un calendario memorabile

Boom di vendite del calendario del Duce.
Mi viene voglia di farne una versione (molto incompleta) anch’io
(cit. Marco da Twitter).

George Santayana: chi non conosce la storia, sarà costretto a riviverla

IL VERO CALENDARIO DEL DUCE

GENNAIO 1943: la ritirata di Russia, la fame ed il freddo che falcidiano le truppe italiane.
Dei 229.000 uomini inviati in Russia, 29.690 furono rimpatriati perché feriti o congelati, 10.300 tornati dai campi di prigionia russi.
Il totale delle perdite fu di 74.800 uomini.

FEBBRAIO 1923: Il deputato Giuseppe Amedeo Modigliani, pacifista convinto, è bastonato dai fascisti; Amadeo Bordiga viene arrestato, nei giorni seguenti arrestano ben 112 dirigenti del partito comunista. Inizia il grande esodo dei comunisti verso la Francia e altri paesi europei.

MARZO 1944: gli alleati del Duce, i nazisti, compiono l’Eccidio delle Fosse Ardeatine. Vengono uccisi 335 civili e militari italiani, prigionieri politici, ebrei o detenuti comuni.

APRILE 1945: il coraggioso e audace Benito Mussolini viene fermato dai partigiani a Dongo durante il tentativo di fuga.
Aveva con sé contanti per circa 230 miliardi di Lire, gioielli e 42 Kg in lingotti d’oro. Aveva preso tutto quel che restava del patrimonio della RSI.

MAGGIO 1939: viene firmato il Patto d’Acciaio, l’alleanza stretta tra Regno d’Italia e la Germania di Hitler. Costerà all’Italia 472.354 vittime. E molti anni di estrema miseria, fame e pianti.

GIUGNO 1924: l’Onorevole Giacomo Matteotti, su espresso ordine del Duce, viene rapito e picchiato a morte.

LUGLIO 1943: Il Gran Consiglio del Fascismo decreta la caduta di Mussolini. l’Italia si arrenderà agli Alleati l’8 settembre del 1943. Mussolini, estromesso dal potere in Parlamento, fondò la RSI con sede a Salò.
Altri due anni di guerra, anche civile, e di morti.

AGOSTO 1944: Eccidio di Sant’Anna di Stazzema, compiuto da reparti nazisti con la collaborazione dei fascisti.
In mezza giornata vennero fucilati centinaia di civili, di cui solo 350 poterono essere identificate; tra le vittime 65 erano bambini minori di 10 anni di età.

SETTEMBRE 1938: a Trieste il Duce annuncia il contenuto delle leggi razziali. Secondo la Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, tra il 1943 e il 1945, le vittime della Shoah in Italia furono 10.348. I sopravvissuti 1.017.

OTTOBRE 1935: Inizio della guerra d’Etiopia, perdite italiane 3.731 soldati, 619 civili, 4.500 àscari . Etiopi morti circa 275.000 (dal Memorandum di Addis Abeba presentato a Londra).
Fu la prima guerra con l’uso massiccio di armi chimiche (iprite) da parte delle truppe italiane.

NOVEMBRE 1921: nasce il PNF, Partito Nazionale Fascista. Con l’emanazione nel 1926 delle cosiddette “leggi fascistissime” il PNF fu l’unico partito ammesso in Italia. Il Gran Consiglio del Fascismo divenne l’organo supremo che coordinava tutte le attività del regime.
Democrazia.

DICEMBRE 1923: Viene stretto un patto di ferro fra la Confindustria e il sindacalismo fascista incarnato nella Confederazione delle corporazioni. In seguito “Il Patto di Palazzo Vidoni” e la “Legge Rocco” porteranno all’abolizione del diritto di sciopero.

(grazie a Marco per il contributo)

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È arrivato …

Ha studiato all’Università di Szeged.
“Dov’è Szeged?” direte voi.
In Ungheria.
Allora, dicevamo.
Ha studiato all’Università di Szeged durante il comunismo.
Nel 1989, dopo la caduta del comunismo è riuscita a fuggire e trasferirsi negli Stati Uniti, dove ha messo a frutto i suoi studi e la sua laurea.
Aveva già 34 anni, essendo nata nel 1955.
Ma le sue indubbie capacità sono risultate evidenti.
Oggi Katalin Kariko è a capo della struttura di Biontech-Pfizer che ha realizzato il primo vaccino contro il Covid-19.
Morale della storia: anche il comunismo ha fatto cose buone.

