del controllo.
Le mascherine cominciano ad arrivare (interi aerei vengono noleggiati per l’occasione) e le regole sono chiare: bisogna produrre una certificazione che ne attesti la bontà.
Solo che la burocrazia italiana è all’opera.
La stessa certificazione, da un giorno all’altro, non viene più ritenuta valida.
Chi stava importando merce regolare (regolare fino al giorno prima) diventa un contrabbandiere, un trafficante di merce illegale, uno sfruttatore, un delinquente… insomma.
Improvvisamente viene chiesta una diversa certificazione emessa solo da alcuni enti che devono far parte di una particolare lista.
Per avere le nuove certificazioni ci vorranno mesi…
Allora la burocrazia, combattuta tra l’urgenza di dover immettere le mascherine sul mercato e la necessità di essere certi della loro concretezza inventa una corsia preferenziale: ci si può rivolgere all’Inail, chiedendo a loro l’autorizzazione all’importazione.
Ma l’Inail non ha nessuna intenzione di farsi coinvolgere, così avere una tale autorizzazione diventa praticamente impossibile.
La burocrazia allora se ne inventa un’altra: se l’Inail non risponde entro pochi giorni alla richiesta (da fare con mail certificata) l’autorizzazione si ritiene concessa.
Ma la Dogana interpreta diversamente la norma, quindi si riserva il diritto … di vita o di morte sul futuro delle mascherine e chiede comunque una certificazione corretta.
C’è, è vero, una direttiva Europea, ma la burocrazia italiana non la recepisce (parola desueta, ma determinante per chi ne deve subire le conseguenze).
Intanto la Dogana dispone sequestri a non finire: milioni di mascherine vengono prelevate per conto dello Stato (con la scusa dell’urgenza e quella di dover fornire ospedali e strutture sanitarie in maniera prioritaria!) e quindi immesse sul mercato a prezzi decisi in autonomia.
Insomma, oltre la beffa il danno.
Le mascherine, secondo il burocrate capo supremo, non sono in regola, ma la stessa burocrazia può disporne la immissione sul mercato.
Allora qualcuno, certo di avere un prodotto di prima classe, decide di percorrere la strada della certificazione rilasciata da un ente riconosciuto.
Ovviamente ci vuole qualche mese: la merce è stoccata in un magazzino doganale e la giacenza ha un costo.
Ma finalmente arriva la documentazione corretta e si può procedere con lo sdoganamento.
Si potrebbe pensare che l’odissea stia per avere fine.
E invece no: uno zelante direttore di dogana decide di inviare il materiale al laboratorio che ne possa attestare la correttezza.
Ovviamente uno potrebbe chiedersi: ma allora, anziché far passare mesi e mesi, non si poteva fare subito questo controllo?
Suvvia, non fatevi domande logiche: logica e burocrazia viaggiano su due binari distinti destinati a non incontrarsi mai.
Ah… per l’esito degli esami c’è voluto un altro mese.
L’esito è stato positivo e finalmente Ulisse può sbarcare nella sua Itaca e tutti vissero felici e contenti.
Magari proprio tutti no, e magari nemmeno contenti del tutto, ma almeno… tutto è bene ciò che finisce bene.
Paolo Federici

p.s.: purtroppo abbiamo cantato vittoria troppo presto. Un solerte funzionario ha bloccato ancora tutto. Nonostante la bolla doganale fosse stata regolarmente flussata ed approvata dal sistema! Perché? Perché avendo dichiarato un valore ridotto in dogana – visto che è passato quasi un anno, il valore della merce è calato, anche in conseguenza dell’andamento del mercato – la dogana chiede la prova del rimborso della differenza da parte del venditore. Rimborso che non c’è per il semplice motivo che la compensazione viene fatta con un nuovo invio di materiale. Ma questa “matematica” non è comprensibile per il solerte funzionario e quindi siamo punto e a capo. Ah, il valore attualmente dichiarato è superiore a quello ritenuto congruo per la dogana stessa. Cioè, nonostante l’importatore stia comunque dichiarando un valore superiore a quello previsto per legge … il funzionario – forte del suo “lei non sa chi sono io” – continua a bloccare il rilascio della merce)

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DanteDì

ed ecco … il canto terzo del Purgatorio declamato in diretta durante il Dantedì:

CLICK

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La storia delle scarpe … ovvero le scarpe nella storia

24 marzo 2021

serata “zoom” organizzata da “D come Donna” di Segrate

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Il mondo è fatto a scale

c’è chi scende e c’è chi sale.

Dedicato a…

Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare, dice Manzoni.
Ma se uno ha davvero coraggio, oggi ha un modo certo per dimostrarlo: prendere la tessera di Italia Viva.
Perché … quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare!
Poi ci sono quelli che invece preferiscono nascondersi tra le braccia del passato (magari tornando al PD?), dimenticando che la minestra riscaldata non è mai buona.

