Rifugiati in arrivo dall’Ucraina

sì, ci siamo resi disponibili ad ospitare un rifugiato!
Domenica sera è arrivata a casa nostra una signora (un’associazione di volontari è andata a prelevarla in Polonia, portando giù lei ed altre 25 persone.
Ci ha raccontato di una fuga durata una settimana.
Di una bomba caduta vicino a casa sua, della figlia e del genero rimasti a combattere!) e da lunedì è iniziata la via crucis.
Bisogna portarla a fare il tampone (la legge prevede di farglielo fare entro 48 ore, però non si riesce a prendere l’appuntamento.
Alla fine ci riusciamo per mercoledì.
E le 48 ore? Passate… Ed i risultati? Ancora non li abbiamo nonostante siano abbondantemente trascorse altre 48 ore).
Poi bisogna portarla a fare il certificato sanitario provvisorio (non volevano farglielo perché manca un certificato che indichi la data di entrata in Europa!).
Poi bisogna portarla dal medico di famiglia che deve accettare di prenderla in carico (e questo è stato facile! Massimo è un amico, oltre che “il dottore”).
Poi bisogna andare al Commissariato per la registrazione del domicilio (ma il documento non glielo fanno perché manca il certificato che indichi la data di entrata in Europa!).
Ci dicono che dobbiamo rivolgerci al Consolato e richiedere il passaporto. Intanto ci siamo fatti un paio d’ore di coda!
Proviamo a contattare il Consolato, telefonicamente, ma non c’è niente da fare. Decidiamo di andare di persona.
La coda davanti al Consolato è enorme. Stavolta non bastano due ore. Lei riesce a entrare dopo quattro ore.
Ma il passaporto non glielo fanno perché manca il certificato che indichi la data di entrata in Europa! (Sia chiaro, lei ha la carta di identità… quindi i suoi dati, luogo e data di nascita, indirizzo, data di emissione, fotografia… ci sono tutti. Ma manca sempre trenta per fare trentuno).
Un’autocertificazione (lei sa benissimo di aver attraversato la frontiera il 24 marzo) non viene accettata. Dal Consolato le dicono soltanto: “Chiami in Polonia e si faccia recapitare il certificato”.
Non credevo che fosse così complicato aiutare!
Adesso la signora è preoccupata: “Non è che mi rimandano indietro, vero?” “Tranquilla – le diciamo – ti teniamo anche come clandestina”.
(P.s.: siamo riusciti a contattare il coordinamento dei rifugiati in Polonia. Una gentilissima signora cercherà di farci avere quel benedetto certificato… per la gioia dei nostri burocrati!)
(Pp.s. qualcuno mi ha detto: “Ma non potevi accertarti che avesse tutti i documenti in ordine prima di prelevarla dal campo profughi in Polonia?” Il vecchio passaporto lo ha perso, o glielo hanno rubato, e comunque non serve il passaporto agli ucraini per girare in Europa. Noi abbiamo pensato che la priorità fondamentale fosse portarli via da tendoni e brandine e che il resto si sarebbe fatto dopo. Non so se avremmo dovuto lasciarla là solo perché le avevano rubato il passaporto).

aggiornamento (grazie Gianfranco!) :
Innanzitutto è del tutto falso che i cittadini ucraini debbano avere un passaporto. NON E’ VERO. Basta un qualunque documento di identità e in Europa possono girare liberamente. Faccio presente che oltre a passaporti vecchio tipo, carte di identità e semplici certificati di nascita (in cirillico) per i minori, è un documento assolutamente valido anche la cosiddetta Diya, un’app digitale istituita dal governo ucraino per tutti quelli che sono fuggiti senza poter prendere prima un documento, a cui si accede con lo smartphone. È l’esatto analogo del nostro green pass Covid sullo smart phone, un documento che ha piena validità.
L’altra questione è quella di dimostrare che si è entrati in Europa dopo il 24 febbraio. Altra richiesta che, considerando le circostanze, è assurda. La gente, nei primi giorni della guerra, E’ FUGGITA! Il mio collega che è andato, con un gruppo di volontari, al confine di Siret sabato 6 marzo è entrato anche in Ucraina e ha visto con suoi occhi migliaia di mamme, anziani e bambini entrare di corsa in Romania assistiti dai Vigili del Fuoco romeni. Qualcuno davvero crede che per tutta gente  che si fiondava al sicuro esistano timbri o scartoffie? E’ ovvio che l’urgenza della guerra ha prevalso.
Pertanto, e chiudo, finchè esiste ancora questa ridicola richiesta di dimostrare in che giorno esatto si è entrati in EU, per molte persone è semplicemente impossibile.

Informazioni su Paolo Federici

La migliore soddisfazione è sbagliare apposta per dare agli altri l'illusione di essere superiori.
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