Paolo Federici

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se ve la siete persa, eccola

la lettera di Renzi a Conte:

Caro Presidente,
in questi giorni il racconto fatto dal Palazzo dice che “quelli di Italia Viva” vogliono le poltrone. È il populismo applicato alla comunicazione. Ma è soprattutto una grande bugia. Noi Ti abbiamo detto in Parlamento che quando un Paese può spendere 209 miliardi di € non si organizzano task force cui dare poteri sostitutivi rispetto al Governo. Non si scambia una sessione del Parlamento con una diretta Facebook. Non si chiede al Consiglio dei Ministri di approvare un documento condiviso all’ultimo momento. Perché questi duecento miliardi di € sono l’ultima chance che abbiamo. Come nota acutamente Mario Draghi: “Il problema è peggiore di quello che appare e le autorità devono agire urgentemente”
La situazione è seria, Presidente. Abbiamo il più alto numero di morti da Covid in Europa. È inutile continuare con la retorica del “va tutto bene”. Nonostante la dedizione e la qualità dei nostri medici, infermieri, farmacisti, volontari siamo purtroppo sul gradino più alto di questo tragico podio. Non dobbiamo colpevolizzare i cittadini che hanno seguito con disciplina le indicazioni del Governo ma dobbiamo riflettere su che cosa non ha funzionato, a cominciare dal difficile rapporto Stato Regioni. Abbiamo sostenuto le Tue misure, anche quando non le condividevamo, perché in una fase terribile di emergenza non ci si può dividere. Possiamo soltanto auspicare che sul vaccino non si ripetano i ritardi dei tamponi o dei banchi a rotelle: l’Italia deve essere in prima fila per efficienza nella distribuzione.
Adesso cerchiamo di non essere i peggiori anche sulla ripresa economica.
Noi, Presidente, vogliamo dare una mano sui contenuti. Perché in discussione sono le idee, non gli incarichi di governo. Teresa, Elena, Ivan – che hanno lavorato bene su agricoltura, famiglie e politiche di genere, export – sono pronti a dimettersi domani, se serve. Noi infatti non concepiamo la politica come occupazione di posti. Non tiriamo a campare, vogliamo cambiare. Non ci basta uno strapuntino, vogliamo la politica.
Sfruttiamo questa opportunità. Decidiamo insieme qual è il posto dell’Italia nel nuovo mondo dell’America di Biden e della nuova Europa. E come ci posizioniamo davanti alle grandi sfide della Pace di Abramo e del secolo asiatico. Andiamo in Africa per creare sviluppo e cooperazione e non con la retorica dei decreti sicurezza del Conte-I. E giochiamo un ruolo nel Mediterraneo dove negli ultimi anni si è fatta meno palpabile la nostra presenza e più forte l’impatto di Turchia e Russia. Tutte sfide che la presidenza di turno del G20, altissimo onore cui sei chiamato, deve affrontare.
Investiamo davvero sulla sostenibilità ambientale. Ma questo non vuol dire richiamare sempre e comunque solo il super bonus del 110%. Eni, Enel, Snam, Saipem sono nel loro settore leader mondiali. Come fare a creare posti di lavoro verdi? Come rilanciare sull’economia circolare partendo da straordinarie esperienze di successo anche italiane, magari legandole alle public utilities? Come guidare il processo di COP26 che Biden ha affidato a Kerry mentre noi in Italia abbiamo uno spezzatino di competenze tra Ambiente, Farnesina e Chigi? Eppure tocca a noi guidare la COP26 quest’anno. Ricordo ciò che ha fatto Hollande quando ospitò i leader a Parigi nel 2015: noi come ci stiamo preparando? La grande sfida dell’idrogeno, la piantumazione di nuovi alberi, la lotta al dissesto idrogeologico, le nuove tecnologie a servizio della sostenibilità: su questo ci trovi appassionati e pronti alla discussione.
Ti facciamo questi esempi, Presidente, perché te li abbiamo già citati in Parlamento. Ma anche perché ti dimostrano che nel piano che hai inviato alle ministre alle due di notte, senza averlo condiviso, c’è un collage di buone proposte senza un’anima, senza una visione, senza un’idea di come vogliamo essere tra vent’anni.
Il Next Generation UE non è un cesto di risorse gratis al quale tutti possiamo attingere a piene mani, con criteri di distribuzione parcellizzati. Le risorse sono vincolate in numerose dimensioni: la destinazione, la tempistica, i risultati, le riforme di sistema che si accompagnano alla spesa. Non è un fondo di 209 miliardi, perché i trasferimenti a fondo perduto sono circa 82 miliardi. Il resto sono prestiti, e quindi equivalgono a risorse a debito. Seppur con due differenze: costeranno meno del nostro debito tradizionale e il rapporto con gli investitori privati è mediato dal bilancio comunitario.
Che senso ha spendere 88 dei 127 miliardi dei prestiti europei solo per finanziare progetti che già esistevano? Abbiamo una visione o abbiamo solo svuotato i cassetti dei ministeri con le vecchie proposte? Pensiamo di non avere idee buone da coltivare oggi? Che fine hanno fatto i documenti di Colao che avevi coinvolto con grande eco mediatica? Hai letto i tanti contenuti ottimi che la società civile ti sta mandando, a cominciare da M&M che riunisce un bel gruppo di professionisti che conoscono lo Stato e che Ti allego per comodità? Ci sono progetti che avrebbero bisogno di prendere tutti e 128 i miliardi dei prestiti. Il Tuo Governo, il Mef, ha deciso di utilizzare solo 40 miliardi per nuovi progetti: sicuro che questo sia la scelta giusta? Noi pensiamo che se ci sono buone idee, questo è il momento per finanziarle. Si fa debito? Certo. Ma l’unico modo di combattere il debito è la crescita, non i sussidi.
