Una notte bianca (tutta da ridere)

locandinachiusi in ascensore per qualche ora, nel pieno della notte, i tre protagonisti vivono un’avventura destinata a cambiare loro la vita.
Le risate si sprecano, ma sono risate che fanno pensare.
Finalmente, sganciate da qualsiasi tecnologia (chiusi in ascensore, i tre non hanno certo una televisione o un computer; ed i cellulari non prendono perché non c’è campo!) abbiamo davanti tre persone che tornano a parlare.
Raccontarsi, confrontarsi, mettere in luce le proprie manie e le proprie idee.
Mentre il mondo là fuori, forse, va avanti.
L’esperimento di Schrodinger (quello del gatto chiuso in una scatola che, ad un certo punto, può essere vivo o morto, ma secondo quel famoso paradosso è entrambe le cose contemporaneamente) è vissuto al contrario: là fuori il mondo può essere finito distrutto da un nuovo diluvio universale, oppure tutto dipende soltanto da un problema di corrente venuta a mancare.
Ma se davvero il mondo fosse finito, come si potrebbe ricominciare?
Quasi fossimo in un anomalo studio di qualche eminente psicologo, ognuno dei tre si apre alla comprensione (e talvolta al dileggio) degli altri due.
Arrivando magicamente a riconsiderare i “valori” di questa nostra povera vita, degna comunque di essere vissuta giorno per giorno.
Con le sue anomalie, i suoi problemi, le sue idiosincrasie, ma sempre da gustare in ogni suo aspetto, anche negativo.
Ad un certo punto risulta chiaro come la fine della commedia arriverà con i soccorsi: per questo mi sono trovato a sperare che tardassero il più a lungo possibile, per continuare a ridere, centellinando i pensieri.
Se per i romani il teatro era quello che “castigat ridendo mores”, quello stesso aforisma possiamo adattarlo così: “aiuta ridendo a pensare”.
Meditate, gente, meditate … e soprattutto, andate a vederlo.
Paolo Federici

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