Gli anni (Annie Ernaux)

Avete presente quegli elenchi “sei degli anni sessanta se”
1.- Da bambini andavamo in auto che non avevano cinture di sicurezza né airbag…
2.- Viaggiare nella parte posteriore di un furgone aperto era una passeggiata speciale e ancora ne serbiamo il ricordo.
3.- Le nostre culle erano dipinte con colori vivacissimi, con vernici a base di piombo.
4.- Non avevamo chiusure di sicurezza per i bambini nelle confezioni dei medicinali, nei bagni, alle porte.
5.- Quando andavamo in bicicletta non portavamo il casco.
6.- Bevevamo l’acqua dal tubo del giardino, invece che dalla bottiglia dell’acqua minerale…
7.- Trascorrevamo ore ed ore costruendoci carretti a rotelle ed i fortunati che avevano strade in discesa si lanciavano e, a metà corsa, ricordavano di non avere freni. Dopo vari scontri contro i cespugli, imparammo a risolvere il problema. Si, noi ci scontravamo con cespugli, non con auto!
8.- Uscivamo a giocare con l’unico obbligo di rientrare prima del tramonto. Non avevamo cellulari…cosicché nessuno poteva rintracciarci. Impensabile.
9.- La scuola durava fino alla mezza, poi andavamo a casa per il pranzo con tutta la famiglia (sì, anche con il papà)
10.- Ci tagliavamo, ci rompevamo un osso, perdevamo un dente, e nessuno faceva una denuncia per questi incidenti. La colpa non era di nessuno, se non di noi stessi.
E si potrebbe continuare all’infinito.
Ecco, questo libro è tutto un elenco di cose dette, fatte, vissute dell’autrice proprio in quegli anni.
Ma, soprattutto, un catalogo di ricordi personali (In tanti mi ci posso riconoscere, vista la mia età) collocati però in Francia e quindi con riferimenti a fatti e persone che per un italiano possono essere totalmente sconosciuti.
E allora ci viene in aiuto Wikipedia: chi era Gabrielle Russier? Chi il giudice Henri Pascal? Cosa si ricorda parlando del delitto di Bruay-en-Artois?
Però c’erano già i primi sintomi del cambiamento: “chiunque, purché rappresentasse un gruppo, una particolare condizione, un’ingiustizia, aveva il diritto di parlare ed essere ascoltato, anche se non era un intellettuale.”
I ricordi la fanno da padrone: “Il passato ed il futuro si sono invertiti i ruoli. Ora è ciò che (la protagonista) ha alle spalle a essere diventato oggetto del desiderio…”
“Con estremo narcisismo, voglio vedere il mio passato nero su bianco e grazie a questo diventare ciò che ora non sono.”
“Il 1968 era il primo anno del mondo”.
Quando tutto è cominciato … o meglio quando è iniziato il cambiamento e la dissoluzione (oggi diremmo “dissolvenza”) del passato.
Il libro torna spesso al caso di Gabrielle Russier (l’insegnante innamorata dell’alunno minorenne, che arriverà a suicidarsi) ed il fatto che sia stato scritto nel 2008 non permette di fare pensieri strani associando quella storia a quella di Macron (dove l’insegnante anziché finire suicida diventa “premier dame”).
Un libro da leggere consultando continuamente Wikipedia, magari per scoprire che una sconosciuta (sconosciuta per me!) Elfriede Jelinek è stata la vincitrice del Nobel per la letteratura nel 2004…
I ricordi …. I ricordi svaniscono in fretta.
Ed oggi più in fretta che mai.
Paolo Federici

gli_anni

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