In questo senso ci giochiamo la carta delle infrastrutture. Il nostro Piano Shock è stato approvato solo a parole. Le lentezze non sono solo burocratiche ma anche politiche, frutto di indecisioni. Presidente, non importa essere keynesiani per capire che l’unica strada per crescere sono gli investimenti pubblici e privati. Perché non parte la Gronda a Genova? Siamo ancora vittime dell’ideologia di chi come Beppe Grillo voleva mandare l’esercito per bloccarla? E ancora: nel piano che abbiamo letto con attenzione sono scartate inspiegabilmente molte opere. Innanzitutto le metropolitane a cominciare dalla prosecuzione delle linee B1 e C di Roma e della Metro 5 di Milano. Ma tanto è ancora da fare – sia al Nord con la Venezia Trieste – sia al Sud dove tra i lotti mancanti della SS106 e l’alta velocità Salerno Palermo ci sono ancora dieci miliardi pronti da investire. Soldi che creano posti di lavoro, non redditi di cittadinanza. E che fanno PIL molto più di tante altre scelte. Ma le infrastrutture sono un campo enorme: treni, aeroporti, porti, scuole, ospedali, fibra, carceri dove i detenuti vivono in condizioni disumane. Non è un caso se il più brillante politico della nuova generazione americana, Pete Buttigieg, sia stato indicato ieri come Segretario ai Trasporti. Su questo settore ci giochiamo il futuro più che di ogni altro. Te lo abbiamo detto assieme a Nicola Zingaretti un mese fa a Palazzo Chigi: chi come noi ha amministrato sa che una cosa è approvare un decreto, una cosa è veder partire un cantiere. Ci vuole cura per i procedimenti e per i dettagli: non bastano i like su facebook per amministrare un territorio.
Nel mese di agosto un tuo Ministro, Patuanelli, ha chiesto al professor Cingolani, già fondatore dell’IIT di Genova e tra i massimi esperti mondiali di innovazione, di contribuire con un documento che Cingolani ha inviato poi ad altri cinque ministri sul digitale. Personalmente credo che tutto ciò che Cingolani scrive, dall’intelligenza artificiale alla cyber security sia ricco di spunti di grande interesse e pronto a divenire progetto finanziabile a Bruxelles. È chiaro che su questi temi occorrono i professionisti veri. Non possiamo permetterci le figuracce che abbiamo fatto anche solo nella gestione dei siti dell’INPS durante la pandemia perché un Paese che vuole costruire il futuro con il digitale e poi si affida alla logica del click day mostra una contraddizione insanabile. Ti aggiungo che collaborando con varie istituzioni in tutto il mondo è impressionante vedere come molti Paesi stiano investendo grandi risorse – umane prima che economiche – sui temi chiave di AI, IOT, Big Data, bioscienze, robotica. Il mondo corre: noi abbiamo bisogno di una visione come quella espressa da Cingolani, non da una gestione che si perde in mille rivoli e uffici separati. Nel testo che abbiamo letto, invece, il disegno di Cingolani è annacquato e spezzettato, privo di quella unità di fondo indispensabile per una corretta execution.
E come è possibile mettere solo nove miliardi sulla sanità? In tre anni il mio Governo ha messo sette miliardi in più, senza pandemia: ancora oggi i Cinque Stelle definiscono “tagli” questo maggior investimento di sette miliardi in tre anni. Dopo una pandemia e con risorse eccezionali mettiamo solo nove miliardi in cinque anni? E come possiamo dire NO al Mes che ha meno condizionalità del Recovery Fund? Qual è la ragione del nostro rifiuto? I nostri parlamentari hanno proposto una precisa allocazione dei 36 miliardi del MES. Come si può dire no agli investimenti sulla sanità, caro Presidente? Se siamo in emergenza e abbiamo il maggior numero di morti in Europa forse dobbiamo investire di più in Sanità, non credi? Questo rifiuto ideologico del MES mi appare ogni giorno più incomprensibile.
Recuperando i denari del MES, possiamo allocare i nove miliardi originariamente previsti per la sanità su un settore decisivo per il nostro futuro: la cultura e il turismo. Bisogna smetterla con una visione ottocentesca di musei e teatri, come se questi possano essere considerati meri divertissements per annoiati signori: sono la base della nostra identità. E i professionisti che vi lavorano meritano di essere trattati come tali: gli operatori della cultura non sono quelli “che ci fanno divertire” ma coloro che ci ricordano chi siamo, perché viviamo, perché amiamo, perché siamo ancora capaci di sognare. Se davanti a un piano di 200 miliardi l’Italia mette solo 3 miliardi sulla cultura e sul turismo stiamo perdendo noi stessi. Presidente, hai idea di come stanno soffrendo alberghi, ristoranti, città d’arte, operatori?
Perché è il fattore umano a essere decisivo. E questo ci porta a richiamarTi alle responsabilità che tutti abbiamo sulla scuola. Da due mesi i nostri ragazzi non vanno più a scuola: è una tragedia, Presidente, una tragedia. Sussistono le responsabilità delle Regioni, certo; quelle del trasporto pubblico non organizzato per tempo; il grave errore di aver chiuso l’unità di missione sull’edilizia scolastica che oggi tutti dicono di voler riaprire. Ma c’è un dato di fatto: i nostri figli hanno perso un anno rispetto ai ragazzi tedeschi o francesi. Perché loro tengono aperte le scuole, a differenza nostra. È un patrimonio di competenze perse, di relazioni smarrite, di umanità infranta. Misureremo negli anni i danni psicologici per questa generazione condannata alla solitudine in una stagione in cui la relazione è tutto. Ma adesso lavoriamo per riaprire le scuole. I tedeschi e i francesi, non sono migliori di noi: se loro hanno gestito per tempo l’emergenza scolastica, cerchiamo di farlo anche noi. Prendiamo atto che servono i tamponi e i vaccini, non i banchi a rotelle e le autocertificazioni. La didattica a distanza, Presidente, è una sconfitta per tutti. Ma per noi, politici e genitori, è una sconfitta doppia.
