Una lezione di storia

La legislatura XXVI del Regno d’Italia ebbe inizio l’11 giugno del 1921. In pochi mesi si erano alternati già quattro governi: Giolitti, Bonomi e Facta (2 volte). Il 28 0ttobre 1922, il Re accetta di nominare un nuovo Presidente del Consiglio: si chiama Benito Mussolini ed è a capo di una coalizione della quale fanno parte diversi partiti (popolari, liberali e nazionalisti.)
Nel 1923, Mussolini presenta una nuova legge elettorale, una legge che gli avrebbe permesso di avere maggior potere in assoluto.
C’erano due possibilità per i vari parlamentari: votare a favore o far cadere il Governo.
Chi era contrario a quella legge veniva accusato di essere contro l’Italia, di mirare ad avere più poltrone, di ricattare il Governo … insomma le solite accuse che tutti conosciamo.
Solo io ci vedo una similitudine con la situazione attuale?
Sta di fatto che vinse la linea accomodante.
Così il 6 aprile 1924 si andò a nuove elezioni ed il “listone” fascista vinse alla grande.
Solo in due cercarono di opporsi (Filippo Turati e Giacomo Matteotti) ma probabilmente anche loro furono accusati di voler fare la voce grossa nonostante le minime percentuali che venivano attribuite al loro partito.
Solo io ci vedo una similitudine con la situazione attuale?
Mi sa che un ripassino di storia possa far bene a tutti.
Ah, per la cronaca, durante la nuova legislatura (la XXVII) il Presidente del Consiglio dichiarò l’illegittimità dell’opposizione e chiuse Camera e Senato e per tornare alla normalità ci vollero venti anni e centinaia di migliaia di morti.
Giacomo Matteotti fini assassinato ma in fondo … se l’era cercata. Almeno così lasciò intendere Mussolini in un memorabile discorso.
Forse, col senno di poi, sarebbe stato meglio ascoltare quelle poche voci che gridavano nel deserto?
Studiare la storia serve anche e soprattutto ad evitare la ripetizione dei suoi periodi più bui.
Io, da parte mia, un po’ di retta a Matteo Renzi gliela darei! Poi, fate voi!
Paolo Federici

(p.s.: Mussolini, il 31 maggio 1924, giorno seguente al discorso del deputato socialista alla Camera di denuncia dei brogli elettorali, scrisse sul Il Popolo d’Italia che la maggioranza era stata troppo paziente e che la mostruosa provocazione di Matteotti meritava qualcosa di più concreto di una risposta verbale)

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