Zeffirino da Segrate

la storia di Zeffirino da Segrate raccontata a teatro dal gruppo degli Arciallegri

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siamo nel 1153, quando l’imperatore Federico Barbarossa scende in Italia chiamato da quelli di Como e di Lodi per combattare contro Milano.
Zeffirino vive a Segrate ed aiuta il pievano, in Chiesa.
Ma è anche bravo a cucinare, specialmente le carpe che pesca nelle acque che circondano Segrate.
Passando per Segrate i soldati dell’imperatore catturano Zeffirino, ma lui riesce a convincere Federico di essere bravo a cucinare, ed allora l’imperatore lo assume come cuoco …
Zeffirino, dopo molte disavventure, diventa addirittura capocuoco e vorrebbe perfino insegnare all’imperatore a nuotare, ma Federico si rifiuta.
Purtroppo Federico morità cadendo da cavallo nel greto di un fiume, proprio perché non sapeva nuotare.
Se avesse dato retta a Zeffirino, anche la storia sarebbe cambiata!

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SETTE

La sorpesa dell’inserto del Corriere della Sera di oggi … è questa!

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dieci incipit da valutare

mi sono arrivati dieci “incipit” da leggere e giudicare.
Mi sono messo d’impegno ed ho letto i primi cinque!

(1)
Un sacco di paroloni (brocardi, eponimi, retablo, malacologia) che costringono il lettore ad andare a consultare un vocabolario.
Il che ci sta, sia chiaro … ma se la “parola” strana la trovi ogni 20 o 30 pagine.
Se invece ne trovi tre solo in una pagina, sei costretto a continue soste.
L’autore vuole far vedere quanto sia forbito il suo eloquio?
Poi mi confonde il sotto con il sopra: “sotto la camicia bianca vestiva un maglione troppo stretto, d’un celeste sbiadito, con il logo d’una azienda in evidenza sul davanti”.
Se il logo era in evidenza, mi pare chiaro come il maglione fosse SOPRA la camicia.
C’è poi questa frase che proprio non ho capito:
“E dopo una rampa d’uguale altezza a un lungo ballatoio protetto da un numero doppio al primo di balaustri di tenero tufo rosato.”
Purtroppo non riesco a giudicare i contenuti quando la “veste” è di tal genere.
Spiacente.

(2)
Tra virgolette riporto alcune parole o frasi prese dal testo:
“Gl’occhi”
Che strano modo di usare l’apostrofo!
“Ora, il piccoletto, è avvolto in due coperte”
Perché quelle due virgole?
“Vi chiedete come mei io non sono”
Un minimo di editing, per favore! Mei? Sarà MAI!
“Aveva un cane …. pensai che doveva essere mia”
Se è maschile “un cane” deve essere maschile anche l’aggettivo, quindi “mio”
“Mi viene in contro”
Suvvia, si scrive INCONTRO.
“Soltanto che a me nessuno mi”
A me mi … è un errore da prima elementare
Purtroppo quando ci sono di questi errori non riesco ad essere neutrale.
Spiacente ma per me è “NO”

(3)
“perché in Turchia c’erano le fabbriche che li facevano”
Con tutti i verbi possibili ed immaginabili, ci limitiamo ad un “fare”?
Con i congiuntivi invece, come andiamo?
“i suoi genitori quando l’avrebbero saputo gli sarebbero venuti i capelli dritti”.
Un, uno, una?
“era un sfoggio”
E poi c’è il maglione che va, solo soletto, in manifestazione
“le si era avvicinato un uomo grigio di mezz’età, coi baffi, la pelle asfittica e un maglione che sembrava appena ritornato da una manifestazione”
Andiamo avanti?
Come stiamo a singolari e plurali?
“Margherita un contratto era la prima volta che lo vedeva …. e lei, che pure era laureata in lettere, non li sapeva compilare”
Se è “un contratto” allora “non lo sapeva compilare”.
Altrimenti a cosa si riferisce quel “li”?
Non sapevo che esistesse il plurale di settembre:
“per cinque settembri di fila”
ma certamente è una pecca tutta mia.
Ormai coi verbi è battaglia persa:
“Se le mordeva che tra poco sarebbero sanguinate”
Poi c’è una frase eclatante:
“Si era svegliata all’alba, tormentata, profondamente dalla scelta dell’abbiglio”
E qui troviamo:
– una virgola (dopo tormentata) che proprio non dovrebbe esserci
– una parola (abbiglio) usata come sostantivo, mentre dovrebbe essere verbo
Ultimo punto: un “incipit” normalmente dovrebbe essere di poche righe, al massimo di tre o quattro pagine.
Volendo esagerare arriviamo a dieci pagine.
Qui siamo a trentadue …
Un po’ troppo, non credete?

