Le mascherine: una storia infinita!

Nella primavera del 2020 ci siamo trovati improvvisamente a vivere una situazione incredibile.
Il prodotto più richiesto al mondo è diventata la mascherina protettiva.
Ci sono Paesi dove l’uso della mascherina è una cosa normale: uno di questi è la Cina.
Ecco che si tratta solo di … centuplicare la produzione, ma per i cinesi non è un problema.
Purtroppo in tanti (forse troppi) si improvvisano manifatturieri.
Così all’urgenza dell’approvvigionamento si unisce la necessità del controllo.
Le mascherine cominciano ad arrivare (interi aerei vengono noleggiati per l’occasione) e le regole sono chiare: bisogna produrre una certificazione che ne attesti la bontà.
Solo che la burocrazia italiana è all’opera.
La stessa certificazione, da un giorno all’altro, non viene più ritenuta valida.
Chi stava importando merce regolare (regolare fino al giorno prima) diventa un contrabbandiere, un trafficante di merce illegale, uno sfruttatore, un delinquente… insomma.
Improvvisamente viene chiesta una diversa certificazione emessa solo da alcuni enti che devono far parte di una particolare lista.
Per avere le nuove certificazioni ci vorranno mesi…
Allora la burocrazia, combattuta tra l’urgenza di dover immettere le mascherine sul mercato e la necessità di essere certi della loro concretezza inventa una corsia preferenziale: ci si può rivolgere all’Inail, chiedendo a loro l’autorizzazione all’importazione.
Ma l’Inail non ha nessuna intenzione di farsi coinvolgere, così avere una tale autorizzazione diventa praticamente impossibile.
La burocrazia allora se ne inventa un’altra: se l’Inail non risponde entro pochi giorni alla richiesta (da fare con mail certificata) l’autorizzazione si ritiene concessa.
Ma la Dogana interpreta diversamente la norma, quindi si riserva il diritto … di vita o di morte sul futuro delle mascherine e chiede comunque una certificazione corretta.
C’è, è vero, una direttiva Europea, ma la burocrazia italiana non la recepisce (parola desueta, ma determinante per chi ne deve subire le conseguenze).
Intanto la Dogana dispone sequestri a non finire: milioni di mascherine vengono prelevate per conto dello Stato (con la scusa dell’urgenza e quella di dover fornire ospedali e strutture sanitarie in maniera prioritaria!) e quindi immesse sul mercato a prezzi decisi in autonomia.
Insomma, oltre la beffa il danno.
Le mascherine, secondo il burocrate capo supremo, non sono in regola, ma la stessa burocrazia può disporne la immissione sul mercato.
Allora qualcuno, certo di avere un prodotto di prima classe, decide di percorrere la strada della certificazione rilasciata da un ente riconosciuto.
Ovviamente ci vuole qualche mese: la merce è stoccata in un magazzino doganale e la giacenza ha un costo.
Ma finalmente arriva la documentazione corretta e si può procedere con lo sdoganamento.
Si potrebbe pensare che l’odissea stia per avere fine.
E invece no: uno zelante direttore di dogana decide di inviare il materiale al laboratorio che ne possa attestare la correttezza.
Ovviamente uno potrebbe chiedersi: ma allora, anziché far passare mesi e mesi, non si poteva fare subito questo controllo?
Suvvia, non fatevi domande logiche: logica e burocrazia viaggiano su due binari distinti destinati a non incontrarsi mai.
Ah… per l’esito degli esami c’è voluto un altro mese.
L’esito è stato positivo e finalmente Ulisse può sbarcare nella sua Itaca e tutti vissero felici e contenti.
Magari proprio tutti no, e magari nemmeno contenti del tutto, ma almeno… tutto è bene ciò che finisce bene.
Paolo Federici

p.s.: purtroppo abbiamo cantato vittoria troppo presto. Un solerte funzionario ha bloccato ancora tutto. Nonostante la bolla doganale fosse stata regolarmente flussata ed approvata dal sistema! Perché? Perché avendo dichiarato un valore ridotto in dogana – visto che è passato quasi un anno, il valore della merce è calato, anche in conseguenza dell’andamento del mercato – la dogana chiede la prova del rimborso della differenza da parte del venditore. Rimborso che non c’è per il semplice motivo che la compensazione viene fatta con un nuovo invio di materiale. Ma questa “matematica” non è comprensibile per il solerte funzionario e quindi siamo punto e a capo. Ah, il valore attualmente dichiarato è superiore a quello ritenuto congruo per la dogana stessa. Cioè, nonostante l’importatore stia comunque dichiarando un valore superiore a quello previsto per legge … il funzionario – forte del suo “lei non sa chi sono io” – continua a bloccare il rilascio della merce)

Informazioni su Paolo Federici

La migliore soddisfazione è sbagliare apposta per dare agli altri l'illusione di essere superiori.
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