4 marzo 2018: c’è chi vuole vincere e c’è chi vuole perdere!

mi torna sempre in mente un film del 1969, di Luciano Salce.
Si intitolava “Colpo di Stato”.
I comunisti stavano per vincere le elezioni, in Italia, ma questo li avrebbe costretti a governare.
Siccome loro erano sempre stati all’opposizione, dove bastava dire sempre “no” per avere il plauso del popolo, se avessero saltato la staccionata passando ad essere loro al Governo, non avrebbero potuto più protestare “contro” il Governo!
Ecco dunque il “colpo di stato”: le votazioni vengono “manipolate” (dai comunisti stessi) per fare in modo che il risultato veda il successo della solita, odiata, Democrazia Cristiana.
Così loro (i comunisti) possono continuare con la loro pantomima: protestare, reclamare, sbraitare, contestare … insomma potranno continuare a fare quello che sanno fare meglio.
Non trovate un’analogia con chi oggi protesta, reclama, sbraita, contesta, senza mai fare proposte costruttive, ma limitandosi ad accusare chi, invece, sta portando l’Italia fuori dalle secche della crisi?
E pensare che avrebbero potuto vincere facilmente: “se” avessero votato sì al referendum, adesso la legge elettorale (con il premio di maggioranza) gli permetterebbe di governare.
Invece, avendo votato “no”, con la “nuova” legge elettorale (senza premio di maggioranza) non riusciranno assolutamente a governare.
Ci sarebbe una possibilità: quella di accordarsi con qualche altro partito per mettere insieme una maggioranza, ma loro sono “duri e puri” e quindi non faranno nessun accordo.
Lasciando il Paese in balia delle onde e costringendo qualche persona di buona volontà a caricarsi il fardello del governo sulle proprie spalle.
Salvo accusarlo subito di “inciucio”, riprendendo in pieno, e per altri cinque anni, il loro modus operandi, quello di chi protesta, reclama, sbraita, contesta, senza mai fare proposte costruttive, ma limitandosi ad accusare chi, invece, continuerà a darsi da fare per portare l’Italia sempre più fuori dalle secche della crisi.
In fondo è la vecchia storia del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto: loro lo vedono mezzo vuoto e quindi protestano, reclamano, sbraitano, contestano.
Poi c’è chi lo vede mezzo pieno e cerca di riempirlo fino all’orlo.
Sapendo che nessuno gli dirà mai “grazie”.
Paolo Federici

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