a che punto siamo?

continuo a non capire da cosa dipenda questo astio nei confronti di Renzi.
A parte il solito mantra (aveva promesso che avrebbe lasciato la politica), a parte le solite affermazioni inutili (ha solo il due per cento), qualcuno che si decida una buona volta a discutere nel merito della questione non lo si trova.
Gli parli dei problemi della scuola e ti rispondono che suo padre è un delinquente (tutto ancora da provarsi!) e che la mela cade sempre vicino all’albero.
Gli parli dei problemi del recovery fund e ti rispondono che la Boschi ha fatto fallire la Banca Etruria (ovviamente una falsità!).
Gli parli dei problemi della sanità e dei contrasti tra Stato e Regioni e nessuno che ammetta di aver sbagliato votando “no” a quel referendum che avrebbe risolto il contrasto già quattro anni fa.
Gli parli dell’ingovernabilità attuale e nessuno che ammetta di aver sbagliato votando “no” a quel referendum che avrebbe permesso di avere un Governo ed una maggioranza il giorno dopo la chiusura delle urne.
Ti dicono che ora non è il momento (e quando sarebbe stato il momento giusto, visto che la richiesta di un chiarimento era stata fatta in Parlamento il 22 luglio? C’è chi dice che Renzi avrebbe dovuto farlo prima … e c’è chi dice che avrebbe dovuto farlo dopo! E pensare che chi ha votato contro il Governo sono stati i cinquestelle quando, pochi giorni fa, hanno votato contro la TAV. E meno male che da destra è arrivato l’aiuto al Governo, se no Conte sarebbe andato a casa prima e per colpa dei suoi stessi sostenitori.)
Come la vedo?
A mio modesto parere, Renzi ha ragione su tutta la linea.
Ci ha liberato di Conte e dal suo immobilismo.
Ha ottenuto un Presidente del Consiglio di peso (Mario Draghi).
Ha fatto passare la sua linea (col Recovery fund si creeranno posti di lavoro e occupazione… e non elemosina a pioggia, anche detta RDC!)
Farà allargare la maggioranza (costringendo il centrodestra a spaccarsi)
Questo Parlamento eleggerà il nuovo Presidente della Repubblica.
E, fin da subito, ha evitato le elezioni.
Dimostrando anche che le idee vincono sulle percentuali.
E, dulcis in fondo, dando una lezione al PD su cosa voglia dire fare politica.
Chi ha perso alla grande (ed era ora!) sono i cinquestelle.
Un giorno, quando se ne parlerà sui libri di storia, i nostri nipoti si chiederanno perché così tanta gente ce l’avesse con Renzi!
Paolo Federici

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