Vorrei ringraziare …

chi ha scritto questa recensione dopo aver letto l’incipit del mio nuovo libro.
Ma non so chi sia!

Una narrazione a due voci. In due diversi periodi storici. Un salto di tempo di 60 anni che rende curioso il lettore. Persino il linguaggio è piacevole. Il coinvolgimento del lettore è assicurato sin dalle prime pagine perché sono presenti due interessanti vicende parallele. Quella del 1943 sembra una storia d’amore e di guerra. Quella del 2014 sembra un giallo. Nel leggere i ragionamenti dei protagonisti del mondo di oggi (quelli del 2014 e 2013), pare di seguire un ragionamento filosofico-religioso (sulla reincarnazione?) di piacevole lettura. Lei è arrendevole, lui è eccitato per la ricerca che sta per intraprendere, per ciò che potrebbe scoprire. E i dialoghi sono inseriti al punto giusto. La storia naviga che è un piacere, soprattutto quando si passa al 2013, a NewYork, con Rodolfo che trova “il libro usato, datato 1938 con una busta incollata, e la sua curiosità va a mille” (come quella del lettore). E l’affare è concluso. È così che nascono le storie. Credo che l’autore/trice abbia indovinato ciò che il lettore vuole. Suspance. La descrizione di quanto contenuto nella busta è semplice, asciutta, essenziale, quanto basta per non annoiare, ma per incuriosire, il lettore. A pag. 17 si entra nel vivo del romanzo, ossia in un punto in cui difficilmente si abbandonerà la lettura, proprio come se si leggesse un giallo. Pian piano tutto sembra dipanarsi e la vicenda scorre. La struttura del romanzo è molto buona. Sono validi anche i dialoghi e l’alternarsi spazio-temporale. Vi sono poche descrizioni (ambientali e caratteriali), ma in questo caso, non lo vedo come un difetto. Già a metà incipit sono entusiasta, e lo resterò sino alla fine, sia di grammatica e sintassi, sia dell’originalità della vicenda narrata. Non ho nulla da aggiungere: ogni suggerimento potrebbe sembrare specioso; ad es. a pag. 17, rigo 4, la frase: “fu oscuro, ma mica poi tanto” (richiama il dialetto). Oppure del tipo (pag. 20, rigo 9 dal basso): “lessi nei suoi occhi color del cielo un desiderio feroce di portami via,” (frase banale, da romanzi rosa). Quel (poco) che c’è di migliorabile potrebbe deciderlo solo un editor professionista. Leggerei volentieri il resto della storia.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Controcorrente, Cultura, Libri. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...