(4)
Leggo:
“Meno male che queste cose le impara prima e meglio che la scuola”
Vogliamo fare l’analisi grammaticale?
Impossibile!
“La felpa trai seni”
Ovviamente sarà “tra i seni”: ma una rilettura del testo prima di mandarlo in stampa non era possibile?
“Ha invitato un po’ di amici, di giovani solo noi per non fare mortorio, come dire di no senza urtarla”
Una cosa è il parlare, altra cosa lo scrivere. Se non si capisce questa differenza sostanziale, è inutile la discussione.

(5)
Sconclusionato , sembra un diario (di una schiappa?)!
Anni a dare lezione ad un ragazzino per farlo arrivare al diploma, poi ecco il protagonista in viaggio per partecipare ad un concorso.
Con frasi senza senso come questa:
“E’ anche vero che qualche anno più tardi avrei che fino a quel momento non avevo capito nulla”
Mi sbaglia perfino un congiuntivo:
“Avrei aiutato Pietro finché non avrei trovato un lavoro”
Insomma, cosa devo fare quando trovo frasi così:
“Per cercare capire se e quando”

Non mi resta che sperare nei prossimi cinque!
Paolo

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una premonizione?

Il papa visiterà Milano il prossimo 25 marzo

Cosa ne pensa Nostradamus?

II-97
Romain Pontife garde de t’approcher
De la cité que deux fleuves arrose,
Ton sang viendra auprès de là cracher,
Toy et les tiens quand fleurira la rose.

(o Pontefice romano, attento ad avvicinarti alla città dei due fiumi nel periodo di fioritura della rosa, perché altrimenti il tuo sangue scorrerà insieme a quello dei tuoi colleghi)

La “sacra spina” è celebrata il 27 marzo. La rosa, dunque, fiorisce anche a marzo …!
DEUX FLEUVES … potrebbero essere i DUE NAVIGLI
Ed in un altra quartina si parla di “omicidio” nella città che ha per sigla FERT

IX-74
Dans la cité de Fert sod homicide,
Fait, & fait multe beuf arant ne macter,
Retours encores aux honneurs d’Artemide
Et à Vulcan corps morts sepulturer.

(nella città di FERT avverrà un omicidio, e saranno molti a cadere vittime di una grande caccia, torneremo al tempo di Artemide ed i corpi saranno seppelliti come al tempo di Vulcano)

In Galleria (a Milano) troneggia proprio la scritta “FERT”
Si rivivrà dunque una enorme battuta di caccia (in onore di Artemide, dea della caccia)?
Con molte vittime da seppellire!

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a teatro con … facebook!

ieri sono andato a teatro e, come faccio sempre, ho lasciato il cellulare a casa.
D’altronde cerco di portarlo dietro il meno possibile.
Lo lascio a casa quando vado al ristorante, quando vado al cinema, quando vado al mare …
Insomma, cerco di usarlo solo il minimo indispensabile.
Ho potuto così notare come tutti, ma proprio tutti, avessero invece il loro bell’aggeggino sempre a portata di mano.
Devo dire che sono stati tutti bravi nello spegnere il cellulare prima dell’inizio dello spettacolo.
Però ho potuto notare come, pur mantenendo il volume a zero, fossero parecchi quelli che ogni tre minuti dovevano controllare facebook.
Nel buio del teatro le “lucine” degli schermi brillavano, aiutando a distogliere la concentrazione dallo spettacolo.
Ma davvero non si può più fare a meno di portarsi sempre appresso il cellulare (di ultima generazione) e, soprattutto, non si può fare a meno di controllare facebook ogni tre minuti.
Ad un certo punto (ormai distratto dalle continue accensioni dei video) ho fatto una scommessa con me stesso: “scommettiamo che questa signora seduta qui davanti a me, non riesce a stare tre minuti senza accendere il video e guardare facebook?”
Ho vinto la scommessa.
Uscendo, a fine spettacolo, gliel’ho detto: “ho vinto la scommessa!”.
Mi ha guardato strano.
Sicuramente avrà pensato che non ci sono con la testa.
Non mi sono preso la briga di spiegarle, tanto non avrebbe capito.
Ormai la droga non si chiama più eroina o cocaina, ma “facebook”.
Paolo Federici