Abbiamo il tavolo delle riforme da affrontare. Noi siamo per il maggioritario. Vogliamo sapere la sera delle elezioni chi governa. Vogliamo che governi per cinque anni. Vogliamo che abbia stabilità. Se le altre forze politiche preferiscono un sistema diverso, siamo pronti a sederci e a discuterne. Ma vogliamo farlo in modo serio. Mettendo in campo tutti i correttivi che servono, a cominciare dal superamento del Titolo V della Costituzione sul rapporto Stato Regioni che ha mostrato i limiti più evidenti proprio in questa pandemia.
È vero, come dici spesso, che la prima riforma che dobbiamo fare è quella legata ai tempi della giustizia civile. E pensare di risolverla cancellando la parola prescrizione è un controsenso. Ma è anche vero che nessuna riforma è possibile finché non torniamo alla lettera e allo spirito della Costituzione che prevede una netta differenza – troppo spesso ignorata – tra il garantismo e il giustizialismo. Non si tratta dello stesso -ismo come talvolta purtroppo hai detto anche tu, caro Presidente. Tra garantismo e giustizialismo c’è un abisso. I provvedimenti di riforma o saranno garantisti o non saranno credibili, in Europa come in Italia. E non servono task force contro la corruzione: c’è l’ANAC. E non servono unità di missione al Ministero della Giustizia: basta far funzionare gli uffici che già ci sono.
Nella mia esperienza a Palazzo Chigi il momento più esaltante è stata la scrittura di una nuova pagina sui diritti. Dal terzo settore all’autismo, dal caporalato alla cooperazione internazionale, dai diritti civili al dopo di noi. Oggi però occorre uno sforzo in più. Andare oltre la sfera dei diritti per capire che il presunto Terzo Settore è già il Primo. Rappresenta infatti i valori fondanti del Paese.
L’economia sociale è già una realtà in Italia, rappresentando oltre 360mila organizzazioni e il 5% del nostro prodotto interno lordo. Il cosiddetto non profit, con quasi sei milioni di volontari e un milione di occupati, rappresenta per la sua capillarità, flessibilità e pluralità di intervento il motore sul quale fare leva per attuare un sistema davvero resiliente.
Non si tratta di un settore cui destinare risorse in modo residuale e assistenzialistico, bensì un modello economico stabile su cui innestare i pilastri della ripartenza nel solco della sostenibilità, della transizione ecologica e sostenibile, e dell’innovazione.
Per sua natura, si tratta di un ambito produttivo finalizzato alla generazione di valore sociale in molti ambiti di interesse generale con la precipua caratteristica dell’assenza di scopo di lucro, dove la cura e la presa in carico si esplicano in attività di assistenza socio sanitaria, educazione e formazione, cultura, sport, ambiente e valorizzazione del territorio e dei beni comuni.
E questo ci porta a riflettere sulla vera emergenza di questa stagione: la crisi occupazionale. Quando saranno rimossi i divieti di licenziare vivremo una stagione di crisi senza precedenti. Abbiamo molto apprezzato che Tu abbia scelto la strada della decontribuzione, pilastro di quel JobsAct ingiustamente criticato ma che ha permesso di creare oltre un milione di posti di lavoro. E tuttavia la decontribuzione non basta. Bene la scelta di puntare su Industria 4.0, iniziativa che si deve ai ministri del mio governo Guidi e Calenda. Ma occorre anche e soprattutto una politica industriale che non può essere delegata alla sola Cassa Depositi e Prestiti, Una politica industriale coerente, dall’acciaio alle autostrade, ma ispirata da una visione non populista. E capace di creare posti di lavoro, non sussidi. Perché l’Italia torni a essere davvero una Repubblica democratica fondata sul lavoro. E non sul reddito di cittadinanza.
Permettimi di dire che i sindaci vanno sfidati su progetti di trasformazione urbana come abbiamo fatto con il piano periferie. Se dai i soldi, finiscono nella spesa corrente. Metti i soldi a disposizione dei comuni che hanno i progetti pronti e la musica cambia. La filosofia del rammendo ha ispirato i progetti di ripartenza di molte città che oggi si stanno trasformando. Mettiamo a disposizione dei sindaci un fondo lasciando alle città la responsabilità di spenderli per investimenti: dalla Roma del Giubileo 2025 fino al piccolo comune di montagna, i nostri primi cittadini devono essere sostenuti su progetti di sviluppo reali.
Infine una nota sul passato: spesso citi i Governi precedenti come parte del Problema. Se ti riferisci all’esperienza del governo gialloverde, siamo con Te: gli errori fatti, a cominciare da quota100, sono ancora oggi una pesante eredità per i conti pubblici. Ma se ti riferisci ai nostri a solo scopo di riaffermare la verità ti allego lo studio del professor Fortis sul periodo 2014-2017. Amicus Plato, sed magis amica veritas.
Ti abbiamo detto, caro Presidente, che abbiamo fatto un Governo per evitare i pieni poteri a Salvini. Non li affideremo a altri. L’insistenza con cui non ti apri a un confronto di maggioranza sul ruolo dell’Autorità Delegata è inspiegabile. L’intelligence appartiene a tutti, non è la struttura privata di qualcuno: per questo Ti chiediamo di indicare un nome autorevole per gestire questo settore. Io mi sono avvalso della collaborazione istituzionale di Minniti, Monti ha lavorato con De Gennaro, Berlusconi con Letta: tu non puoi lavorare con te stesso anche in questo settore.
Ci hai sempre chiesto di essere trasparenti e di dire le cose alla luce del sole.
Come vedi lo facciamo animati solo da un desiderio: che l’Italia torni a correre.
Di questi argomenti vogliamo parlare e su questi temi siamo pronti a confrontarci.
Un caro saluto, ci vediamo domani.
Matteo Renzi