Temer si dee di sole quelle cose 
c’hanno potenza di fare altrui male; 
de l’altre no, ché non son paurose.
(INFERNO – Canto II)

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viva la D.A.D.

una congrega di giornalisti ha fatto un pubblico appello: Renzi deve smetterla di fare cause contro chi lo diffama.
Scopo del giornalismo, in fondo, non è raccontare ciò che si vuole?
Le notizie, un bravo giornalista, le deve dare sempre e comunque.
Poco importa se siano vere o false.
In fondo, da sempre è stato fatto così.
Fin da quando Goebbels ha spiegato che una menzogna ripetuta mille volte diventa una verità.
E allora basta denunciare chi viene a rubare a casa vostra: Robin Hood ci ha spiegato che rubare ai ricchi non può essere un reato.
Basta prendersela con gli evasori: in fondo fanno quello che tutti vorrebbero fare, cioè non pagare tasse.
In questo mondo alla rovescia, che qualcuno voglia tutelare i propri diritti, difendendosi dalle calunnie, dalla diffamazione, dalle fake news, dalle storie inventate per gettare discredito su di lui… non deve più essere permesso.
Viva la DAD, anzi il DAD: il Diritto Alla Diffamazione.
Paolo Federici

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Insegna Creonte.

Un libro da centellinare, gustandolo come un buon vino. Una profonda disamina dei valori della politica. Violante si presenta raccontandoci di aver passato in Parlamento un tempo infinito (più di Mussolini, più di Stalin … insomma più di altri politici che sembrano essere stati eterni) ma di aver avuto il coraggio di lasciare per fare posto ai giovani. L’aspetto negativo è che il ricambio non c’è stato: in tanti “vecchi” ancora sono saldamente ancorati al loro scranno. E sono, come Creonte, convinti di essere detentori della verità. Ma il mondo ricorderà Antigone ed il suo essere “anti”: è una donna, è contro il potere che si autocelebra, è portatrice di una grande novità che sarà poi ripresa da Kant (la legge morale dentro di me). Leggetelo, se non altro è una boccata di ossigeno perché si possa continuare a sperare non solo in una politica migliore ma anche, e soprattutto, nella giustizia
Paolo Federici

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25 marzo: che il viaggio abbia inizio!

l’anno era il 1300 e quel venerdì 25 marzo un uomo curioso iniziò un curioso viaggio.
Un viaggio che solo pochi avevano intrapreso prima di lui: lo aveva fatto Ulisse, imbattendosi in Tiresia, l’indovino. Lo aveva fatto Orfeo, alla ricerca della sua amata Euridice. Lo aveva fatto Enea, per andare ad incontrare il vecchio padre Anchise. Ed anche Gesù Cristo prima e San Paolo poi.
Stiamo parlando dell’Inferno ed è proprio verso quella mèta che un Dante un poco matto si mette in moto: ed ha inizio il mito!
Ecco perché il 25 marzo si festeggia l’inizio del viaggio, di quel viaggio, un viaggio che da sempre incuriosisce l’uomo!
E noi che facciamo?
Beh, il 25 marzo cominciando alle dieci di mattina ed andando avanti fino a mezzanotte, ci metteremo d’impegno in cento per recitare i cento canti della Divina Commedia.
Lo faremo in streaming, visto che ce lo chiede il Covid, ma sono certo che sarà un evento molto particolare e soprattutto sarà interessante, per me, parteciparvi.
Siccome ho già partecipato ad un evento del genere (allora era il 25 ottobre del 2015) cercherò di riappropriarmi dello stesso canto, il terzo del Purgatorio, quello che racconta la vicenda sfortunata di Manfredi: biondo era e bello e di gentile aspetto, ma l’un de’ cigli un colpo avea diviso

100 lettori per cento canti, dall’alba al tramonto
Nel 700° quest’anno della morte di Dante, il 25 marzo nella Giornata istituita per celebrare Dante, l’Associazione Culturale Orizzonte e la Compagnia Ora in Scena! propongono di dedicare la giornata alla Lectura Dantis, la Divina Commedia non stop in live streaming dall’alba al tramonto, cento voci per Dante, coinvolgendo le Compagnie teatrali locali, le Associazioni Culturali e i semplici cittadini.

Potrai seguire la diretta da spettatore sul canale you tube dedicato: bit.ly/sgm_Dantedì.

L’iniziativa sarà pubblicizzata sul sito web www.sangiulianonline.it, dove verrà pubblicato il palinsesto completo della maratona letteraria.

ecco il link per godervi lo spettacolo in streaming!

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L’Elogio della follia

Erasmo da Rotterdam, nel suo libro “Elogio della Follia”, ad un certo punto fa un elenco delle diverse categorie di persone.
Ci sono i commercianti, i fraticelli, i pitagorici, i sognatori … ma una categoria mi ha particolarmente intrigato: quella dei politici.
Erasmo la presenta così: “hic candidatus ambit populares honores” (il libro originale è scritto in latino!).
La traduzione (facile, facile) sarebbe “c’è chi si candida perché ambisce agli onori popolari …”, ma in un libro edito dalla Silvio Berlusconi editore e pubblicato nel 1990 (quindi quasi quattro anni prima della famosa “discesa in campo” del Cavaliere) il traduttore la riporta così: “c’è chi scende in campo per una carica pubblica e ricerca i consensi popolari”.
Insomma, non so se Berlusconi prese l’idea da questa particolare traduzione oppure se già quattro anni prima se ne parlasse, almeno nel suo entourage, ma certamente una traduzione del genere lascia perplessi.
Eppure il traduttore di quella edizione è Domenico Magnino, docente di Grammatica greca e latina all’Università di Pavia.
Purtroppo è scomparso nel 2002, quindi diventa difficile chiedere a lui il perché di quella strana traduzione.
Il dubbio rimane …
Paolo Federici

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