Il predatore di anime

non succedeva da tempo che facessi le due di notte.
D’altronde, ormai ho una certa età e quando arriva mezzanotte il sonno mi attanaglia senza scampo.
Invece, questa volta ho dovuto resistere perché volevo arrivare alla fine.
In fondo, il libro lo avevo iniziato il giorno prima e già doverlo piantare lì perché non potevo finirlo in un giorno, aveva condizionato la mia giornata, succube della voglia di andare avanti.
Pur essendo un thriller ha molte caratteristiche in comune con un saggio di filosofia o di antropologia.
C’è di tutto, dalla sociologia alla voglia di giustizia, dai ricordi del ‘giustiziere della notte’ ai temi cari ai supereroi.
Insomma, questo uomo (il personaggio del libro) si prende a cuore le donne vittime di stalking ed applica la giustizia in un modo che piace al lettore, nonostante il suo essere non proprio in linea con la legge.
Ma anche Robin Hood non agiva nel rispetto della legge: esiste una legge morale (lo diceva anche Kant) che guida l’uomo al di là delle convenzioni e delle imposizioni sociali.
Quel confine tra legale ed illegale è sempre più labile e perfino una poliziotta esperta e scafata si lascia catturare dalla tela del ragno.
I colpi di scena non mancano, ma una cosa è certa: la giustizia, quella vera, quella divina, quella morale … ha sempre la meglio.
O quasi.
Per l’autore (che di mestiere, a quanto pare, fa il Capitano dei Carabinieri) questo libro sembra voler essere uno sfogo nei confronti delle difficoltà che affronta un tutore della legge nel difendere le donne vittime di stalking.
Oggi si parla molto di femminicidi, ma cosa fa la Giustizia (quella ‘legale’) per prevenirli ed impedirli?
Lo scontro tra titani tra il difensore delle donne, che agisce spesso contro la legge, e la poliziotta, che invece pretende il rispetto della legalità, porta ad un finale inatteso e sorprendente.
E nel lettore resta il dubbio se schierarsi con l’uno o con l’altra.

Informazioni su Paolo Federici

La migliore soddisfazione è sbagliare apposta per dare agli altri l'illusione di essere superiori.
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