L’omicidio è denaro

ed anche questa volta, Petros Markaris centra il bersaglio: il suo ultimo libro (L’omicidio è denaro) vede il commissario Kostas Charitos alle prese con un serial killer.
Nella Grecia dove l’unica cosa che cresce è il numero dei poveri, la lotta fra poveri greci e poveri immigrati si fa sentire.

L’unico che cerca di unire le forze dei poveri (di tutti i poveri) è un vecchio comunista, Lambros Zizis, amico personale del commissario.
Eppure in gioventù sono stati acerrimi nemici, ed in un certo modo mi ricordano i personaggi interpretati da Totò e Aldo Fabrizi in “guardie e ladri”.
Sono quelle coppie che vorrebbero odiarsi (mi vengono in mente anche Peppone e Don Camillo) ma che, forse perché la vecchiaia si avvicina, capiscono come si sia tutti sulla stessa barca e la infinita lotta tra destra e sinistra serve solo a chi è al potere e può avvalersi dell’antica regola del “divide et impera”.
Purtroppo ormai un nuovo dio si è imposto: il dio denaro.
Ed anche la politica deve, obtorto collo, sottostare al potere del denaro.
Può l’omicidio essere usato nella lotta?
Ovviamente no: rimane comunque una lotta impari.
Ed anche se la furia omicida fosse scatenata dalla voglia di vendetta, non può essere quella la soluzione.
Già lo diceva il Manzoni (nell’Adelchi): “non resta che far torto o patirlo”.
L’amicizia tra Charitos e Zizis supererà ogni avversità ma chissà cosa ci riserverà ancora il futuro.
Non ci resta che aspettare il prossimo libro di Markaris che, dall’alto dei suoi 83 anni, continua ad indicarci la via.
Ovviamente i paragoni con Camilleri ed il suo Montalbano si sprecano.
Le somiglianze sono così tante che vale ancora una volta il detto “una faccia, una razza”: gli insegnamenti che oggi non possiamo più trarre dai libri del nostrano siciliano, li ritroviamo nei libri dell’autore greco.
In un continuum temporale senza fine.
Paolo Federici

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