tenetela da parte: un giorno la insegneranno nelle scuole!

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serata di poesia, con Raffaele Mangano

alla prossima …!

Paolo Federici

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Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (seconda parte)

questa volta sarò brevissimo. Nella bozza del PNRR c’è questa “lista della spesa”:

La domanda è molto semplice: secondo quali criteri (e da chi) sono state inserite proprio queste cifre?

Perché solo 9 miliardi per la salute e perché solo 3 miliardi per il turismo? (La domanda è stata fatta in Senato … ed è tutt’ora senza risposta!)

Il turismo è uno dei settori più importanti per l’Italia, anche considerato che i luoghi di cultura italiani (che comprendono musei, attrazioni, parchi, archivi e biblioteche) sono pari a 6.610. Gli esercizi alberghieri attivi sono 33.000, mentre quelli extra alberghieri sono 183.000. (da wikipedia)

Gli occupati nel settore del turismo sono il 7 per cento del totale degli occupati in Italia (1.621.000).

Se anche volessimo fare un semplice calcolo matematico (dividendo le somme in base al numero degli impiegati nel settore?), il 7 per cento di 209 miliardi è pari a quasi 15 miliardi e non certo solo 3 …

Così, per dire!

Insomma, mi sembra che chiedere come siano state calcolate le diverse cifre da attribuire ad ogni singolo capitolo di spese sia più che doveroso (domandare è lecito, rispondere – in questo caso – non è solo cortesia!).

Paolo Federici






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Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

Qualcuno l’ha letto? Io sì! (e se volete, eccolo da scaricare)

il Presidente del Consiglio ha inviato ai Parlamentari (nella notte tra il 7 e l’8 dicembre) la bozza del “PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA” denominato #NextGeneration.
125 pagine scritte fitte fitte da sottoscrivere senza indugio, senza alcuna discussione parlamentare, e da inserirsi quasi nascostamente nella legge di bilancio da approvarsi a brevissima scadenza.
Una sola voce si è levata, nell’aula del Senato, per contestare questo “modus operandi” (a cominciare dall’invio “notturno” della mail …!) e soprattutto per evidenziarne le incongruenze.
Io vorrei sapere quanti, tra i 945 parlamentari, siano quelli che hanno letto questo documento!
Magari confrontandolo anche con gli analoghi documenti in discussione in Francia e Germania (giusto per citare un paio di Stati assimilabili all’Italia come estensione e come popolazione!).
Vabbè, vi evidenzierò alcuni dei paragrafi per sveltire la lettura e la comprensione dell’intero documento:

Il Governo prevede che alla caduta del PIL del 2020 (-9%) seguirà un forte rimbalzo nel 2021 (+6%)
(un’ottima notizia, direi. Basata su che cosa? Su una previsione come avviene per i numeri del lotto? Comunque, se la matematica non è un’opinione, se oggi perdo il 9 per cento e domani guadagno il 6 per cento, alla fine ho perso più del 3 per cento. Se ho 100 euro e perdo il 9 per cento mi ritrovo con 91 euro. Se a 91 euro aggiungo il 6 per cento arrivo a 96,5 euro. Siamo d’accordo che 96,5 è inferiore a 100?)

