Pitagora e Renzi, Bertoldo e Conte!

stando ai sondaggi (ahi ahi ahi!) il 75 per cento degli italiani non capisce cosa voglia Renzi e quindi … Renzi ha torto.
Come dire, siccome io non capisco il teorema di Pitagora, Pitagora sbaglia!
Eppure tutti i giornalisti seri (esclusi insomma quelli che parlano per partito preso e NON nel merito della questione) e tutti i commentatori televisivi e tutti gli esperti di politica … dicono che Renzi ha ragione “ma”!
Ecco, è quel “ma” che stravolge tutto.
Ha ragione … ma lui era quello che aveva detto che lasciava la politica!
Come dire: Pitagora ha ragione, ma siccome è uno (come lo definisce Eraclito) “d’artificiosa astuzia” … insomma, un antipatico, di lui non ci si può fidare.
Che il teorema di Pitagora sia giusto o sbagliato non dipende dal carattere “antipatico” di Pitagora.
Che Renzi abbia ragione è fuor di dubbio (la contestazione “nel merito” non la fa nessuno).
C’è qualcuno in grado di rispondere a queste poche domande:
E’ vero o no che il 22 luglio Renzi ha chiesto di discuterlo in Parlamento?
E’ vero o no che la discussione non è mai stata fatta?
E’ vero o no che l’8 dicembre alle 2 di notte è arrivato un documento au parlamentari con richiesta di approvarlo senza se e senza ma?
E’ vero o no che l’unico che ha contestato quel documento è stato Renzi?
E’ vero o no che tutti gli hanno dato ragione, in quanto era doveroso contestarlo e discuterlo?
E’ vero o no che finalmente, dopo che Italia Viva ha presentato un documento in 62 punti, ieri (12 gennaio 2021) è uscito un nuovo Recovery Plan molto più approfondito ed esaustivo, ma comunque per gran parte incompleto?
E si ritorna alla litania: “adesso non è il momento …”
E allora, di grazia, quando sarebbe il momento?
Perché dal 22 luglio 2020 al 12 gennaio 2021 ci sono 170 giorni di tempo, ma nessuno andava mai bene.
Mi sembra la storia di Bertoldo condannato all’impiccagione al quale viene data facoltà di scegliere l’albero al quale farsi appendere.
E, naturalmente, non ce n’è mai uno che vada bene.
Salvo trovarlo, alla fine: un alberello appena spuntato.
Bisognerà aspettare anni prima che cresca e sia in grado di sostenere il peso dell’impiccato.
Insomma, Bertoldo è il primo a scoprire l’arte del tirare a campare: rimandare, rimandare, rimandare.
Non decidere mai e se qualcuno protesta, girare la frittata ed accusarlo di voler far crollare il castello di carta.
Tanto, per il 75 per cento (ahi ahi ahi, i sondaggi!) rimarrà l’incomprensione e quindi sarà un altro il facile bersaglio contro il quale scagliare i propri improperi.
Paolo Federici

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