I nuovi ricchi: gli “algoritmisti”

una volta c’erano i nobili, che sfruttavano tutti gli altri. Loro avevano “il sangue blu” e quindi ritenevano di avere il diritto non solo di non lavorare, ma di imporre a tutti gli altri la loro volontà. Loro ricchi, talvolta ricchissimi. Gli altri poveri, spesso poverissimi.
Poi la nobiltà è decaduta, qualche testa è stata tagliata, e sono arrivati i capitalisti. Loro avevano “i soldi” e quindi ritenevano di avere il diritto non solo di non lavorare, ma di imporre a tutti gli altri la loro volontà. Loro ricchi, talvolta ricchissimi. Gli altri poveri, spesso poverissimi.
Oggi assistiamo all’avvento degli “algoritmisti”. Loro hanno trovato l’algoritmo che ti fa risparmiare e così tu risparmi (è vero), ma chi produce e vende deve, obtorto collo, ridurre i prezzi. E chi alla fine chi ci guadagna veramente sono solo loro, coloro che hanno trovato l’algoritmo giusto.
Ma tutto questo cosa sta producendo?
Chi vendeva un prodotto a 100 e magari aveva 100 dipendenti, adesso deve vendere quel prodotto a 70 e magari di quei 70 che incassa deve “riconoscerne” una parte all’algoritmista di turno, così che per il produttore rimane un misero 50.
E come si fa a vendere a 50 ciò che prima si vendeva a 100?
Bisogna “tagliare i costi”, quindi ridurre i dipendenti da 100 a 50.
E’ elementare Watson, come direbbe Sherlock.
E’ matematica.
Ma possibile che nessuno lo capisca: continuando a cercare il prezzo più basso si crea solo povertà e disoccupazione (è vero, non per tutti: c’è sempre chi ne trae un beneficio!).
Almeno il “capitalista” rischiava il suo capitale.
Gli “algoritmisti” non hanno nemmeno quel problema.
E più la gente si incaponisce nel voler risparmiare, più loro guadagnano (sulla pelle di chi produce e vende prodotti o servizi “reali”).
Guardate le pubblicità: la maggior parte sono siti web che promettono soluzioni di risparmio.
Auguri
Paolo Federici

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