Per uscire da questa crisi e per portare l’Italia sulla frontiera dello sviluppo europeo e mondiale occorrono un progetto chiaro, condiviso e coraggioso per il futuro del Paese, che permetta all’Italia di ripartire rimuovendo gli ostacoli che l’hanno frenata durante l’ultimo ventennio.
(come non essere d’accordo? Certo, occorre un progetto chiaro … e questo non lo è. Un progetto “condiviso”, ma qui si chiede una sottoscrizione al buio senza discussione, un ossimoro dunque?)

Si tratta di obiettivi impegnativi. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza dell’Italia (PNRR) si propone di dare concretezza a questi obiettivi, traducendoli in azioni di riforma e di investimento, con tempi di esecuzione certi e soggetti a un controllo constante e pubblico sulla loro realizzazione.
(belle parole, ma alle quali poi vanno fatti seguire i fatti! Ed io di “fatti” non ne ho trovati.)

La debole capacità amministrativa del settore pubblico italiano ha rappresentato un ostacolo al miglioramento dei servizi offerti e agli investimenti pubblici negli ultimi anni.
(Beh, cominciare ad ammettere che la pubblica amministrazione non funziona a dovere è un ottimo punto di partenza. E quindi? Aumentiamo il numero dei burocrati e dei super-burocrati?)

Secondo le conclusioni del Consiglio europeo, l’insieme dei fondi europei compresi nel Quadro Finanziario Pluriennale e nel Next Generation EU mettono a disposizione dell’Italia un volume di circa 309 miliardi di euro nel periodo 2021-2029.
(309? Io sapevo di 209. Mi sono perso qualcosa per strada, oppure davvero c’è un piccolo errore di 100 miliardi in questa relazione?)

Il presente piano può variare in base alle proposte del parlamento e al negoziato con la task force europea nella struttura del capitolo 2 (progetti e saldi) sempre nel rispetto delle linee economiche indicate nella Nadef.
(quindi sarà discusso in Parlamento? No, pare che non ci sia tempo. Dunque questa frase rappresenta cosa? L’ennesima presa in giro?)

Abbiamo pensato innanzitutto a una riforma dell’IRPEF, perché è l’imposta principale, interessa circa 41 milioni di contribuenti (dichiarazioni 2019 riferite all’anno di imposta 2018), e perché è quella che mostra più di ogni altra evidenti problemi di inefficienza, iniquità verticale e orizzontale e mancanza di trasparenza.
(hanno “pensato” ad una riforma, ma non trovo da nessuna parte quali siano le proposte concrete per tale riforma. Come se un datore di lavoro dicesse ai suoi dipendenti: “ho pensato di darvi un aumento”. E poi lo stipendio continuasse ad essere il solito di sempre.)

Il 13 e 14 ottobre il Parlamento si è pronunciato con un atto di indirizzo, che invita il Governo a predisporre celermente il Piano, garantendo un ampio coinvolgimento del settore privato, degli enti locali e delle eccellenze pubbliche e private che il Paese è in grado di offrire.
(quindi in concreto abbiamo una richiesta del Parlamento perché venga predisposto un piano “celere” e dopo due mesi il piano viene sottoposto al Parlamento stesso chiedendone la sottoscrizione “al buio”. Come dire: “volevate il piano, eccolo. Fine della discussione.”)

Nonostante la pandemia, anche nel 2020 il gettito fiscale ha superato le previsioni, grazie alle misure anti-evasione introdotte negli ultimi anni (compresa la fatturazione digitale obbligatoria). I proventi di una migliore conformità fiscale saranno accantonati in un fondo che finanzierà in parte la riforma fiscale e sosterrà in parte i riacquisti di titoli di Stato.
(il dato di fatto è che gli italiani hanno continuato a pagare le tasse “anche” in presenza della pandemia. Sarebbe interessante sapere “quanto” sia stato il contributo derivato dalle misure anti-evasione!)

Le sei missioni in cui si articolerà il PNRR, e che rappresentano aree “tematiche” strutturali di intervento, sono:
1. Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura
2. Rivoluzione verde e transizione ecologica
3. Infrastrutture per una mobilità sostenibile
4. Istruzione e ricerca
5. Parità di genere, coesione sociale e territoriale
6. Salute
(torniamo al punto iniziale: qui si danno i numeri, così a caso. Senza collegamento logico. Tanto per mettere giù una “lista della spesa”. Senza ascoltare le richieste delle controparti, senza parlarne con le associazioni, con i sindacati, con gli industriali, con gli artigiani … insomma, facendo di testa propria sulla base del nulla!)

Introduzione di termini di durata massima delle diverse fasi e dei diversi gradi del processo penale
(Quindi rimettiamo la prescrizione! Sia chiaro, io sono d’accordo che debba esistere la prescrizione e non si possa essere sotto processo a vita, ma se vengono stabiliti i tempi massimi di durata di un processo, bisogna anche dire cosa debba succedere quando tali tempi fossero superati. E se esiste una qualche pena per chi non si attiene alle tempistiche previste dalla legge. Altrimenti rimane tutta aria fritta.)