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Mediaset Premium

mio suocero ha superato gli ottantanni e l’anno scorso si è abbonato a Mediaset  Premium, ma da un paio di mesi non riesce più a vedere nessuna partita.

Ha provato a chiamare, ma … lasciamo perdere (grande invenzione i “call center”. Sull’utilità ho qualche dubbio).

Allora ha sospeso il pagamento, così dopo meno di un mese Mediaset lo ha chiamato per “sollecitare” il pagamento.

E lui gli ha spiegato: “non riesco a vedere le partite, quindi non pago. Mandatemi un tecnico che risolva il problema ed io ricomincio a pagare!”

Allora gli hanno chiesto di controllare un codice sul televisore e dopo che lui glielo ha dato gli hanno spiegato: “Abbiamo aggiornato i nostri sistemi e la sua televisione è troppo vecchia.”

“E quindi?”

“E quindi lei dovrebbe acquistare un nuovo televisore. Oppure un decoder.”

“Senta, di comprare un nuovo televisore non ci penso proprio. Il problema lo avete causato voi, quindi risolvetelo voi. Se ci vuole un decoder mi mandate un tecnico che me lo installi. Con un decoder fornito da voi. Altrimenti lasciamo le cose come stanno. Io non vedo i vostri programmi e voi non vedete i miei soldi.”

“Allora ci deve mandare una raccomandata con la disdetta…”

“La disdetta gliela do al telefono. Visto che le telefonate le registrate, siamo a posto. Buona sera.”

Che dite, gli faranno causa?

Paolo Federici

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APOTHEKE

l’isola di Idra è un piccolo gioiello dell’arcipelago greco.
Non ci sono auto, né moto.
Persone e merci si muovono a dorso di mulo ed è facile incontrare uomini che spingono (o tirano) carretti carichi di materiale.
La maggior parte dei visitatori passeggia sul borgo marinaro.
Qualcuno si azzarda a salire per le stradine che si inerpicano su per la collina.
Tra le diverse costruzioni ecco la farmacia (in greco “APOTHEKE): un negozio di quelli all’antica, con i vasi che contengono i diversi prodotti che il farmacista mescola sapientemente secondo antiche ricette.

Hydra_isola7Un cartello in vetrina avverte: “NO PHOTO”
Il farmacista è comodamente seduto in veranda e allora, ingenuamente, gli chiedo: “perché NO PHOTO?”
E lui, di rimando: “perché sono stufo dei turisti che vengono a rompermi le … papalia”
Si affaccia l’aiutante (forse il figlio) che gli da man forte: “noi qui vendiamo medicine, non siamo un negozio di fotografia!”
Gentilissimi davvero.
Se fossi io il proprietario di quella farmacia mi sarei inventato un qualche “elisir” da proporre ai turisti tra una fotografia e l’altra.
(In un altro paese, in un altro mondo, mi era capitato proprio di imbattermi in una farmacia molto pittoresca. Dove potevi divertirti a fotografare e poi una bottiglietta di liquore della casa te la compravi!)
Come sempre ogni medaglia ha il suo rovescio: anziché essere così “ringhiosi” nei confronti dei turisti amanti della fotografia (e che comunque qualcosa portano e lasciano sull’isola) potrebbero rendere profittevole la loro invidiabile posizione.
Ma è più facile essere sembre arrabbiati che pensare positivo!
Paolo Federici

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