Il risveglio

al risveglio si accorse che qualcosa non andava.
Il sole filtrava attraverso l’apertura del soffitto, lassù in alto.
Capì di aver dormito in una specie di tenda degli indiani, di quelle a forma conica.
Da bambino gli era sempre piaciuto giocare al “far west”, e lui aveva sempre preferito stare con i visi pallidi.
Gli indiani, i Geronimo ed i Toro Seduto, erano nemici da combattere.
Erano loro i cattivi, come raccontavano i tanti film western: il genere che preferiva.
Era entrato in qualche tenda, costruita per gioco, ma non gli era mai piaciuto lo spazio troppo limitato anche per il senso claustrofobico che lo attanagliava.
E adesso, ormai quarantenne, cosa ci faceva in una di quelle tende?
Uscì per capire cosa stesse succedendo: intorno a lui vide altre centinaia di tende.
“Deve essere un incubo. Fra poco mi sveglierò nel mio letto!”
In fondo, ricordava benissimo di essersi addormentato nel suo letto, nel suo appartamento super moderno e super accessoriato.
Ieri sera – stava ricordando – non era da solo.
Si era portato a casa una splendida bionda, avevano sbevazzato e poi qualcosa era successo.
Una notte brava a base di alcool e droga; senza farsi mancare quel tanto di sesso che aveva reso il tutto eccezionale.
La bionda era tutto pepe, ma aveva anche una parlantina non da poco.
Eh sì, avevano anche discusso dei fatti di cronaca che stavano riempiendo i giornali.
Quell’assurda invasione alla quale il nostro Paese era sottoposto.
Barconi di criminali varcavano il mare per venire ad occupare la nostra terra.
Ma il nostro “capitano” li stava respingendo, alla grande!
Come facevamo noi da ragazzi, quando, novelli cow boys, cacciavamo gli indiani.
Poi, ad un certo punto, lei aveva detto qualcosa di malefico: “e se domani toccasse a te svegliarti in un campo profughi e dovessi preoccuparti di raggiungere una terra dove trasferirti per poter vivere?”
Io? Ah ah ah!
Io sono italiano, mica una qualche sottospecie di negro criminale.
“Secondo alcune teorie fantascientifiche – stava spiegando, la bionda – durante il sonno facciamo un viaggio attraverso diversi universi paralleli, ed ogni giorno ci risvegliamo in un altro universo. Non ce ne accorgiamo perché le differenze normalmente sono minime. Però se facessimo attenzione a dei piccoli particolari potremmo accorgercene.”
“Ah sì, e come?” – mi aveva incuriosito.
“Ti è mai capitato di notare che ieri un certo oggetto si trovava in un particolare luogo ed oggi risultava essere altrove?”
“Ogni tanto mi capita di perdere qualcosa, è questo che vuoi dire?”
“Tu sai di aver lasciato lo spazzolino da denti nel bicchiere a sinistra del lavandino e lo ritrovi nel bicchiere a destra. Una piccolissima differenza tra un universo e l’altro. Ma comunque una prova che ti sei spostato altrove.”
“Funziona anche con le donne? Domattina quando mi sveglierò sarai diventata mora?”
“Può essere. Vedo che sei abbastanza intelligente da capire, anche se hai parecchie schifezze, tra alcool e droga, in corpo”
Lo so di essere intelligente, non c’è bisogno di dirmelo!
“Poi ci sono persone, come me – continuava a blaterare, la bionda – capaci di indirizzare il viaggio. E per te ho una sorpresa. Varcherai un piccolo confine. Quello tra noi e loro e domani ti risveglierai dall’altra parte. Buona notte!”
Mi sa tanto che forse quella bionda aveva davvero il potere di spostare le persone nell’universo parallelo che lei preferiva.
Ma il ricordo sta svanendo.
C’è solo una cosa che so per certo: devo darmi da fare per cercare di imbarcarmi su uno di quei barconi della morte, perché l’unica possibilità di salvezza è scappare da questo campo e raggiungere quella terra ospitale che, sicuramente, deve esistere al di là del mare.
Paolo Federici

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