Secondo le stime della World Tourism Organization delle Nazioni Unite, gli arrivi turistici internazionali in Europa si sono ridotti del 58% fra gennaio e marzo del 2020. In Italia, secondo stime dell’Istat, la prima ondata del Covid-19 ha causato la perdita di circa un quinto delle presenze turistiche previste per l’intero 2020 nel trimestre marzo-maggio; in prospettiva, il rinnovato impeto del contagio rischia di arrecare ulteriori danni alle presenze turistiche e, di conseguenza, al fatturato delle imprese turistiche nella stagione invernale.
(questo è uno dei punti già evidenziati proprio dal senatore Renzi: confondere la perdita di “solo” un quinto … con la reale perdita di quattro quinti, insomma ribaltare drasticamente i numeri è indice della assoluta mancanza di controllo di quello che si scrive!)

to be continued

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Ricordi … all’improvviso!

ho ritrovato questa lettera … che Tiziana scrisse ad Alice un paio di mesi prima che nascesse!

Dedicato ad Alice (4.3.1988)
C’è poca luce là dentro ed è filtrata dalla grande massa acquosa che riempie tutto lo spazio. Le ombre risultano azzurre e la penombra fa sembrare tutto più quieto. Anche i rumori risultano più ottusi, come se arrivassero da molto lontano, ma tu già riesci a percepirli con chiarezza fino al punto che riesci a riconoscere la mia voce. Ti muovi alleggerita dal liquido in cui resta sospeso il tuo corpicino anche se ormai le pareti del tuo involucro incominciano a diventare troppo anguste per te che, giorno per giorno, cresci sempre più e, giorno per giorno, costruisci te stessa. A volte sento il tuo piccolo cuore battere vicino al mio e quel senso di vita che si crea diventa reale, vero, palpabile, tanto da far rimanere meravigliati. Sento che ti muovi là nel tuo mondo; a volte sono piccoli movimenti veloci che fanno pensare al rapido battere di ali di una farfalla, altre volte il tuo movimento è più lento e più marcato come se stessi dando una passionale carezza alle pareti del mio ventre. L’importante, comunque, rimane sentirti, saperti lì a formarti, avere questa certezza che tu stai già vivendo. Quando dormi mi accorgo che il tuo mondo è più rilassato, tutto è calmo, se può esistere ulteriore calma nella tranquillità del tuo mare. Ormai sei quasi pronta, dovrai solo completare il tuo apparato respiratorio, mettere a punto il tuo sistema nervoso, crescere ancora un po’ e poi potrai intraprendere quel breve, lungo viaggio attraverso un corto doloroso tunnel che ti porterà a questa luce. Questa luce che è molto più violenta della penombra in cui ti stai muovendo. Dove i rumori sono forti e assordanti, dove il tepore dell’acqua è sostituito da una gelida aria. Ma ci saranno le mie braccia forti ad accoglierti, il mio amore a scaldarti, il mio seno a nutrirti. Potrai, così, continuare, anche se l’ambiente è diverso, a dondolarti nella tua culla prenatale come il prolungamento di un sogno nella veglia. Sarà ancora la mia voce la musica più dolce che ascolterai, sarà ancora la mia pelle ad accoglierti in un sicuro abbraccio, sarà ancora la mia sostanza a darti sostegno. Intanto sei lì dentro di me come se io fossi una gran fortezza che custodisce un inestimabile tesoro, come se tu fossi dolce frutto di mandorla ed io duro guscio che ti protegge. Ti succhi il pollice per conoscere il tuo sapore, meni calci per conoscere la tua forza, piangi per conoscere la tua anima; così trascorri i tuoi giorni e le tue notti, anche se ancora non hai la cognizione del tempo che inesorabilmente passa e tutto trasforma come ha trasformato te da piccola cellula invisibile in essere umano che occuperà il suo spazio in questo mondo esterno. A volte so che soffri a causa delle mie sofferenze, ma, lo imparerai anche tu, una donna ha sempre qualche tormento nascosto che si manifesta proprio quando è più fragile e lontana dalla realtà. Una donna che sta costruendo una vita vive la propria in una dimensione diversa dalla solita; una dimensione che sta al di sopra della consueta scena. Qui ci si sente più forti, più importanti, più capaci di qualsiasi altro essere umano che non è in grado di creare la vita. È come se ci si sentisse più simili a Dio che è stato l’inventore dell’esistenza umana. Si crede che niente e nessuno potrà mai farci del male o abbatterci, ma poi ci si trova di fronte al più grande nemico delle donne gravide: la Realtà. Questa realtà che ci rivela quanto siamo indebolite dal nostro continuo lavoro di creazione, quanto siamo disarmate dal nostro stato fisico, quanto siamo fragili di fronte al nostro equilibrio provato da tanto impegno. Ci sentiamo perse, incapaci, sole! Così nella nostra fragilità ci lasciamo prendere dalla tristezza data da questa consapevolezza di essere, in fondo, gli esseri più esposti alle difficoltà che la realtà semina sui nostri passi. Non hai idea di quanto mi dispiaccia sapere che queste mie sofferenze siano dolorose anche per te che sei così piccola e che avrai tutto il tempo per vivere le tue tristezze. Ma c’è anche tanta gioia dentro di me al pensiero che tu arriverai nella mia vita coi tuoi strilli, le tue smorfie, i tuoi piccoli movimenti… ed io ci sarò a raccontarti com’è fatta questa Terra, ad insegnarti a conoscere questo mondo, ad indicarti come muoverti su questo pianeta.
Vedrai come sono belli i tramonti al mare, sentirai quale pace sa diffondere un’alta montagna innevata, comprenderai l’immensità di un cielo terso in primavera. Amerai anche tu tutto ciò che ti circonda perché, come me, sentirai di esserne parte vitale ed essenziale. Sarai donna come me e come me scoprirai che essere donna è qualcosa che va al di là di qualsiasi altra forma di vita perché solo a te, nel tuo stato di donna, è stato affidato il duro e meraviglioso compito di creare la vita. Quando nascerai dovrai soffrire molto, ma non devi avere paura perché fuori da quel tuo mondo fatto di lontani suoni, soffuse ombre e colori tenui, c’è tanto tanto amore che ti aspetta, perché sei aspettata con amore e perché tu sei nata da un grande atto d’amore. Resta ancora un po’ lì a succhiarti il dito, continua a nuotare nel tuo involucro fino a che sarà tutto pronto e poi vedrai che nonostante tutto sarà meraviglioso!
La tua mamma.

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Volunteer Day

Oggi è la giornata internazionale del volontariato: anche noi … ci siamo!

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buon compleanno

oggi facciamo gli auguri a Ubaldo Mazzini, poeta spezzino (nato il 3 dicembre … del 1868)

La sua poesia più famosa, dedicata alla sua (e mia!) città è questa

A SPÈZA

‘Nfra tüte e sità de l’üniverso
me a credo che paege né ghe ‘n sia;
mia propio die che Cristo i agia perso,
dopo d’avela fabricà, a magìa!

Bela l’è bela, la la veda ‘n guerso!
E ho sentì a die che per quanto se zia
er mondo ‘n lüngo, e ‘n largo, ne gh’è verso!
En gorfo cossì beo i ne s’amìa.

Ma a ciü belessa bela e sorprendente
l’è che se gh’è ‘n spezin ch’agia ‘nt’a testa
doi ünse de criteio e de talento

I ‘o schivo tüti, e i ne ‘r consideo gnente;
ma se ven n’ase chi daa cà dea pesta
i’ en capaci de faghe ‘r monümento.

(Tra tutte le città dell’universo/ io credo non ve ne siano di pari/ bisogna proprio dire che Cristo abbia perso,/ dopo averla creata, la magia!/ Bella è bella, lo vede un cieco!/ e ho sentito dire che per quanto si giri/ il mondo in lungo e in largo, non c’è verso!/ Un golfo così bello non si ammira./ Ma la bellezza più bella e sorprendente/ è che se c’è uno spezzino che ha nella testa/ due once di criterio e di talento/ Lo schivano tutti e non lo considerano niente/ ma se viene un asino qui da casa del diavolo/ sono capaci di fargli il monumento.)

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NOVAX

Per chi non lo sapesse, il VAIOLO è stato debellato grazie alla vaccinazione OBBLIGATORIA.
La POLIOMIELITE è stata debellata grazie alla vaccinazione OBBLIGATORIA.
Il MORBILLO “NON” è ancora stato debellato perché la vaccinazione NON è obbligatoria.
Per il COVID-19 cosa vogliamo fare?
Debellarlo o stare ancora qui a discuterne fra qualche anno?
Purtroppo il vaccino che ancora non esiste è quello contro la stupidità umana, ma stiamo parlando di qualcosa di infinito (come diceva Einstein) quindi dobbiamo rassegnarci a conviverci.
Ogni tanto vado a rileggermi i “Frammenti di diario intimo” di Henri-Frédéric Amiel (1821 – 1881), filosofo, poeta e critico letterario svizzero, che il 12 giugno 1871 scrisse:

Le masse saranno sempre al di sotto della media.
La maggiore età si abbasserà, la barriera del sesso cadrà, e la democrazia arriverà all’assurdo rimettendo la decisione intorno alle cose più grandi ai più incapaci.
Sarà la punizione del suo principio astratto dell’uguaglianza, che dispensa l’ignorante di istruirsi, l’imbecille di giudicarsi, il bambino di essere uomo e il delinquente di correggersi.
Il diritto pubblico fondato sull’uguaglianza andrà in pezzi a causa delle sue conseguenze.
Perché non riconosce la disuguaglianza di valore, di merito, di esperienza, cioè la fatica individuale: culminerà nel trionfo della feccia e dell’appiattimento.
L’adorazione delle apparenze si paga.

Altro che Nostradamus!
Paolo Federici

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